Piccoli Comuni e comunità energetiche: il caso di Rudiano

Roberto Gregori, consulente Associazione Nazionale Piccoli Comuni d'Italia, ha riportato l'esempio di un piccolo comune del Bresciano e del modello di comunità energetica efficiente che sempre più paesi richiedono.

Roberto Gregori
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Roberto Gregori, consulente Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia, ha riportato l’esempio di un piccolo comune del Bresciano e del modello di comunità energetica efficiente che sempre più paesi richiedono.

«La burocrazia è il primo macigno da togliere nella strada delle comunità energetiche. Siamo stati però rassicurati dal MASE, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. C’è sicuramente una grande attenzione da parte del Governo su questa tematica».

I piccoli Comuni

«I Piccoli Comuni sono quelli che hanno la responsabilità dell’80% del territorio italiano. Le grandi città sono energivore, ma i Piccoli Comuni hanno tanto territorio che devono difendere, mantenere e garantire. Due anni fa, quando è uscito il Decreto Milleproroghe, abbiamo visto una grande opportunità: dove c’è energia, infatti, c’è lavoro. Ridare energia ai piccoli Comuni significa controllarli e ritrovare lo spirito di comunità molto forte e presente. Abbiamo quindi deciso di partire proprio dai sindaci di questi piccoli comuni: se sono i sindaci infatti a proporre la comunità energetica, si genera inevitabilmente nella cittadinanza un senso di fiducia».

Case history: il comune di Rudiano

«Abbiamo usato il comune di Rudiano, in provincia di Brescia, di seimila abitanti, per fare un esperimento con l’ANPCI e con la Regione Lombardia. Il modello che abbiamo studiato a Rudiano ha due caratteristiche fondamentali, che stiamo proponendo anche ad altri Comuni. Il primo pilastro è che si tratta di un’associazione non riconosciuta, per rispettare il principio dell’Unione Europea. Il nostro punto di partenza non è la produzione e vendita di energia, ma mira a osservare i consumi. Partiamo quindi dalle aziende, che sono quelle che hanno subito maggiormente la crisi. Far entrare un’azienda in una società di capitali o una cooperativa può essere complicato, ma entrare in un’associazione non riconosciuta è molto più semplice e a costo zero».

«La CER si costituisce dunque con la firma del sindaco e le aziende interessate. In questo periodo di adesioni, noi capiamo quanto grande sarà la CER e come muoverci nei passaggi successivi. Quando abbiamo capito chi farà parte della CER, allora partiamo con il regolamento. Il secondo pilastro è l’assenza di investimenti della CER. Ogni socio si fa i suoi impianti, non ci sono investimenti da parte di nessuno e quindi non esistono debiti. Nessuno rischia niente, la CER deve soltanto promuovere l’installazione di impianti attraverso la certificazione di imprese e finanziarla, pagando l’affitto del tetto, regalando il 10% dell’energia prodotta e facendo uno sconto del 25% su tutto il resto dell’energia prodotta. La CER deve cambiare i comportamenti energetici. Sarà uno strumento per modificare le abitudini dei soci, esattamente come vent’anni fa era successo per i rifiuti».

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