Gli agriturismi riaprono, ma il clima è un’incognita

Con le riaperture di domani si apre una nuova pagina di questo difficile periodo per gli agriturismi veneti, che però vivono con incertezza il clima di questi giorni e le problematiche di cenare all'aperto in zone montane come il Bellunese.

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Gli agriturismi veneti si preparano a riaprire alla luce del nuovo decreto Covid, ma con molte incognite legate al meteo. Stanno ripartendo le prenotazioni, legate anche a cerimonie come battesimi e feste di laurea, ma i titolari delle strutture faticano a programmare il lavoro perché fa ancora freddo non solo in montagna e in collina, ma anche in pianura.

Granata (Agriturist Veneto): «Pioggia e vento due grandi incognite»

«La voglia di riaprire è tanta dopo un anno in cui abbiamo lavorato poco o niente – sottolinea Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto, l’associazione degli agriturismi di Confagricoltura e titolare dell’agriturismo Monte Sereoa Bastia di Rovolon (Padova) – e per noi la possibilità di allestire posti all’aperto è scontata, dato che disponiamo di spazi ampi in mezzo alla natura. La domanda che molti si fanno è: si potranno usare? Fa ancora freddo non solo sulle montagne, come le Dolomiti bellunesi o la Lessinia veronese, ma anche sulle colline come i Colli Euganei e anche in aperta campagna».

«Inoltre ci sono tante incognite come la pioggia e il vento, che possono mandare all’aria il pranzo e per i nostri agriturismi, messi in ginocchio da un’annata in cui le perdite sono state di oltre il 70%, compiere investimenti come quelli di teloni e funghi riscaldanti è in questo momento impensabile. Per quanto ci riguarda c’è anche l’incongruenza degli ospiti in pernottamento che potranno restare all’interno, mentre gli altri dovranno stare all’aperto. Ci auguriamo che la campagna vaccinale prosegua speditamente in modo che la situazione si possa sbloccare in vista dell’estate. Per i nostri agriturismi è importante portare a casa almeno una stagione intera e recuperare. Anche perché c’è il capitolo ristori che non sta funzionando. Tantissime attività, pur dimostrando le perdite del 30%, ad oggi non hanno ancora visto nulla», conclude.

Faccioli (Agriturist Rovigo): «La gente ci chiede: “E se piove”?»

Tanti agriturismi stanno programmando di riaprire il 1° maggio, anche se all’insegna dell’incertezza. Spiega Alberto Faccioli, titolare dell’agriturismo Valgrande a Bagnolo di Po (Rovigo) e presidente di Agriturist Rovigo: «Noi stiamo mettendo fuori i tavoli, ma è un terno al lotto. Noi stiamo ricevendo prenotazioni anche per Comunioni e altre cerimonie, ma la gente ci chiede: e se piove? Io ho un tendone, ma se c’è il vento o piove la temperatura diventa insopportabile. I funghi non li compriamo: abbiamo già speso troppi soldi per metterci a norma per l’emergenza Covid. Lavoreremo sicuramente, ma in maniera ridotta, anche perché la sera c’è pure il coprifuoco alle 22 e la gente non si sposta il sabato sera in campagna per tornare a casa così presto».

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Le soluzioni alternative

In controtendenza qualche agriturismo cittadino di Verona, pronti a riaprire la settimana prossima: «Noi riapriamo giovedì 29 aprile con la formula dell’apericena, con l’idea di accogliere la gente dalle 18 in poi – spiega Giovanni Ederle, titolare dell’agriturismo Corte San Mattia di Verona -. Si tratta, in questo caso, soprattutto di giovani, più disponibili ad affrontare anche temperature non ottimali. Sabato e domenica a pranzo avremo invece quasi solo famiglie e inoltre disporremo di cestini picnic da distribuire agli escursionisti, che potranno consumarli dove vogliono in mezzo alla natura, tempo permettendo. In caso di pioggia ci arrangeremo con ombrelloni e impermeabili, altro non ci resta fare. Il paradosso è che abbiamo alcuni ospiti, che stanno pernottando, che ceneranno all’interno, mentre gli altri saranno all’esterno. Ma la situazione è questa e tocca essere comunque guardare avanti ed essere ottimisti».

Bar all'aperto
Bar all’aperto

Il Bellunese

Nel Bellunese la situazione è più incerta. «Per il 1° maggio abbiamo richieste per un pranzo di battesimo, ma non sappiamo ancora come muoverci – spiega Daniele Simoni, che conduce la Cascina Dolomiti di Cesiomaggiore, in provincia di Belluno, con la moglie Valentina Guerriero -. Se piove cosa facciamo? Non abbiamo coperture esterne e inoltre c’è ancora freddo all’aperto, perché siamo vicini alle montagne innevate. Non siamo a Messina, come facciamo a organizzare il lavoro in queste condizioni? Ci sembra una presa in giro: è un anno che siamo chiusi e ora ci fanno aprire in queste condizioni. E per chi sta in malga la situazione è ancora più critica».

La difficoltà delle malghe

Conferma Silvia Zatta, titolare dell’agriturismo Casera dei Boschi a Pedavena e Malga Vette Grandi a Sovramonte nel Parco delle Dolomiti: «A 1.250 metri riaprire è un punto interrogativo. Basta una nuvola e fa freddo. E se piove la gente non viene proprio. Per noi è un disastro, perché abbiamo perso Pasqua dell’anno scorso e quella di quest’anno, oltre a tutta la stagione sciistica, vacanze di Natale comprese. Il Comune pretende sei mensilità anticipate di affitto e noi non abbiamo entrate ma solo spese: la caldaia deve stare al minimo perché altrimenti scoppiano i tubi, il personale è assunto per tutta la stagione, poi ci sono contributi e tasse. Siamo timorosi anche per l’estate, perché la montagna sembra morta, gli alberghi sono stati chiusi tutto l’inverno e chissà se i turisti avranno voglia di tornare».

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