“Stanze di Musica” al Filarmonico
Si è tenuta ieri sera al Teatro Filarmonico la prima “Musica Season in Verona” di Primavera Musica, un progetto ideato e sostenuto da Gaspari Foundation, una Fondazione privata tutta veronese nata nel 2018, che promuove le arti e la cultura, valorizza i giovani talenti e contribuisce al benessere della società con iniziative di sostegno per l’inclusione sociale e la costruzione di una comunità allargata e partecipativa.
Stefano Bollani al pianoforte in “Rhapsody in Blue” di George Gershwin accompagnato dalla Berliner Symphoniker Orchester diretta da Filippo Arlia, ci ha portati con grinta e assoluta padronanza delle note nell’America dei primi del Novecento “farcendo” il piacere dell’ascolto con quel fare jazz e quell’arte dell’improvvisazione che sanno tanto di bello, di vita, di gioia di vivere.
Della rapsodia Bollani ha fatto sua la libertà e la varietà, quel sapore di jazz; ha disegnato con le note “stanze”, ci ha fatto visitare luoghi accompagnandoci come mito di un tempo attraverso il pianoforte in una poesia che prendeva forma davanti a noi, versi musicali circoscritti e ricchi di divagazioni come parole lontane da un ritornello, che prima o poi arriva come nuovo; mentre gli occhi seguivano un piede del pianista jazz che oltre a battere sulle assi del palcoscenico (simile ai mugolii di Keith Jarrett) disegnava nello spazio stretto tra i pedali del pianoforte e lo sgabello nuove partiture spaziali, danze. Improvvisazioni e coinvolgimento del pubblico nei ripetuti bis hanno riempito di colore il Teatro. Bellissimo.
Bollani è stato introdotto dall’Ouverture di “Romeo e Giulietta” di Petr Cajkovskij che l’orchestra Berlinese ha eseguito con tutto quel bagaglio di potenza alternata a leggerezza della musica di fine Ottocento, quasi ad anticipare quell’avanguardia di cui Gershwin è stato maestro, chiudendo con un epilogo all’esibizione del musicista eclettico e geniale Bollani, eseguendo “I quadri di un’esposizione” di Petrovich Musorgskij: tornare indietro nel tempo, con un piede di nuovo in terra russa, ma stavolta con un sapore di nuovo, di rottura degli schemi, che ritroveremo poi solo nelle sperimentazioni Parigine di “Parade”, quel balletto di Léonide Massine con la musica di Erik Satie, su poema di Jean Cocteau, costumi e scene di Pablo Picasso, rappresentata dai Balletti russi di Sergei Diaghilev il 18 maggio 1917 al Théâtre du Châtelet a Parigi, dove la contaminazione tra le arti diventa rifugio di leggerezza e piacevolezza alla brutalità del mondo moderno in piena prima guerra mondiale.
La stessa piacevolezza e pienezza che ieri sera ci siamo portati via come eco, in giornate sempre più frenetiche e veloci, battaglie quotidiane dove la musica è un ristoro necessario. Alla prossima.
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