Fondazione San Zeno: scuola e lavoro come opportunità

Per lo speciale economia, abbiamo intervistato Rita Ruffoli, segretario generale della fondazione di Sandro Veronesi nata nel 1999. Da oltre un ventennio al fianco di studenti, lavoratori e soggetti fragili per una comunità più inclusiva

di Erika Funari

Scolarizzazione, formazione umana e professionale in Europa, Asia, Africa e America Latina: questi e tanti altri sono i progetti della Fondazione San Zeno. Nata nel 1999 dalla volontà dell’imprenditore Sandro Veronesi, presidente del gruppo Calzedonia, da allora è una delle realtà promotrici del cambiamento grazie ad azioni reali e condivise. Ne abbiamo parlato con Rita Ruffoli, segretario generale Fondazione San Zeno.

Come nasce la Fondazione San Zeno e con quali finalità?

«La Fondazione ha tagliato il suo nastro 22 anni fa nella città di Verona grazie alla filantropia dell’imprenditore Sandro Veronesi con l’obiettivo di dare concrete opportunità a persone che si trovano a vivere situazioni di disagio. Il nostro modus operandi, da allora, è basato sull’ascolto e l’intervento valorizzando l’istruzione e il lavoro come opportunità per una vita migliore».

Come si inserisce nei progetti del Terzo Settore in questo momento storico?

«Stiamo vivendo una situazione straordinaria che ha richiesto interventi e un contributo fattivo da parte della fondazione che va oltre le modalità con cui siamo abituati ad agire. La Fondazione San Zeno non nasce per operare nell’emergenza però abbiamo messo in campo energie e competenze per essere fonte di supporto in questo momento difficile. Ci siamo occupati quindi, tra le tante iniziative, di fornire sostegno alimentare. Abbiamo sempre garantito vicinanza e accompagnamento anche nelle situazioni più critiche».

«Inoltre, stiamo supportando progetti di formazione didattica per dare delle concrete opportunità di istruzione a tutti i bambini sia in Italia che all’Estero. La scuola è il luogo dove si possono interpretare al meglio le sfide della vita e formare cittadini consapevoli. Un altro ambito che ci sta molto a cuore è quello del lavoro, non un semplice impiego ma un’occupazione inclusiva pensata su misura per ogni soggetto. A tal proposito abbiamo creato un tavolo di discussione insieme a imprenditori, cooperative e l’Ufficio provinciale del lavoro per esplorare la possibilità di usare l’articolo 14 per inserire le persone con fragilità all’interno dell’ambiente lavorativo. Il lavoro da dignità e garantisce alla persona un ruolo all’interno della società. Solo mettendo insieme le varie realtà del territorio è possibile raggiungere la dimensione del benessere tanto auspicata».

Quali sono i progetti futuri?

«Esplorare nuove progettualità in supporto delle persone e proseguire nelle buone pratiche che abbiamo avviato in questi anni: sono questi i nostri obiettivi futuri. Il nostro desiderio è contribuire a una scuola piena di vita, fuori e dentro l’ambiente didattico, per fornire opportunità di crescita e cambiamento. Le fragilità sono ovunque non solo negli stati più svantaggiati del mondo ma anche nella nostra città, nel nostro quartiere. Inoltre, continueremo a cercare un lavoro fatto su misura per dare dignità e l’opportunità di una vita migliore a tutti».

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