Coronavirus, primi contraccolpi per le Pmi scaligere

Il presidente di Apindustria Confimi Verona, Renato Della Bella, fa il punto sulle ripercussioni che l’epidemia sta provocando sulle aziende veronesi in particolare sull’export: «La situazione al momento è sotto controllo ma il danno è evidente e quale sarà l’entità si vedrà nei prossimi giorni».

renato della bella apindustria
Renato Della Bella

Le Pmi veronesi iniziano ad avvertire i primi contraccolpi e le ripercussioni che l’emergenza coronavirus sta provocando, che potrebbero essere peggiori della crisi del 2001. «La situazione al momento è sotto controllo – dichiara Renato Della Bella, presidente di Apindustria Confimi Verona – ma il danno è evidente e quale sarà l’entità si vedrà nei prossimi giorni. Insieme dobbiamo lavorare per invertire questa tendenza con senso di responsabilità e unità di intenti».

Dopo i blocchi e le restrizioni messe in atto per contenere l’epidemia e salvaguardare la salute dei cittadini, le problematiche maggiori riguardano ad oggi l’export. «Tra le dinamiche segnalate da alcune delle imprese di Apindustria – continua Della Bella – vi è una concentrazione di ordinativi anticipati superiore alla media da parte di clienti esteri per il timore che tra un po’ le attività produttive in Italia subiscano una battuta d’arresto».

«Questo significa lavorare tanto adesso con diseconomie di processo per il carico straordinario, ma implicherà uno stop nella produzione nei mesi a venire» afferma Della Bella. Altro nodo critico del comparto economico è quello del trasporto e delle consegne di materiali: «I trasportatori, che in prevalenza arrivano dall’estero, non vogliono venire in Veneto sebbene sia ormai confermato che la trasmissione del virus non avviene attraverso le merci».

«In parallelo – prosegue Della Bella – sta venendo meno la catena degli approvvigionamenti. Il problema era già emerso a gennaio per la mancanza di forniture dalla Cina quando è esplosa l’epidemia ed è stato confermato a febbraio». Specchietto di questa complicata situazione è il settore degli imballaggi, dove il calo registrato è del 30% a testimonianza del ridotto scambio di merci.

Anche nell’alimentare le problematiche sono ormai piuttosto evidenti. «Le maggiori difficoltà non riguardano soltanto le consegne destinate all’estero, ma gli stessi ordinativi» conclude Della Bella. «Se il settore della grande distribuzione sembra tenere, non si può dire altrettanto per gli operatori turistici privati, in particolare della zona del Garda, che proprio in questo periodo programmavano gli ordinativi in vista della stagione turistica. L’incertezza sui volumi ha frenato la pianificazione degli ordini».