Dimissioni Bellanova. Confagricoltura: «20 ministri in 30 anni!»

L'associazione di categoria veronese interviene sulla rinuncia da parte della ministra di Italia Viva ed esprime contrarietà: «ci sembra che il ministero sia un ruolo usato dalla classe politica come merce di scambio».

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La ministra alle Politiche agricole Teresa Bellanova. Ennevi Foto

«Anche Teresa Bellanova si dimette. E fanno 20 ministri dell’Agricoltura in 30 anni. In piena crisi pandemica, le imprese avrebbero bisogno di tutto fuorché di questa instabilità». Così commenta Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, la crisi di governo che ha portato a concludere anzitempo l’avventura del ministro.

Paolo Ferrarese
Paolo Ferrarese

«Il ministro l’ho incontrato alcune volte in occasione delle fiere e non mi ha mai dato l’impressione di essere vicino all’agricoltura – sottolinea Ferrarese -. Avevamo chiesto molte cose, come i voucher, e non abbiamo mai avuto risposta. Abbiamo notato soprattutto nell’ultimo periodo che la sua propensione era più verso la politica nazionale che verso le questioni vicine a noi. Il suo ministero è stato una campagna elettorale continua. Siamo abituati a un turn-over molto importante nell’agricoltura, ci sembra che il ministero sia un ruolo usato dalla classe politica come merce di scambio. Rispetto agli altri Paesi europei è un gap. Cambiare così spesso non aiuta».

Ferrarese Piergiovanni
Piergiovanni Ferrarese

«Queste dimissioni sono un grande danno in un momento in cui si sta definendo la nuova Pac, la Politica agricola comune, in cui rientrano anche le forme di sostegno per i giovani agricoltori – aggiunge Piergiovanni Ferrarese, presidente dei Giovani di Confagricoltura Verona e Veneto -. C’è il rischio che la Pac venga definita da altri Paesi europei, in quanto il Piano strategico nazionale, che dovrebbe indicare la priorità in agricoltura e i Piani di sviluppo rurale con le rispettive dotazioni finanziarie, chissà quando e da chi verrà preso in mano. Rimarranno sulla scrivania in attesa dell’ennesimo ministro di passaggio. Tutto questo in uno scenario che vede il prezzo del latte fermo a 34 centesimi e l’agroalimentare italiano in un momento di forte crisi dovuto al blocco delle esportazioni con tutte le problematiche annesse e connesse alla pandemia. Questo governo ci lascia un’eredità amara: una dotazione finanziaria per l’agricoltura reale risibile, pari a 1,8 miliardi di euro. Appena lo 0,3% rispetto alla dimensione economica del contributo dato dalla filiera agroalimentare al Pil, 540 miliardi di euro».