Mele e pere, in ripresa la produzione veronese

Stando ai dati di Coldiretti Verona, esposti in occasione del convegno "Mele e pere 2020. Previsioni produttive e situazioni di mercato", è in ripresa la produzione di pere e mele nel 2020 anche se in calo rispetto al 2018. Salvagno: «Difendere il valore della mela di Verona contro le speculazioni».

convegno mele e pere coldiretti

Annata con dato positivo per la produzione di pere e di mele nel 2020. Le stime di produzioni delle colture, tra le nella provincia veronese, sono state diffuse all’incontro particolarmente partecipato da produttori e addetti al settore “Mele e pere 2020. Previsioni produttive e situazioni di mercato” organizzato da Coldiretti Verona in collaborazione con il Comune di Zevio al Parco della Rimembranza al Castello di Zevio.

Ad aprire i lavori è stato Gabriele Bottacini, vice Sindaco del Comune di Zevio. A seguire sono intervenuti Alessandro Dalpiaz, Direttore di Assomela ed Elisa Macchi Direttrice del C.S.O di Ferrara. Durante la conferenza, moderata da Giorgio Girardi, capo area Ortofrutta di Coldiretti Verona, è stata illustrata la proposta di certificazione della Dop mela del Veneto e di Verona da parte di Stefano Faedo, presidente dell’Associazione Assofrutta Veneto, promotrice dell’iter di certificazione. Le conclusioni sono state di Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona.

«La frutta veronese sta vivendo da anni una serie di difficoltà per ragioni climatiche e per problemi fitosanitari. Quest’anno si registra un aumento di produzione di mele e pere di ottima qualità e pezzatura rispetto all’anno scorso anche per i minori danni da cimice asiatica in forza anche del progetto di monitoraggio avviato nel 2020 da Coldiretti Verona nell’area melo-pero. Pur registrando in questa stagione produzioni maggiori al 2019, c’è un calo a doppia cifra rispetto al 2018. In particolare, per le mele a livello italiano c’è stato una flessione del -10% rispetto a due anni fa e a livello europeo la Polonia, maggiore produttore, registra una diminuzione di circa il 30% rispetto alle annate trascorse», ha precisato Daniele Salvagno che ha aggiunto: «l’ottima qualità del frutti veronesi e la scarsità prefigurano un’annata positiva anche per i prezzi ai produttori, che devono difendere il valore del prodotti contro le speculazioni del mercato».

La mela, peraltro secondo Coldiretti, è la primatista dei consumi di frutta in Italia con una durata maggiore rispetto ad altra frutta, facili da conservare ma anche ricchi di proprietà nutrizionali e con molteplici possibilità di utilizzo. 

Parte in anticipo la raccolta delle mele in Italia con una produzione in calo (-1%) rispetto allo scorso anno per un totale che supera i 2 miliardi di chili nel 2020 per quello che è il frutto più consumato nel nostro Paese. È quanto emerge dai dati diffusi da Alessandro Dalpiaz della campagna di raccolta e commercializzazione. L’Italia si classifica così al secondo posto tra i paesi produttori dell’Unione Europea dove la raccolta totale è stimata in 10,7 milioni di tonnellate con in testa la Polonia che registra un aumento della produzione del 17% per un totale di 3,4 milioni di tonnellate mentre al terzo posto si piazza la Francia con circa 1,4 milioni di tonnellate (-13%). Valori ben inferiori al 2018 e alle annate precedenti.

Il Veneto, secondo Coldiretti, fa registrare un progresso del 3% con 179.334 tonnellate, produzioni in crescita rispetto al 2019, su circa 6mila ettari in cui si coltivano un po’ tutte le varietà in commercio: dalle Golden alle Gala, dalle Red Delicious alle Fuji fino alle Granny Smith  con consumi in crescita fra il 18% e il 23% con un trend in aumento pure per i trasformati come i succhi. Nella provincia veronese gli ettari coltivati alla melicoltura sono 4.621 con una produzione per il 2020 stimata in circa 140.000 tonnellate in crescita del 3% rispetto al 2019 ma in calo del – 15% rispetto al 2018 e annate precedenti.

«A livello nazionale – ha evidenziato Elisa Macchi, direttrice del CSO, Centro servizi ortofrutticoli, di Ferrara – le previsioni parlano di una produzione di 642.417 tonnellate di pere, +77% rispetto al 2019», ricordato come annus horribilis per varie ragioni: climatiche causa gelo primaverile e cimice asiatica. Il danno economico totale dello scorso anno è stimato sui 267,4 milioni di euro nel Nord Italia, di cui 34,2 in Veneto, con perdite anche di occupazione sia nella fase produttiva che di post raccolta e relativo indotto. «Nel corso del 2019/2020 l’Italia – ha continuato Macchi – ha esportato il 20% del totale del prodotto, in lieve calo rispetto alle annate precedenti. Il 92% del prodotto è diretto nei Paesi UE28». 

In Veneto la situazione produttiva prevede 70.289 tonnellate di pere, +156% rispetto al 2019 ma in calo dell’11% rispetto alla media produttiva 2015-2018. Si registra -3% circa il calo delle superfici produttive sul 2019 e di -9% sul 2018. Più penalizzate la qualità Conference, rispetto ad Abate e Kaiser mentre è più stabile la William.

Nella provincia veronese su 1435 ettari circa coltivati a pere su circa 2957 ettari regionali, la produzione è stimata in circa 28mila tonnellate. Le superfici di William sono stabili rispetto allo storico, quelle di Conference sono in calo del -9% rispetto al 2019 anche per le rese, le superfici produttive di Abate sono -5% ma buoni i rendimenti. A livello europeo è prevista una ripresa delle produzioni con 2.199.000 tonnellate, +12% sul 2019 ma -4% sulla media 2015-2018.

Coldiretti Verona, tramite l’Associazione Ortofrutta Veneta, ha predisposto i disciplinari di produzione per la Mela del Veneto DOP, chiedendone la certificazione. Nel territorio veronese per la consistente presenza delle varietà Granny Smith e Golden Rugginosa e per la loro tipicità, è stato chiesto il riconoscimento della sottozona indicata come “Mela di Verona DOP”.

Il disciplinare di produzione con la relativa scheda economica sono stati inviati con le necessarie istanze alla Regione Veneto e al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali agli inizi dello scorso mese di maggio. L’iter della procedura di riconoscimento prevede, dopo una serie di verifiche, la trasmissione della domanda da parte del Ministero alla Commissione dell’Unione Europea.

«Vogliamo dare maggiore valorizzazione alle nostre colture per aprire nuovi mercati e dare ai produttori il giusto riconoscimento economico tropo spesso mortificato dalle produzioni a basso prezzo di paesi stranieri», ha evidenziato Stefano Faedo, presidente dell’Associazione Ortofrutta Veneta che aggiunge «Prima della presentazione delle domande, sono stati realizzati numerosi incontri nella provincia veronese coinvolgendo produttori, amministratori comunali e vari attori della filiera. Le azioni future saranno l’organizzazione di tavoli di discussione per coordinare e creare strategia per l’offerta di prodotto».