Arrivati i primi lavoratori stagionali dal Marocco

Nella Bassa Veronese sono arrivati ieri sera i lavoratori stagionali qualificati dal Marocco, facenti parte di una task force organizzata da Coldiretti per supportare le imprese agricole che si sono trovate senza gli storici collaboratori.

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Foto d'archivio.

Attesi nella Bassa Veronese i primi lavoratori stagionali qualificati dal Marocco. Essi fanno parte della task force organizzata dalla Coldiretti per supportare le imprese agricole che si sono trovate senza gli storici collaboratori nel momento in cui il Marocco, a causa dell’emergenza Covid, ha sospeso tutti i collegamenti aerei con l’Italia.

Grazie alla collaborazione fra Coldiretti e l’Ambasciata italiana in Marocco è stato organizzato un servizio di tamponi rapidi prima della partenza dei lavoratori in aeroporto a Casablanca, in modo da garantire il rispetto dell’Ordinanza del Ministero della Salute appena pubblicata.

A fronte di una richiesta annua di circa 4.900 lavoratori provenienti dal Marocco per la provincia di Verona, c’è attesa tra le aziende per questo contingente iniziale. La comunità di lavoratori agricoli provenienti dal Paese nordafricano rappresenta il 14% dei lavoratori stranieri totale ed è la seconda più presente nella provincia veronese – spiega Coldiretti Verona – dopo quella rumena che raggiunge il 35%.

«I braccianti marocchini sono un aiuto insostituibile per la produzione tabacchicola e per la raccolta delle principali produzioni Made in Italy come il pomodoro da industria – spiega Alberto Mantovanelli, socio Coldiretti e titolare di una delle aziende agricole veronesi coinvolte – sia per la specializzazione che per la capacità di lavorare in squadra».

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Le campagne di raccolta di frutta e verdura scaligera fino alla vendemmia – sostiene Coldiretti Verona – richiedono ogni anno una presenza cospicua di oltre 21mila operai stranieri specializzati e non.

«Operazioni diplomatiche come questa – precisa Daniele Salvagno presidente di Coldiretti Verona – rispondono alle necessità delle imprese agricole, che nonostante il Covid non hanno mai smesso di operare per l’approvvigionamento dei beni alimentari alla collettività. In queste condizioni è importante l’annuncio da parte della Commissione europea del passaporto vaccinale con l’obiettivo di consentire la libera circolazione all’interno dell’Unione per lavoro o turismo», conclude Salvagno nel sottolineare l’importanza di lavorare a livello nazionale per accordi bilaterali con i Paesi dove è più rilevante il flusso di lavoratori.

Ma un’altra questione incombe sulle aziende agricole veronesi dove senza decreto flussi e proroga dei permessi di soggiorno rischiano di mancare all’appello lavoratori in una fase delicata della stagione a causa delle limitazioni all’arrivo di manodopera straniera ma anche delle difficoltà burocratiche che impediscono l’utilizzo di quella italiana. È quanto emerge dal report di Coldiretti su “Il lavoro e le frontiere nell’era del Covid” diffuso ieri.

A pesare sono i limiti al passaggio nelle frontiere disposti da molti Paesi per l’avanzare dei contagi – spiega Coldiretti Verona – ma la situazione rischia di peggiorare se non verranno prorogati i permessi di soggiorno per i lavoratori stranieri presenti in Italia, in scadenza il 30 aprile prossimo. Un problema che nella provincia veronese interessa secondo le stime di Coldiretti Verona circa 3.600 operai agricoli che potrebbero essere costretti a tornare nei propri Paesi proprio all’avvio delle attività di raccolta di frutta e verdura. Da qui la richiesta di Coldiretti di prorogare i permessi ma anche di accelerare l’emanazione del Decreto Flussi 2021 che dovrebbero portare nelle campagne italiane altri 18mila lavoratori extracomunitari.

Con un’adeguata formazione e semplificazione l’agricoltura nazionale– rileva Coldiretti – può offrire ai cittadini in difficoltà almeno 200mila posti di lavoro che in passato erano affidati necessariamente a lavoratori stranieri stagionali.

«Un’opportunità che deve essere dunque accompagnata da un piano per la formazione professionale e misure per la semplificazione ed il contenimento del costo del lavoro – chiede il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -. Serve anche una radicale semplificazione che possa ridurre la burocrazia, garantire flessibilità e tempestività del lavoro stagionale in un momento in cui tanti lavoratori di altri settori sono in difficoltà».

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