Tulsa Ballet, coreografie del presente e del passato in scena al Ristori

Prosegue la Stagione di Danza al Teatro Ristori, sabato 6 aprile alle ore 20.30 con la prima europea di Master of Dance della compagnia statunitense Tulsa Ballet.

Lo spettacolo è composto da tre coreografie, Who Cares? di George Balanchine, Shibuya Blues della coreografa Anabel Lopez Ochoa e Table Verte, un omaggio a Kurt Jooss.
WHO CARES? è sia il nome del balletto nel linguaggio classico di George Balanchine sia una vecchia canzone di George e Ira Gershwin scritta nel 1931 per Of Thee I Sing. Lo straordinario modo di comporre dei Gershwin e il loro stile raffinato, il loro mélange di incuranza e innocenza, la loro fiducia in un’immaginazione leggera dell’elite culturale e artistica del tempo, hanno dato corpo a musiche e parole che non sono state intaccate dal sentimentalismo facile. Unire un’intensa attitudine artistica a un linguaggio popolare frizzante è qualcosa che pochi artisti riescono a fare ed è così che Balanchine ha usato le canzoni non come una semplice colonna sonora d’epoca, ma come melodie per una classica, indeformabile, tradizionale danza, nel cui fraseggio, dinamismo e emozione si si specchiano parallelamente questi due mondi.
Nel 1937 George Gershwin chiese a Balanchine di andare a Hollywood per lavorare con lui alle “Follies” di Samuel Goldwyn. Tragicamente, Gershwin fu colpito da un tumore prima di terminare le musiche per il balletto del film. Trent’anni dopo, Balanchine coreografò Who Cares? su 16 canzoni che Gershwin compose tra il 1924 e il 1931, tra cui “Strike Up the Band,” “Sweet and Low Down,” “Somebody Loves Me,” “Bidin’ My Time,” “‘S Wonderful,” “That Certain Feeling,” “Do Do Do,” “Lady Be Good,” “The Man I Love,” “Build a Stairway to Paradise,” “Embraceable You,” “Fascinatin’ Rhythm,” “Who Cares?,” “My One and Only,” “Liza,” e “I Got Rhythm.” La premiere ebbe luogo sabato 7 febbraio 1970 al New York State Theater, Lincoln Center coi costumi di Barbara Karinska e le luci di Ronald Bates.

SHIBUYA BLUES di Anabel Lopez Ochoa riporta esperienze emotive attraverso un linguaggio astratto ma intenzionalmente connesso allo stile coreografico, in cui, occasionalmente, fa riferimento al virtuosismo tecnico. Il suo movimento è contemporaneo ma con elementi virtuosistici classici come i grand jeté. Nel suo lavoro non vengono definiti copioni o personaggi ma ogni danzatore narra una storia e ottiene questo risultato mettendo enfasi nello sguardo, che diventa un punto di connessione sia tra i danzatori sul palco che nel pubblico in sala. Il movimento è strutturato come un “chaos costruito” che rende le sue creazioni estremamente dettagliate rimanendo comunque perfettamente strutturate. Annabelle Lopez-Ochoa è una pluripremiata coreografa ed è stata nominata da Dance Magazine come la più ricercata coreografa dei nostri tempi. Ha creato lavori per oltre 50 compagnie di danza in tutto il mondo come The New York City Ballet, Pacific Northwest Ballet, Compania Nacional de Dansa, English National Ballet, San Francisco Ballet, Atlanta Ballet, Les Grands Ballets Canadienes, The Washington Ballet, The Royal Ballet of Flanders e Tulsa Ballet. Di origini belga colombiane, ha completato la sua formazione al Royal Ballet Academy ad Anversa, Belgio. ha collaborato con varie Compagnie tra cui Scapino Ballet Rotterdam, dove è stata solista per sette anni.

TABLE VERTE, composto nel 1932 per il “Concours international de chorégraphie” a Parigi, a cui Jooss fu invitatoa partecipare. L’originalità del lavoro gli fece vincere il primo premio e marcò un passo fondamentale nella sua carriera. Coreografato nel periodo tra le due guerre, il lavoro è una sorta di guerra senza tempo, un insieme di circostanze che producono lo stesso risultato al di fuori di ogni condizione spazio-temporale. Table Verte non ha a che fare con le battaglie individuali e il loro riscatto, e nemmeno con la ricerca di un nobile destino per l’umanità. Jooss drammatizza il modo in cui gli impulsi distruttivi vengono liberati e ci mostra le conseguenze. La sua posizione morale è inattaccabile e lo mostra in una serie di quadri crudi e allegorici. Ogni scena è una variazione di uno stesso tema, come nelle 41 incisioni della Danza Macabra di Hans Holbein. L’idea è che la Morte diventa il partner di ognuno di noi, e ci seduce portandoci a danzare con lei nello stesso modo in cui abbiamo vissuto le nostre vite. Non ci sono azioni decisive, cambiamenti, soluzioni da suggerire e nell’incorniciare la “Danza macabra” all’interno di una conferenza diplomatica, Jooss sembra dire che non c’è nulla da aspettarsi.
Con la durata di 30 minuti, Table Verte è un commentario alla stupidità della guerra e agli orrori che essa causa. Si apre con un gruppo di diplomatici (the Gentlemen in Black) che discutono intorno ad un tavolo verde rettangolare. Le successive sei scene ritraggono diversi aspetti del tempo di Guerra: la separazione dai propri cari in The Farewells, la Guerra stessa in The Battle e The Partisan, la solitudine e la miseria in The Refugees, il vuoto emotivo e l’atmosfera di gioia forzata in The Brothel e, per finire, i sopravvissuti feriti e scossi in The Aftermath.
Il balletto termina così come è iniziato con i “Gentlemen in Black” attorno ad un tavolo verde. In questi episodi, la figura della Morte è trionfante, ritratta come uno scheletro che si muove con forza e in modo meccanico come un robot, reclamando incessantemente le proprie vittime. La struttura circolare del balletto riflette il senso di frustrazione dei discorsi dei diplomatici, indifferenti alle devastazioni della Guerra e impegnati in ipocriti negoziati.

TULSA BALLET

Sotto la guida di Marcello Angelini, da 24 anni direttore artistico della compagnia, il Tulsa Ballet ha raggiunto una notevole fama nazionale ed internazionale, ed è celebrato per l’equilibrio del suo repertorio e che va dai grandi classici del diciannovesimo secolo a lavori innovativi nel campo della danza contemporanea. Il repertorio prevede lavori di Kylián, Forsythe, Duato, Balanchine, Tharp, Elo, Robbins, Wheeldon, Cranko, Hynd, McGregor, Hans van Manen, Kudelka, Taylor e MacMillan. Tra i festival in cui la compagnia è stata invitata ricordiamo: Sintra Festival a Lisbona, Portogallo, Belgrade Dance Festival in Serbia, Croatian National Theater a Zagabria, Croazia, International Ballet Expo in Seoul, Corea del Sud e varie performance al Joyce Theater a New York e The Kennedy Center a Washington, DC. Questa è la seconda tournee in Italia dopo quella del 2016.

Per maggiori informazioni sulla rassegna vi invitiamo a visitare la pagina dedicata sul sito del Teatro Ristori