Consorzi dei vini, nuove barriere dalla Cina

Il deputato della Lega Vito Comencini e alcuni suoi colleghi hanno raccolto l'appello lanciato nei giorni scorsi dalla Federazione nazionale dei consorzi dei vini sulle nuove barriere introdotte dalla Cina e hanno presentato un’interrogazione parlamentare.

Vito Comencini lega
Il deputato della Lega Vito Comencini.

L’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla Federazione nazionale dei consorzi dei vini sulle nuove barriere introdotte dalla Cina è arrivato ai ministeri delle Politiche agricole e degli Affari esteri. L’appello è stato raccolto dal deputato della Lega Vito Comencini e da alcuni suoi colleghi che hanno presentato un’interrogazione parlamentare

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Nei giorni scorsi Federdoc aveva denunciato l’introduzione da parte della Cina dell’obbligo per i consorzi di avere un rappresentante legale cinese per proseguire le attività di promozione programmate.

«Il mercato cinese costituisce per il nostro settore agroalimentare una grande possibilità di crescita, soprattutto per le eccellenze del Made in Italy rappresentate dai Consorzi di tutela – spiega Comencini -. Sembrerebbe che la Cina, applicando in modo estensivo una norma di legge del 2017, consideri i consorzi di tutela alla stregua delle Organizzazioni non Governative, obbligandoli quindi ad avere un rappresentante legale cinese per proseguire le attività di promozione delle IGP già programmate». Secondo Comencini questa decisione «si applicherebbe ai mercati internazionali vinicoli imponendo delle nuove barriere, non tariffarie, alla promozione dei vini italiani».

Da quanto emerge il rischio per i consorzi è quello di ricevere delle sanzioni, come l’esclusione per un quinquennio da qualsiasi attività promozionale sul territorio cinese.

«Le conseguenze di questa decisione unilaterale cinese non sono di poco conto perché ci sono enti che si trovano a dover nominare un proprio rappresentante in Cina per svolgere le attività e i costi da affrontare sono notevoli. Questa decisione coglie di sorpresa i rappresentanti dei consorzi di tutela, per alcuni dei quali lo sbocco è ricco di potenzialità. Inoltre subirebbero una grave battuta di arresto soprattutto quei consorzi che hanno attività promozionali in corso. Il risultato è un grave danno alla visibilità del Made in Italy», prosegue Comencini. 

«Viene da chiedersi poi – sottolinea il deputato della Lega – con quale criterio un esponente cinese potrebbe giudicare regole della vitivinicoltura italiana stratificate in decine di anni. Sembra evidente come una simile richiesta sia incomprensibile e che si configuri come dumping. Una decisione che rischia non solo di aumentare la burocrazia, ma anche le imitazioni di prodotti italiani in Cina, mettendo in crisi il sistema. Sarebbe un ulteriore duro colpo per il settore, già provato dai danni della pandemia».

Comencini conclude: «È necessario avere un chiarimento sulla questione e attivarsi anche a livello di Commissione Europea. Chiediamo quali azioni intendano intraprendere i ministeri delle Politiche agricole e degli Affari esteri per porre rimedio alle conseguenze di questa decisione unilaterale da parte della Cina, che inferisce un duro colpo ai consorzi».

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