Confagricoltura, Ferrarese: «Richieste assurde» per il coronavirus

Il presidente Paolo Ferrarese: «Ci chiedono certificati di buona salute perfino per il vino e i lavoratori non verranno a lavorare da noi per timore del contagio. Servono aiuti alle imprese».

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Ordini disdetti, rifiuto di lavoratori stranieri a lavorare nelle aziende agricole venete e richiesta di “certificati di buona salute” per i prodotti agricoli. È la situazione paradossale che molti agricoltori di Confagricoltura Veneto stanno vivendo nelle ultime ore, sull’onda di una vera psicosi scatenata dalla scoperta dei due focolai di contagio di coronavirus in Veneto e Lombardia.

«Siamo molto preoccupati» sottolinea Damiano Valerio, della sezione frutticoltori di Confagricoltura Verona e vicepresidente dell’Associazione fragolicoltori della pianura veronese. «Tra un mese comincerà la raccolta delle fragole e attendiamo i nostri braccianti dall’Est che da molti anni vengono a fare la stagione da noi. Se continua questa psicosi, tanti rinunceranno a venire in Italia per paura del virus o per possibili quarantene in caso di ritorno al loro Paese. Rischiamo di trovarci in piena carenza di lavoratori, come se non bastassero i problemi causati dal decreto flussi del ministero, che da alcuni anni ha ridotto il numero degli extracomunitari concessi per le raccolte».

A questi problemi si aggiungono quelli creati dagli autisti di tir che non trasportano i prodotti verso l’Italia, in quanto rischiano la quarantena. «A preoccuparci sono anche le pratiche commerciali sleali, come le richieste di certificazione sanitaria dei nostri prodotti che stanno avanzando sia le catene di distribuzione europee, sia i singoli clienti» sottolinea Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona. «Una richiesta assurda, che non ha motivo di esistere, in quanto, com’è stato detto e ripetuto, il contagio avviene solo nel contatto tra persone. Chiedono il certificato di buona salute perfino per le bottiglie di vino».

Negli agriturismi veronesi continuano a fioccare le disdette e c’è timore anche per la Pasqua: «Abbiamo chiesto un incontro all’assessore regionale al Turismo, Federico Caner. Siamo molto preoccupati anche in vista della stagione estiva, rischiamo di chiudere le aziende», rimarca Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto. Tutte cose che Confagricoltura ha denunciato al Governo e alla Regione Veneto, a cui è seguita una presa di posizione del ministro all’Agricoltura, Teresa Bellanova, che con una lettera inviata al presidente del Consiglio e al ministro della Salute chiede un intervento a livello comunitario contro le pratiche commerciali sleali e deroghe specifiche all’interno delle ordinanze sanitarie, per consentire alle aziende agricole di poter svolgere la loro attività.

«La grave situazione che si è venuta a creare richiede consistenti interventi economici di sostegno al settore e al reddito delle imprese, che non possono essere limitati ai Comuni compresi nell’area rossa» rimarca Ferrarese.

«Per sostenere l’economia in un momento così delicato sono necessari veri e propri interventi di ristoro dei danni subiti dalle imprese, la sospensione delle rate dei mutui, sgravi dei contributi previdenziali e degli oneri fiscali, cassa integrazione per i lavoratori del settore. Va bene l’anticipo dei pagamenti comunitari Pac (Politica agricola comune) del 2020, come ha annunciato il ministro Bellanova, ma è un momento in cui le aziende agricole per resistere hanno bisogno di ossigeno e soprattutto chiedono la possibilità di operare senza il peso opprimente della burocrazia. Chiediamo che lo Stato e la Pubblica amministrazione, una volta tanto, siano di supporto alle imprese nel loro lavoro e non di ostacolo con inutili complicazioni burocratiche e ritardi nel rilascio di autorizzazioni e nel pagamento degli aiuti comunitari».