I tatuaggi stanno davvero passando di moda?

Il The Guardian dice che ormai sono in una irrevocabile parabola discendente. Ma a Verona tra il 2012 e il 2017 sono triplicate le attività legate a tatuaggi e piercing. Un dato che non stupisce, a fronte degli infiniti corpi “ricamati” che, ogni giorno, vediamo attraversare la città. E non è solo dovuto al PassionArt Tattoo Convention che in Gran Guardia (dal 23 al 24 febbraio), tra show e dimostrazioni, ha portato grandi nomi del settore. Gli storici professionisti veronesi, dal canto loro, lanciano riflessioni sull’etica perduta del gesto in sé, sulla sua ritualità annebbiata in questo modaiolo «Far West».

NELL’ERA IN CUI, AMMETTIAMOLO, è più facile rimanere colpiti dalle “mosche bianche”, ovvero da chi non possiede un tatuaggio o un piercing, non fa poi così clamore il dato emerso dell’analisi condotta da Unioncamere-Infocamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio. Tra il 2012 e il 2017 sono triplicate le imprese di tatuatori e piercer in provincia di Verona. A sopperire a questa alta richiesta di formazione ci hanno pensato Confartigianato Verona e Upa Servizi Srl organizzando un corso a riconoscimento regionale per fornire una formazione qualificata e professionalizzante dell’operatore di tatuaggi-piercing. Valeria Bosco, segretario di Confartigianato Scaligera e direttore di Upa servizi, spiega come: «In provincia di Verona, nel dicembre 2012, le imprese del settore registrate erano 25, mentre a dicembre 2017 se ne sono contate 84 con un ulteriore e certo incremento anche nel 2018. Senza dimenticare – aggiunge Bosco – tutte le attività di estetica che, nella propria offerta di servizi alla clientela, inseriscono anche il tatuaggio estetico o semplicemente decorativo, oltre al piercing». Il corso, che prevede una durata di 90 ore andrà a formare gli iscritti abbinando i capitoli più “pratici” e tecnici al panorama normativo per la sicurezza nel luogo di lavoro e per le prescrizioni igienico-sanitarie.

A NON ACCETTARE PERÒ DI BUON GRADO questi corsi professionalizzanti sono gli storici tatuatori veronesi che sollevano perplessità e dubbi. «Fino a 15 anni fa – spiega Francesca titolare di Urban Cowboy Verona – ottenere un permesso per avviare un’attività come la mia era una corsa ad ostacoli tra burocrazia, certificazioni e attestati. Oggi con sole 90 ore di corso giovani alle prime armi aprono ‘bottega’ con l’illusione di essere arrivati. Potrei capire se si avviassero corsi di aggiornamento o, addirittura, corsi di etica del tatuaggio. Più di un 20% del mio tempo lo dedico a coprire e sistemare tatuaggi fatti da gente inesperta. Si va così scatenando una guerra al prezzo e a rimetterci sono ragazzi che spinti dalla moda si fanno tatuare la faccia e le mani così tanto per fare. La professionalità sta nel dire loro di “no”. Stiamo bruciando la storia, l’etica e il senso di un tatuaggio che deve nascere da un’idea, da un senso, da un’esperienza». Sulla stessa linea Giuseppe, titolare di Ink Addiction: «Ci ritroviamo nel Far West del tattoo, dove per aprire un negozio basta, oggi, un breve corso di formazione. A rimetterci di più qui è chi da una vita fa questa professione con cura, studio e passione. Siamo da sempre – sottolinea Giuseppe – una categoria messa all’indice, giudicati male dalla società e per nulla tutelati. Oggi ancor di più. La moda dice che va bene essere tatuati e noi paghiamo le conseguenze di un’immotivata apertura di attività che creano una concorrenza spietata e ingiustificata. La formazione e la conoscenza non possono essere affidate a corsi improvvisati ma tramandate nel rispetto della tradizione e dell’esperienza di chi esercita quotidianamente. Le istituzioni – conclude il proprietario di Ink Addiction – stanno solamente illudendo i giovani: fanno loro intraprendere carriere salvagente in un mercato peraltro già saturo».

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.