Coronavirus, ieri il tavolo di crisi per sveltire la ripresa economica

Tre le macrotematiche affrontate durante la videoconferenza di ieri mattina: accesso al credito, difficoltà del settore agricolo, sostegno al turismo. Sboarina: «Il primo ostacolo da abbattere sono i codici Ateco, il secondo la lentezza della burocrazia».

ordinanza di sboarina federico comune di verona

Due i nemici da sconfiggere per avviare velocemente la ripresa economica: i codici Ateco e la lentezza della burocrazia. Idee chiare, volontà di essere rapidi e massima disponibilità, è quanto è emerso ieri mattina dalla prima videoconferenza con tutte le categorie economiche di città e provincia, convocata dal sindaco Federico Sboarina. Erano presenti, anche se ‘a distanza’, i rappresentanti di Camera di Commercio, Coldiretti, Confagricoltura, Confindustria, Apindustria, Ance, Apima, Confartigianato, Casartigiani, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative.

Le necessità già emerse ieri sono coordinate da una cabina di regia fra Comune e Camera di Commercio, che hanno costituito una unità di crisi per ogni settore economico, dal turismo ai cantieri, con tavoli di lavoro operativi settimanali. Le richieste concrete saranno presentate al Governo e alle altre istituzioni competenti. Ma soprattutto saranno strutturati, insieme alle categorie, progetti da attuare nell’immediato, per far ripartire l’intero sistema economico veronese.

«In questo momento ci sono due nemici da sconfiggere, uno va eliminato subito per agevolare la ripresa economica e l’altro progressivamente per una svolta epocale – ha spiegato Sboarina -. Il primo ostacolo da abbattere nell’immediato sono i codici Ateco, uno strumento che fino ad ora ha impedito la riapertura. La progressiva ripresa delle aziende va fatta sulla loro capacità di garantire le misure di sicurezza per i propri lavoratori e per il processo produttivo, non sulla tipologia d’impresa. Il secondo avversario da sconfiggere, approfittando dell’emergenza sanitaria, è la lentezza dovuta alla burocrazia. In una fase così drammatica, che ha duramente colpito la nostra economia, bisogna essere veloci. Ecco perché serve un percorso trasversale di sburocratizzazione, dagli enti pubblici ai professionisti, alle categorie economiche. Dobbiamo essere messi tutti nella condizione di poterci muovere e operare con una velocità molto superiore a quella che ci è stata concessa fino ad ora. Adesso è come se fossimo alla fine di un conflitto, non abbiamo case e palazzi da ricostruire, ma un intero sistema economico da rimettere in piedi. Dobbiamo ragionare fuori dagli schemi. Ce la faremo ma partendo dal presupposto che questa non è una parentesi, tutto sarà diverso da prima, servono quanto mai progettualità, velocità, innovazione, spirito di cambiamento. Per questo c’è bisogno dell’impegno dei ‘Costituenti’, persone che abbiano chiara la posta in gioco, che è il benessere della nostra comunità».

Tre le macrotematiche affrontate durante la videoconferenza di ieri mattina: accesso al credito, difficoltà del settore agricolo, sostegno al turismo. L’accesso al credito è fondamentale per garantire la sopravvivenza delle medie e piccole imprese, ma anche per evitare infiltrazioni di stampo mafioso. Categorie economiche e istituzioni chiedono che gli strumenti messi a disposizione dal Governo, per accedere al credito, siano operativi quanto prima e meno discrezionali. Duplice l’obiettivo: garantire liquidità alle aziende ed evitare che le imprese più deboli debbano ricorrere a prestiti da parte di organizzazioni criminali.

«Dobbiamo alzare un muro insormontabile per impedire l’ingresso alla criminalità organizzata – ha spiegato Sboarina -. Le aziende devono essere messe nelle condizioni di poter accedere al credito, altrimenti la benzina rischia di finire e il motore di spegnersi. Segnalerò già nella seduta del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica il rischio che i più deboli cadano in mani sbagliate. Abbiamo già visto che un territorio ricco come il nostro può correre questo pericolo, un rischio che dobbiamo evitare in tutte le maniere. La nostra città non è disposta a cedere nemmeno di un passo alle organizzazioni di stampo mafioso, per questo l’accesso al credito deve essere garantito e tempestivo».

In agricoltura tra i più penalizzati i garden, gli ortofrutta e il settore vinicolo, quest’ultimo fortemente danneggiato anche dalla cancellazione di Vinitaly 2020. Quella agricola è una filiera fondamentale che deve essere sostenuta, dal cittadino alla grande distribuzione, attraverso l’acquisto di prodotti del territorio. Una scelta singola così come di larga scala per supportare le aziende locali, comprando possibilmente a chilometri zero e facendo girare l’economia veronese. Un esempio è il progetto ‘Bottega Amica’, attivato dal Comune insieme alla Pro Loco, per far lavorare tutti i piccoli negozi di quartiere e consegnare la spesa a domicilio.

Il turismo è il settore forse più colpito da questa pandemia, considerando la vocazione turistica di Verona, città d’arte, così come dell’intero territorio provinciale, dal lago di Garda alla Lessinia. Bar, ristoranti, alberghi e tutte le attività che ruotano attorno al turismo hanno bisogno di interventi strutturali. Il Comune fin da inizio emergenza si è attivato per posticipare scadenze e pagamenti, così come per far ricalcolare l’occupazione di suolo pubblico solo sui giorni di effettivo utilizzo. Tutte mancate entrate che l’ente dovrà fronteggiare per garantire l’equilibrio di bilancio e non tagliare i servizi ai cittadini.

«Siamo pronti ad andare incontro alle esigenze delle categorie economiche e a sostenerle in questo momento di grande difficoltà – ha concluso il sindaco -, ma dal Governo devono arrivare somme significative che ci permettano di tenere in piedi i bilanci comunali. Dalla tassa di soggiorno agli introiti derivanti dai ticket di sosta piuttosto che dai plateatici, sono tutti mancati incassi per il bilancio comunale a cui lo Stato deve sopperire affinchè non vengano tagliati i servizi ai cittadini. Una questione che è già sul tavolo dell’Anci nazionale e regionale e di cui ho parlato anche con gli altri sindaci dei sette capoluoghi veneti. Il nostro territorio dovrà battere i pugni per avere risorse da investire immediatamente. Non c’è bandiera politica, in questo momento siamo i costituenti di un mondo che deve ripartire. Sono convinto che da situazioni come quella che stiamo attraversando possono nascere grandi opportunità. L’importante è che ognuno faccia la propria parte e sia consapevole che è necessario un cambiamento. Anche modificare le nostre abitudini di vita diventa parte integrante di questa rinascita. È vero che i contagi sono contenuti e, in questi ultimi giorni, circoscritti a realtà chiuse ma questo non significa tornare alla vita di prima. Ecco perché restano i divieti di accesso alle alzaie, alle ciclopedonali e alla aree verdi, che potrebbero tornare ad essere luoghi di contagio. Così come i parchi giochi, chiusi per effetto del decreto governativo. Ognuno di noi deve dare il proprio contributo, chi sacrificandosi e rimanendo a casa, altri invece riorganizzando le proprie attività con grande coraggio. Solo così ce la faremo, anzi, torneremo più forti di prima».