Migranti, le precisazioni di Lamorgese

Non è un condono, ma una procedura di emersione e di regolarizzazione. Lo precisa il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, in un’intervista al Corriere della Sera.

Luciana Lamorgese Ministro dell'Interno
Luciana Lamorgese, Ministro dell'Interno

Non è un condono, ma una procedura di emersione e di regolarizzazione. Lo precisa il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, in un’intervista al Corriere della Sera, dopo l’approvazione del “Decreto Rilancio” in Consiglio dei ministri.

Il provvedimento, adottato dopo un lungo confronto in cui il Viminale «ha saputo essere un punto di riferimento», «accende un faro sui rapporti di lavoro e sugli immigrati irregolari sui quali, ora, potremmo disporre dei dati anagrafici, previdenziali e sanitari; compresi quelli utili a gestire l’emergenza Covid-19 anche in contesti sociali difficili da monitorare», dichiara Lamorgese.

Adesso rischia di più chi ricorre al caporalato e per il datore di lavoro, così come per il lavoratore, sono previste accurate verifiche prima dell’accoglimento della domanda, su condanne e procedimenti penali pendenti.

Il rischio di infiltrazione mafiosa nella crisi economica da Covid, riferisce il ministro Lamorgese, «è alto». I prefetti hanno già avviato, a seguito di una direttiva del ministro, un’azione specifica di prevenzione sui territori. Ma i ritardi nell’erogazione delle ingenti risorse, destinate a famiglie e imprese, «rischiano di favorire i sodalizi criminali che possono mettere immediatamente a disposizione i loro aiuti. È quindi necessario evitare inutili aggravamenti procedurali».

Il protocollo del Viminale e del ministero dell’Economia con la Sace, spiega il ministro dell’Interno, «coniuga velocità dell’accesso e rigoroso accertamento della sussistenza di infiltrazioni criminali». Il modello è stato recepito dall’articolo 28 del decreto legge appena approvato che disciplina l’accesso al contributo a fondo perduto.