ACLI Verona, Sandrini: «Nostra azione sociale ancora più incisiva in futuro»

Italo Sandrini, presidente presidente provinciale delle ACLI di Verona, racconta come l’Associazione ha attraversato i mesi di pandemia, con un carico di lavoro senza precedenti e la necessità di spostarsi in remoto. Nonostante le restrizioni, però, i progetti chiave in ambito sociale non sono stati abbandonati e la necessità di creare impresa sociale è al centro dei progetti futuri.


ACLI, acronimo di Associazione Cristiana Lavoratori Italiani, è nata nel primo dopoguerra a tutela dei lavoratori e dei loro diritti. Col tempo ha allargato i settori di interesse offrendo oggi diversi servizi anche in ambito sociale, agricolo, dello spettacolo e dell’arte. 75 anni di storia che abbracciano il panorama della società a tutti i vari livelli. La territoriale veronese è stata molto attiva negli ultimi mesi con servizi di consulenza e di erogazione di diritti, soprattutto il relazione ai vari bonus e ristori.

«
In questi mesi – racconta Italo Sandrini, presidente provinciale delle ACLI di Verona – abbiamo sempre cercato di attrezzarci dal punto di vista tecnologico per dare risposte adeguate agli utenti. È ovvio che la mole di lavoro è stata tale, che inevitabilmente ci sono stati dei disservizi, ma non dovuti a mancanze o a carenze di professionalità ma dovuto al fatto che tutti i processi, lavorando da remoto, vengono in qualche modo rallentati». 

La seconda ondata rimette ora ACLI davanti ad un nuovo periodo di difficoltà con una richiesta di prestazioni. «L’impegno – spiega Sandrini – è quello di far fronte alle richieste, anche chiedendo uno sforzo ulteriori agli operatori, che colgo l’occasione di ringraziare, con dei ritmi di lavoro non indifferenti».

Nel futuro un’azione sociale ancora più incisiva

Per il futuro la volontà è quella di implementare l’assetto tecnologico dell’Associazione per offrire servizi sempre migliori. Saranno portati avanti, malgrado i vari lockdown e restrizioni, i progetti storici legati alla sfera sociale.

«Abbiamo dei progetti come “Rebus” e “Nessuno escluso”, legati al recupero delle eccellenze alimentari o legati al recupero della dispersione scolastica, che siamo riusciti a non fermare anche nei periodi di restrizione». 

«Paradossalmente, per il futuro, credo che l’azione sociale di ACLI debba essere ancora più incisiva e innovativa – conclude Sandrini -. Nel momento in cui, a partire da marzo, sbloccheranno i licenziamenti, ci sarà una fortissima ripercussione economica che ci richiederà un salto culturale. Quello che ha detto recentemente Papa Franceso, di passare dalla filantropia all’impresa sociale, è ciò a cui voglio mirare e su cui ancora non abbiamo consapevolezza: chiamiamo il “terzo settore” quello che in realtà è il pilastro che sorregge tutto».