L’Autorità riduce la TARI, accolta la proposta di Confartigianato

Il Presidente Iraci Sareri: «Molti comuni e municipalizzate hanno dimostrato sensibilità: capiamo le difficoltà di tutti, ma invitiamo a soluzioni per imprese che non hanno prodotto rifiuti».

Roberto Iraci Sareri - Presidente Confartigianato Imprese Verona costo del lavoro
Roberto Iraci Sareri - Presidente Confartigianato Imprese Verona

A seguito delle richieste avanzate da Confartigianato ad ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, finalizzate ad ottenere una riduzione della Tariffa Rifiuti (TARI) per le imprese, l’Autorità ha accolto la sollecitazione, emanando la delibera 158/2020 che disciplina la riduzione della TARI 2020 per le utenze non domestiche colpite dalla crisi determinata dall’emergenza Covid19.

“Siamo soddisfatti di questa decisione – commenta Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigianato Imprese Verona –, perché la TARI, per certe imprese, può rappresentare un onere di migliaia di euro. Si va dagli importi medi inferiori a 200 euro, per un negozio tipo di acconciatura, sino agli oltre 2 mila per una azienda tipo manifatturiera, con punte anche di 4 mila euro. Spostare semplicemente avanti nel tempo il problema, con provvedimenti di proroga in risposta all’emergenza, non poteva essere la soluzione di fronte ad attività chiuse che non producono rifiuti”.

ARERA ha dunque invitato i singoli Comuni ad applicare uno sconto alla quota variabile della TARI, operando una suddivisione degli utenti non domestici in due gruppi: le attività che sono state obbligate alla chiusura da Decreto, quali parrucchieri, estetisti, pasticcerie, bar, ecc., e le attività che hanno chiuso spontaneamente, quindi non per legge.

Nel primo caso, per le utenze costrette alla chiusura forzata e successivamente riaperte, è prevista una riduzione “obbligatoria”, da applicare alla parte variabile delle tariffe e da calcolare in modo proporzionato al periodo di chiusura. Per le attività chiuse e non ancora riaperte, invece, è prevista una riduzione della quota variabile pari al 25%, corrispondente a tre mesi di chiusura.

Nel secondo caso lo sconto è facoltativo: il Comune o l’Autorità d’ambito, possono, infatti, decidere se prevedere o meno le agevolazioni, e l’unica indicazione fornita dall’Autorità è che la riduzione in fattura sia commisurata ai minori quantitativi di rifiuti prodotti. Per ottenere lo sconto l’utente deve presentare domanda attestando con autocertificazione il periodo di chiusura dell’attività e documentando la conseguente minore produzione di rifiuti.

Va segnalato che ARERA prevede anche una riduzione TARI per le famiglie disagiate: i Comuni potranno applicare la tariffa “leggera” alle famiglie in difficoltà economica che rispettino i requisiti previsti per i bonus sociali di acqua ed elettricità.

«Alcune amministrazioni Comunali e Municipalizzate – sottolinea Iraci Sareri – hanno dimostrato una particolare attenzione e sensibilità sui pagamenti dei servizi di pubblica utilità, disponendo il rinvio dei termini di scadenza o dilazionando i pagamenti: un rinvio di poche settimane è un aiuto che auspichiamo venga attuato anche da chi non lo ha ancora fatto. Tuttavia, non è una soluzione sufficiente per aiutare le imprese: saranno infatti necessari tempi più lunghi per permettere all’economia di ripartire, in quanto oggi moltissime imprese non sono nelle condizioni di pagare». 

Alle amministrazioni locali già impegnate in questa delicata fase di emergenza che mette a dura prova il tessuto sociale ed economico, Confartigianato Imprese Verona rivolge l’invito ad accogliere le indicazioni dell’Autorità per l’Energia, anche per quelle attività costrette a chiudere per mancanza di clienti e lavoro, non solo per le imprese chiuse per Decreto, riducendo la tassazione.

«Purtroppo – conclude il Presidente dell’Associazione artigiana scaligera –, anche in questo caso, come per altri provvedimenti di sostegno, esistono difficoltà non considerate: nei gestionali TARI dei Comuni gli utenti sono di norma iscritti per categoria di contribuenti (domestici e non domestici), non per codice ATECO e questo dovrebbe comportare l’individuazione manuale di ogni singola utenza per poter quantificare le riduzioni spettanti ad ognuno. Ci sono poi molti codici ATECO che pur obbligati alla chiusura hanno ottenuto la deroga dalla Prefettura. Occorrerebbe, inoltre, anche una modifica al software, molto difficile da ottenere in un mese, ovvero in tempo utile per approvare le tariffe entro il 30 giugno. Tutte queste criticità ci spingono ad auspicare e a chiedere che nei prossimi giorni vengano emanati ulteriori provvedimenti risolutivi su questo argomento».