Settimana della Finanza, Borchia: «Serve conoscere e ascoltare il territorio»

Al terzo appuntamento della 15esima Settimana Veronese della Finanza, dedicata al settore manifatturiero e alle PMI veronesi, è intervenuto l'onorevole Paolo Borchia, Coordinatore in Commissione ITRE per identità e democrazia, portando il punto di vista dell'osservatorio europeo sulla città scaligera.

Durante il terzo appuntamento della Settimana Veronese della Finanza, dedicato al settore manifatturiero veronese e alle PMI del comparto, l’On. Paolo Borchia è intervenuto commentando l’approvazione – ottenuta dall’Eurocamera lo scorso 13 novembre – per la relazione d’iniziativa su “Una nuova strategia per le PMI europee”. Con l’obbiettivo di ridurre del 30% la burocrazia e sbloccare i pagamenti. «È stata una buona iniziazione di fiducia, visto che è stato un testo approvato in commissione ITRE a larghissima maggioranza, con 69 voti favorevoli e 4 contrari. Si tratta di un testo che parte dall’idea di portare in Europa l’esperienza del nord-est, delle sue imprese, dell’eccellenza del nostro territorio».

Prosegue l’on. Borchia: «Io arrivo dal settore del marmo e, avendo lavorato per anni e avendo vissuto il mondo della PMI, ho cercato di portare in Europa la mia esperienza e quello che ritengo essere un modello virtuoso. È un testo che cerca di essere molto concreto, partendo da un’analisi delle problematiche ma cercando comunque anche di fornire soluzioni».

È evidente che, alla luce dell’emergenza in atto, le PMI – che rappresentano l’80% delle industrie italiane – stanno soffrendo enormemente: «Su questo il dibattito non manca, il problema è che non ci si vede fermare al dibattito ma portare soluzioni. Vi porto la testimonianza dell’esperienza che ho vissuto nella redazione di questa relazione: quando si parla di sostenibilità ambientale, è difficile far passare una linea pragmatica e coerente con le necessità del territorio. La mia filosofia e quella della Lega – il mio gruppo politico – è quella che la sostenibilità ambientale non può prescindere dalla sostenibilità a livello economico e sociale».

Spiega Borchia: «Portare ad una transizione dei processi produttivi, per renderli meno inquinanti, implica disoccupazione o costi insostenibili per il modo dell’impresa. Vediamo chiaramente che il gioco non vale la candela e che non troverà conclusione in atteggiamenti concreti a beneficio dell’impresa. Quando si parla di parametri, bisogna essere realisti e soprattutto ascoltare il territorio, capire cosa sta succedendo e quali sono i limiti che la pandemia ha portato: penso di essere stato uno dei primi che a marzo – quando non sapevamo ancora quali fossero le conseguenze della pandemia sulla questione del PIL – ho posto la questione se effettivamente il Green Deal sarebbe stato raggiungibile nei tempi prospettati, pur in presenza di una situazione di stagnazione economica che poi nei mesi successivi si è verificata».

Borchia conclude quindi il suo intervento alla 15esima Settimana Veronese della Finanza portando il punto di vista dell’osservatorio europeo sulla situazione di Verona. La città scaligera è in grande cambiamento, in una fase storica delicatissima in cui le imprese guardano alle istituzioni. Sullo scenario geopolitico e geoeconomico veronese – commenta Borchia – «se devo sintetizzare tutto con un’immagine, la prima cosa che mi viene in mente è quella spogliazione dei gioielli di famiglia. Chiaramente se pensiamo alla Banca Popolare, alla Cassa di Risparmio e purtroppo anche a Cattolica, l’immagine è quella di tante eccellenze del territorio, che hanno caratterizzato in maniera molto positiva l’economia negli ultimi decenni, e i cui centri direzionali se ne sono andati da Verona, depauperando il territorio.

«Non bisogna nascondere che le grandi concentrazioni – penso ad esempio al settore bancario – implicano meno posti di lavoro e meno opportunità: da questo punto di vista, psicologicamente si tratta di un passaggio storico devastante. In questo momento la politica veronese deve avere la forza e le energie per invertire questa tendenza: chiaramente serve una visione molto completa e che tenga conto dei diversi elementi».

Sul tema dell’aeroporto “Catullo”, infrastruttura fondamentale per il territorio veronese, l’Eurodeputato dichiara: «Andando a cercare le cifre del settore aereoportuale, vediamo come tutto il sistema aeroportuale italiano ha avuto delle crescite importanti. Tutti gli aeroporti del nord-est (compresi Bergamo e Bologna) hanno avuto degli incrementi nel traffico dei passeggeri, mentre Verona è rimasta ferma. Una città come Verona, un territorio così ricco dal punto di vista imprenditoriale e delle opportunità, con un’offerta turistica che altri non hanno, è rimasto fermo. Penso che l’aeroporto sia un esempio sintomatico di mala-gestione da parte della politica locale e di quelli che sono gli asset strategici per la città».

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«La politica in queste fasi deve essere molto concreta e riuscire a concentrarsi ambito per ambito, con una visione d’insieme che poi riesca a tenere assieme tutte le varie componenti. La settimana prossima terrò una conferenza stampa a Verona per spiegare in maniera approfondita alcune problematiche che, ad esempio, sta vivendo il settore dell’autotrasporto in seguito alle decisioni del governo del Tirolo, che ha limitato pesantemente il passaggio del traffico pesante sul Brennero, da cui passa il 70% delle merci in uscita sul nostro territorio. Non servono – conclude Borchia – grandi esperti di logistica per comprendere che atteggiamenti di questo tipo mettono in grossa difficoltà la nostra economia. La settimana prossima andremo anche a presentare le soluzioni che la Lega ha proposto in Europa».

Oltre alla capacità di ascolto del territorio, la politica deve anche essere in grado di trovare soluzioni, perché in questo momento servono strumenti straordinari. «Prima che arrivasse il secondo lock-down, avevo messo in cantiere un’iniziativa specifica per alcuni settori tipici dell’economia veronese, per cercare di fare un passo in avanti ed aiutare le nostre PMI ad avere qualche strumento in più per andare nei mercati esteri. Dopo un 2018 abbastanza positivo in termini di PIL, il 2019 ha visto un paese che si fermato con momenti di recessione tecnica: è ovvio che le nostre PMI per caratteristiche intrinseche sono orientate ad andare all’estero ma hanno bisogno di una mano. Un imprenditore che vuole esportare deve rivolgersi alla porta del VICE, alle Camere italiane all’estero, all’ENIT per la promozione del turismo e agli uffici commerciali dell’ambasciata».

«Ad esempio, in Germania questi quattro attori sono riuniti in un unico ente che si occupa di dare una mano alle imprese tedesche. Da questo punto di vista, anche in Italia dobbiamo lasciare indietro la logica dei “carrozzoni”: non c’è più la fase storica dove ci possiamo permettere di buttare risorse pubbliche in determinate strutture, che concretamente non sono utili per le imprese, ma soprattutto serve conoscere ed ascoltare il territorio. Solo in questo modo si riescono a dare delle risposte di un certo tipo», conclude l’On. Paolo Borchia.

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