Ristori da cimice asiatica, trentadue milioni al Veneto
Arrivano i ristori per i danni causati dalla cimice asiatica: trentadue milioni di euro sono stati assegnati dal ministero alle Politiche agricole alla Regione Veneto. In alcune aziende agricole del Veronese l’insetto ha colpito soprattutto le coltivazioni di pero e di melo, con danni che in certi casi sono arrivati fino all’80% dell’intera produzione, L’attacco finale è stato sferrato alle Granny Smith, le mele verdi amate dagli sportivi.
«Si tratta di una boccata d’ossigeno importante per i nostri produttori – commenta Andrea Lavagnoli, presidente di Cia agricoltori italiani Verona – che, se non risolve del tutto i problemi, quanto meno permette di guardare con cauto ottimismo al futuro. In questi anni abbiamo portato avanti parecchie iniziative per dare sostegno ai nostri produttori, a cominciare dall’apertura dello stato di calamità ai sensi della legge 102 al fine di consentire agli agricoltori di attingere a fondi speciali. Il primo risultato fu un accordo tra il ministero e Abi, Associazione bancaria italiana, che prevedeva la sospensione dei mutui nelle zone maggiormente colpite. Sono seguite trattative con la Regione e con il Governo, con l’obiettivo di chiedere all’Ue modifiche alle norme e ai regolamenti comunitari per aumentare la clausola di salvaguardia per le Organizzazioni di produttori fino all’80%. Ora l’arrivo di questi trentadue milioni offre un ristoro importante».
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Quest’anno sembrava che le cimici avessero abbassato la guardia, dando un po’ di tregua agli agricoltori. Invece in tarda estate l’insetto ha cominciato a colpire. «Dal 2012, anno in cui ci sono stati i primi avvistamenti, la cimice asiatica non è mai scomparsa dal territorio – ricorda Lavagnoli -. Di fatto, tuttora minaccia le produzioni d’eccellenza. Al fine di contrastare la sua presenza il Servizio fitosanitario della Regione Veneto ha redatto un cronoprogramma riguardante il lancio dell’insetto antagonista, ovvero la vespa samurai: 106 i siti di lancio individuati in tutta la Regione. Speriamo che l’insetto cominci a distruggere le uova della cimice, ma nel frattempo dobbiamo proseguire con la ricerca anche in altre direzioni».
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