Cgia, pensioni baby costano quanto il reddito di cittadinanza

Le pensioni baby costano allo Stato circa 7 miliardi di euro all'anno. Sono in 562 mila in pensione da almeno 40 anni, le donne in maggioranza.

Una anziana signora in giro per la citta? con la sua accompagnatrice. Genova, 31 luglio 2019. ANSA/LUCA ZENNARO

Molti esperti sostengono che le pensioni baby costano allo Stato circa 7 miliardi di euro all’anno (0,4% Pil nazionale), lo stesso importo previsto quest’anno per il reddito/pensione di cittadinanza e superiore di quasi 2 mld della spesa 2020 per pagare gli assegni pensionistici per quota 100.

Lo rileva la Cgia che ha confrontato i dati Inps dei pensionati baby con la dimensione economica del reddito di cittadinanza e di quota 100. «Sono quasi 562 mila le persone in pensione da almeno 40 anni: oltre 386 mila sono in massima parte invalidi o ex dipendenti delle grandi aziende» rileva Paolo Zabeo.

«Se i primi hanno beneficiato di una legislazione che definiva i requisiti in misura molto permissiva, i secondi, a seguito della ristrutturazione industriale, hanno usufruito di trattamenti in uscita dal mercato del lavoro molto generosi» continua Zabeo. «Poi ci sono altri 104 mila ex lavoratori autonomi, oltre la metà dell’agricoltura, e solo una piccola parte, meno di 60 mila, il 10,6%, di ex dipendenti pubblici» .

Tra i pensionati baby sono questi ultimi ad aver smesso di lavorare in età più giovane (41,9 anni), mentre nella gestione privata l’età media è scattata dopo (42,7 anni). In entrambi i casi, l’abbandono definitivo del posto di lavoro è avvenuto con 20 anni di età in meno rispetto a chi, oggi, usufruisce di quota 100.

Attualmente, le persone che sono andate in quiescenza prima del 31 dicembre 1980 hanno un’età media di 87,6 anni. E le donne sono in netta maggioranza: 446 mila (79,4%) contro 115.840 uomini (20,6%) che hanno comunque lasciato prima il lavoro con una media di 40,6 anni, contro i 43,2 anni delle femmine. (Ansa)