Ortofrutta, niente cimice asiatica ma danni economici post-lockdown

Secondo Confagricoltura e Cia la cimice asiatica quest'anno non ha causato danni alle coltivazioni, ma il lockdown e le gelate hanno provocato ritardi o perdite di produzione.

La cimice asiatica si è vista meno, ma le gelate hanno causato perdite di produzione e il blocco dovuto alla pandemia ha pesato sui consumi, tanto che molti frutti e ortaggi sono stati lasciati nei campi. È il primo bilancio della stagione 2020 dell’ortofrutta veronese, che comincia a fare i conti dopo un’annata problematica a causa del Covid e della carenza di manodopera.

«Il 2020 è stato positivo per quanto riguarda l’insetto alieno, che inizia a comparire solo ora – spiega Francesca Aldegheri, referente di settore per Confagricoltura Verona -. Sta cominciando ad attaccare i kiwi, perché vediamo molti frutti cadere, ma per il resto grandi danni non ne abbiamo avuti. In compenso la primavera ci ha portato in dote alcune gelate che hanno quasi azzerato la produzione di albicocche e di pesche. In questo caso i prezzi sono stati buoni, proprio in virtù della mancanza di offerta. Però se il prodotto è poco, la redditività non può essere soddisfacente. Per quanto riguarda i meloni, l’estate era partita bene ma è finita male, con i frutti abbandonati nei campi o dati in beneficenza in quanto i prezzi dati agli agricoltori erano inferiori a 15 centesimi al chilo. Per le angurie è stato il contrario: male la partenza, meglio in questo scorcio di agosto. Anche se la svendita di Eurospin è stata una spiacevole parentesi. Ora ci conforta il buon inizio delle mele, con un buon quantitativo, una buona qualità e tanta richiesta dalla grande distribuzione, che ha poche giacenze in quanto durante il lockdown la mela è stata uno dei frutti più consumati».

Per Cia – Agricoltori Italiani Verona il problema di quest’anno è stato la mancanza dei consueti canali di commercializzazione a causa della pandemia, come l’Horeca e le mense scolastiche, che hanno causato un drastico calo di consumi.

«Mancando le mense scolastiche ci sono stati meno consumi di verdura e di frutta fresca – riferisce Andrea Lavagnoli, presidente di Cia-Agricoltori Italiani Verona -. Per i pomodori, ad esempio, è stata un’annata quasi disastrosa, perché venivano usati molto in bar e ristoranti e con il lockdown il prodotto è stato lasciato nei campi. Idem per le patate. Zucchine e cetrioli sono andati invece bene, ma solo perché c’era poco prodotto: 50-60 centesimi il prezzo per entrambi. Discreta annata per i peperoni, quotati da 90 centesimi a 1,10 euro, mentre le melanzane sono scese a 40-50 centesimi. L’insalata gentile ha visto schizzare i prezzi sopra 1 euro perché tanta è stata rovinata dal maltempo e quindi c’è poco prodotto».

Per quanto riguarda la frutta, Lavagnoli sottolinea che per le pesche ci sono stati prezzi importanti, «da 60 a 80 centesimi pagati al mercato. Anche per le albicocche c’è stata soddisfazione, da 1,50 a 2,50 il chilo. Buon bilancio anche per le  ciliegie. A parte le primissime, che avevano avuto qualche problema legato al meteo, ci sono stati prezzi discreti per le varietà precoci e poi via via si è andati crescendo fino ad arrivare a 5-6 euro pagate per le Kordia e le Ferrovia. Merito anche dell’ottima qualità delle nuove varietà coltivate sotto serra. Per le pere buona la partenza delle Carmen, quotate da 1 a 1,20 centesimi; ora staremo a vedere cosa faranno le William. Le mele estive, in primis le Gala rosse, sono partite la prima settimana con la quotazione di tutto rispetto di 60-70 centesimi al chilo, ma ai primi d’agosto il prezzo è sceso a 35 centesimi. Stanno andando meglio i frutti di alberi di 15 anni rispetto alle nuove selezioni su impianti giovani, in quanto le mele hanno una colorazione rossa intensa e un ottimo sapore, che le rende molto appetibili per il consumatore».