La CCIAA di Verona aggiorna la mappa dei 98 comuni veronesi

La Camera di Commercio di Verona aggiorna i dati dei Comuni veronesi. Malcesine si conferma il comune più con la più alta incidenza di imprese ricettive e “rosa”, Vestenanova ha la più elevata quota di imprese giovanili, a Concamarise 4 imprese su 10 sono artigiane.

La Camera di Commercio di Verona.
La Camera di Commercio di Verona.

l Comune con il più elevato tasso di imprese femminili? Malcesine (30,0%, la media riferita all’intero territorio veronese è pari al 20,2%). Quello con la più alta incidenza di imprese under 35? Vestenanova (13,4%, contro una media provinciale del 7,7%), seguito da Velo Veronese (12,7%) e Roverè Veronese (11,5%).

Il Comune con la più alta percentuale di imprese artigiane sul totale delle attività economiche è Concamarise (42,1%, mentre per la provincia il dato scende al 25,6%), seguito da Cerro Veronese (41,3%) e Povegliano Veronese (36,9%).

Nogara, Verona e San Bonifacio si registrano le percentuali più elevate di imprese straniere (UE ed extra-UE) sul totale delle attività: per il primo comune si registra una quota pari a 19,4%, nel capoluogo l’imprenditoria straniera rappresenta il 18,0%, a San Bonifacio il 17,9% (il dato medio provinciale è pari a  12,5%).

Verona, con 136,0 imprese per Kmq, registra la più alta concentrazione territoriale di attività economiche, seguita da San Giovanni Lupatoto (126,6) e Castel d’Azzano (95,0).

Con 217,8 imprese ogni 1.000 abitanti, Affi è il comune che presenta la più spiccata vocazione imprenditoriale, seguito da Velo Veronese (204,7).

Sono alcune curiosità che emergono dall’analisi dei dati statistici sulle imprese dei 98 Comuni veronesi, aggiornati al 31 dicembre 2020, elaborati dal Servizio Studi e Ricerca della Camera di Commercio di Verona.  Le schede comunali, pubblicate sul sito www.vr.camcom.it (sezione “Studi e informazione economica”) forniscono informazioni dettagliate sui più significativi indicatori economici e si propongono come utile strumento di conoscenza del territorio per amministratori locali, imprese e cittadini.

Di particolare interesse i dati settoriali: se a livello provinciale l’agricoltura incide per il 15,9%, troviamo ben nove comuni in cui la quota supera il 50%: Mezzane di Sotto, Velo Veronese, Montecchia di Crosara, Cazzano di Tramigna, San Mauro di Saline, Terrazzo, Marano di Valpolicella, Roncà e Brentino Belluno.

Nel commercio (ingrosso e dettaglio), che mediamente a livello provinciale pesa per il 20,5%, al primo posto per incidenza di imprese sul totale troviamo Sanguinetto, seguito da Nogara, Veronella e Villafranca di Verona.

Nei comuni del Baldo-Garda il contributo delle attività dei servizi di alloggio e ristorazione al sistema imprenditoriale locale è rilevante: a Malcesine si arriva al 37,5%, contro una media provinciale del 7,5%. Seguono Brenzone sul Garda, Torri del Benaco, Garda, Bardolino e Lazise. I comuni con i più alti tassi di presenza di attività manifatturiere sono Concamarise (28,1%) e Dolcè (24,1%), mentre Cerro Veronese (28,6%),  Roverè Veronese (24,4%) e Caprino Veronese (24,3%) hanno la più elevata concentrazione di imprese nel settore delle costruzioni. 

I servizi alle imprese e alla persona, che a livello provinciale incidono per il 27,4%, si concentrano maggiormente a Verona (37,6%) e a San Giovanni Lupatoto (35,7%).

In termini assoluti, dopo Verona (27.050 imprese al 31 dicembre 2020), il maggior numero di imprese è localizzato a Villafranca (3.205), San Bonifacio (2.562), Legnago (2.497) e San Giovanni Lupatoto (2.406).

Dolcè (+3,3%), Buttapietra (+3,0%) e Roverchiara (+2,8%) sono i comuni che hanno registrato la miglior performance in termini di crescita dello stock di imprese su base annua (la media provinciale è pari a -0,1%). Nel 2020, 40 Comuni hanno visto crescere la loro base imprenditoriale, 43 hanno registrato una diminuzione dello stock di imprese, mentre per 15 di essi la situazione è rimasta immutata. La dinamica imprenditoriale è stata caratterizzata nel corso dell’anno appena trascorso da una grande incertezza sull’evoluzione della pandemia, che ha sostanzialmente “congelato” le decisioni non solo di apertura di nuove attività, ma anche quelle di chiusura.

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