PNRR. Elio (Pia Opera Ciccarelli): «Nel sociale ci sono progetti ben avviati»

Il direttore di Fondazione Pia Opera Ciccarelli Elisabetta Elio è intervenuto a Verona Economia parlando di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del documento recentemente presentato al 311 per attingere fondi per le politiche locali e la coesione sociale.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) offre spazi e opportunità molto significative per politiche locali innovative nell’area dell’inclusione delle persone fragili (anziani, disabili, marginalità estreme …). Fondazione Pia Opera Ciccarelli ha presentato lo scorso 6 agosto presso il 311 Verona un documento assieme ad ADOA, l’Associazione Diocesana delle Opere Assistenziali, e all’Associazione Osservatorio sulle disuguaglianze a Verona, che contiene una progettualità che va proprio in questa direzione. Ospite a Verona Economia il direttore di Pia Opera Ciccarelli Elisabetta Elio.

Direttore, a volte ci lamentiamo di una scarsa capacità organizzativa delle realtà locali per attingere ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Qui ci siete riusciti e avete le idee chiare. Come nasce la proposta?

Innanzitutto la proposta nasce da una riflessione fatta dall’Osservatorio per le disuguaglianze che è collegata al Forum nazionale delle disuguaglianze, che su Verona è molto attivo, soprattutto dopo la pandemia. Una riflessione che ha incrociato, anche attraverso conoscenze personali, ADOA, che è l’associazione diocesana che raccoglie 38 enti che svolgono servizi alla persona, dal minore al disabile piuttosto che all’anziano, e abbiamo capito, riflettendo insieme, che era importante creare un documento all’interno del quale proporre dei servizi che già esistono e sono perfettamente in linea con le misure 5 e 6 del PNRR.

Noi come Pia Opera Ciccarelli ci candidiamo a contribuire fattivamente nella progettazione e nella co-progettazione con gli enti che saranno preposti al fine di convogliare queste risorse livello locale.

Ha parlato di servizi che già esistono e che funzionano. Ci può fare qualche esempio?

Il PNRR punta molto da allargare, a livello europeo, il servizio domiciliare. Questo significa molte cose: c’è stata anche un’interpretazione forse esagerata dal punto di vista della comunicazione pubblica, si è pensato addirittura che le case di riposo, le cosiddette RSA, non dovessero più esistere alla luce di questo scenario. Cosa che non è vera. Noi con questo documento presentato al 311 il 6 agosto scorso diciamo che tutti i servizi alla persona hanno pari dignità e proponiamo con ADOA una continuità dei servizi, dalla domiciliarità alla residenzialità.

Esiste tutta una fascia intermedia di servizi alla persona proprio per seguire tutte quelle che sono i momenti in cui la vita della persona cambia. A Verona c’è una buona rete di attività domiciliare grazie alla collaborazione con alcuni comuni e c’è una buona rete che mette a disposizione appartamenti protetti per persone con disabilità e per persone anziane e non dimentichiamo i centri diurni. Con i fondi del PNRR questi servizi possono crescere ancora.

Quello che stiamo tentando di fare è portare alla politica questo documento, non so se avremo la forza per arrivarci, ma ci impegneremo al massimo perché il progetto secondo noi merita.

In conclusione le chiedo che periodo state attraversando ora con le vostre strutture. Siamo usciti dalla fase critica della pandemia?

Speriamo, almeno sul piano della infettività del virus. Credo che vada un plauso in particolare alle famiglie che hanno sopportato e ci hanno supportato in questo percorso difficilissimo. Va fatto un plauso anche al personale, soprattutto a chi è resistito e anche a chi non ce l’ha sempre fatta, perché sicuramente l’impegno è stato straordinario, più che straordinario di fronte a uno sconosciuto che ci ha privato di tante cose, della relazione a 360° tra di noi, tra noi e i residenti, tra i residenti e i loro famigliari.

Un altro problema però, che va segnalato, è la carenza di personale sanitario: è una criticità denunciata a tutti i livelli, ormai conosciutissima. Ci sono delle proposte nazionali anche per integrare delle persone specializzate che possano arrivare dall’estero proprio perché la carenza e lo sforzo formativo italiano non sarà sufficiente a colmare la richiesta. Questo sta mettendo a dura prova le strutture del Veneto, ma anche le strutture della Lombardia, del Piemonte, della Toscana e dell’Emilia Romagna, insomma di un po’ tutto il nord Italia.

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