Storia (romanzata) della Capitolare

La Capitolare è la Biblioteca più antica del mondo! Un proclama che incorona la nostra città come una delle capitali più importanti della cultura mondiale. Un risultato eccezionale di cui noi veronesi dovremmo andare fieri ma soprattutto ringraziare l’amanuense Ursicino e i nazisti. Sento le vostre certezze sgretolarsi. Quindici secoli di storia, più di milleduecento manoscritti tra cui appunto quello del buon Ursicino che, contrariamente a quanto era consuetudine nella sua epoca, riportò la data del primo agosto 517 in fondo ad un testo da lui trascritto sulle vite di San Martino e San Paolo di Tebe. Amanuense rivoluzionario? Questo non lo sappiamo ma è grazie a quella data che la Capitolare si è vista attribuire questo importante riconoscimento.

Pure Umberto Eco riprese nel suo Baudolino l’indovinello veronese (presente alla Capitolare), testo rappresentante del più antico italiano volgare “se pareba boves/alba pràtalia aràba/et albo versòrio teneba/et negro sèmen seminava”. A voi la ricerca della traduzione oppure una visita alla Biblioteca che, a due passi dal Duomo di Verona, da qualche settimana ha aperto le sue porte ai visitatori. Il tempo e la storia poi, portarono anche Napoleone in città che, da entusiasta predatore qual era, decise di trafugare più di trentuno testi e di trasferirli alla Bibliothèque de France da dove poi tornarono (non tutti) solo dopo il Congresso di Vienna. Infine i nazisti; grazie a una loro soffiata molti dei testi giunti oggi fino a noi, si salvarono dal bombardamento alleato del 4 gennaio 1945 che rase quasi al suolo la Capitolare. I Monument’s Man con la svastica, amici delle belle arti italiane, avevano già fatto trasferire gran parte del tesoro della Biblioteca ad Erbezzo. La storia ha i suoi inaspettati crocevia: tra quei nazisti c’era un tale che si chiamava Wolfgang Hagemann il quale, per laurearsi prima della guerra, aveva studiato proprio alla Capitolare.