Firmaday, oggi a sostegno del ddl sui beni comuni

Venerdì 26 luglio in tutta Italia raccolta firme per il disegno di legge di iniziativa popolare sui beni comuni, promossa dal comitato Rodotà. Mag Verona, coordinatore per la provincia scaligera, ha presenziato questa mattina in Piazza Bra. I cittadini interessati possono comunque firmare il ddl fino al 20 agosto nell’ufficio elettorale del proprio comune di residenza .

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L’iniziativa di raccolta firme promossa dal Comitato Rodotà, presieduta dal giurista Ugo Mattei, entra nel vivo in tutta Italia presentandosi in piazza con gazebo, banchetti e altre iniziative pubbliche. Mag Verona ha aderito alla campagna per sostenere il disegno di legge di iniziativa popolare, già depositato in Cassazione e in attesa di 50mila firme perché sia possibile presentarlo direttamente in Parlamento.

Oggi, alla presenza del consigliere Federico Benini per la convalida delle firme, i promotori veronesi del progetto hanno presenziato in piazza Brà per far firmare la proposta di legge che mira a integrare l’articolo 810 del codice civile con la definizione di beni comuni. I cittadini e le cittadine interessati possono comunque nell’ufficio elettorale del proprio comune di residenza e chiedere di firmare il ddl fino al 20 agosto.

Inoltre, mercoledì 31 luglio alla Sala consiliare di Isola della Scala alle ore 21 ci sarà una serata di approfondimento sul tema e l’occasione di sottoscrivere la proposta.

«I beni comuni vanno salvaguardati e difesi facendoli divenire una realtà giuridica del codice civile italiano – afferma Paolo Dagazzini, referente di Mag Verona per l’iniziativa –. Manca infatti un’infrastruttura giuridica ben definita che consenta di tutelare quei beni, materiali o immateriali, funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo della persona. Il codice civile non specifica come si classifichino quei beni a titolarità diffusa, come il paesaggio e i beni culturali, che possono essere di proprietà sia pubblica sia privata».

«C’è un’ambiguità che va superata – prosegue Dagazzini – per evitare che si disponga senza criterio chiaro di beni di beneficio collettivo per far quadrare i bilanci nazionali. Dal 1990 ad oggi i governi italiani hanno venduto a privati una fetta di patrimonio pari a 900 miliardi di euro. Boschi, colline, borghi, palazzi storici, riserve idriche, infrastrutture e collezioni artistiche che una volta venduti non sono stati più resi fruibili dalla collettività».

L’obiettivo è di fornire la giurisprudenza di una legge quadro la cui attuazione si basa sul principio della salvaguardia del legame tra generazioni, in modo che il diritto di proprietà sia vincolato dal vantaggio di fruizione da parte della società tutta, di oggi e di domani.