Torluccio: «Vogliamo riavere la dignità di essere imprenditori»

Il direttore generale di Confesercenti Verona, Alessandro Torluccio, è intervenuto ai nostri microfoni per fare il punto sulla situazione difficile dei ristoratori scaligeri.

In occasione del prossimo numero di Verona Economia, dedicato al settore della ristorazione e del turismo, abbiamo intervistato Alessandro Torluccio, direttore generale di Confesercenti Verona. Ieri Confesercenti ha infatti inviato un documento a tutte le autorità, con una richiesta di un decreto d’urgenza per strutturare le imprese e per tutelare gli imprenditori e i dipendenti.

Com’è stato il 2020 del settore della ristorazione?

Il 2020 è stato un anno veramente difficile, che ha visto molte imprese chiudere o lasciare a casa i propri dipendenti. Quasi 40 miliardi di euro di fatturato sono andati in fumo solo in questo settore. Al comparto non si lega soltanto la ristorazione in senso stretto, ma anche altri reparti, come il panificio, l’ortofrutta, l’azienda che fornisce le tovaglie all’attività: ci sono tantissimi esempi a testimoniarlo. L’Italia, in tutti i settori, ha registrato chiusure di 125mila imprese e quasi 400mila dipendenti rimasti senza lavoro. Nel settore della ristorazione sembrano non voler essere risolti, nonostante il cambio al governo.

Quali incentivi ha messo in campo lo Stato?

Gli incentivi sia del governo Conte che del governo Draghi non servono a nulla, non sono strutturali. Servono a rispondere a un’immediatezza di poco conto, non sono lungimiranti. Ogni azienda ha dipendenti a casa, con casse integrazione non pagate regolarmente. Manca l’automatismo, e lo Stato ha un’altra volta dimostrato di essere ingessato e di avere delle lacune strutturali e di dover essere ripensato. 

Come si prospetta il 2021?

Il 2021 è un anno importante sia per l’Italia sia per l’Europa. L’Italia deve tornare grande, deve essere l’anno della ripartenza e della pulizia di queste richieste vessatorie da parte degli enti. È l’anno in cui dovremo investire nella tecnologia. Chiediamo di dare un sostegno reale e trasversale alle imprese, di sospendere i tributi pubblici diretti e il supporto relativo ai Comuni e alle Regioni. Lo stato deve aiutare le Regioni e i Comuni ed essere vicino ai cittadini. La macchina delle imprese deve ripartire. Chiediamo che il Superbonus 110% venga prolungato a tutto il 2022, e che venga allargato anche all’attività d’impresa. Chiediamo che vengano ampliate le richieste sui fondi di garanzia, per aiutare le imprese a ripartire gradualmente. Chiediamo che in zona gialla ci sia la possibilità di fornire servizio ristorati fino alle 22 e non più solo fino alle 18. In zona arancione chiediamo la possibilità di aprire le attività fino alle 18: la chiusura sta portando grandi problemi gestionali per le nostre piccole imprese. Nelle nostre realtà, il dipendente fa parte dell’impresa, non è un numero: vedere le famiglie in difficoltà fa stare male anche l’imprenditore. Vogliamo ritornare ad avere la dignità di imprenditori, nel rispetto delle regole. Chiediamo di riaprire in sicurezza, perché è possibile farlo e il 2021 deve essere l’anno della ripartenza.

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