Paul Crespel, il ladro di scatti irlandese vive a Verona

Ha quattro diversi passaporti ma è originario dell’Irlanda e vive a Verona da più di vent’anni. Si chiama Paul Crespel ed è un fotoreporter conosciuto in  tutto il mondo che vanta una carriera lunga più di quarant’anni. Dopo una vita passata a inseguire lo scatto perfetto tra barricate e paesi in guerra, ha lasciato tutto per dedicarsi alla street photography. Lo abbiamo intervistato per conoscere più da vicino la sua storia.

Si fa un nome nel 1975, a soli sedici anni, con degli scatti sulla “Point Law” quando una petroliera si incaglia a riva a sud ovest dell’isola di Alderney. Le sue foto vengono pubblicate dal quotidiano inglese The Observer . L’anno successivo viene inviato a Parigi per monitorare le rivolte algerine e così prende inizio la sua carriera di reporter in prima linea. Irlanda del nord, Angola, Monzambico, sono solo alcune delle mete che costellano l’impresa di Crespel che vende i propri scatti ai più importanti giornali del mondo.

Nel 1997, dopo due divorzi, decide di cambiare vita e di mettere uno stato tra lui e la sua ultima compagna così prepara una valigia e parte all’avventura, alla ricerca di qualcosa di nuovo.

È così che approda a Verona, la città che da oltre vent’anni è la sua casa. Arriva solo e con una valigia ed è proprio qui che nel 2011 acquista la sua prima macchina digitale e si innamora della street photography.

“È la forma di fotografia più difficile. Devi rubare l’istante da molto vicino“, spiega l’artista con in mano la sua macchinetta targata “Original Paul Crespel”.

Nel suoi scatti racconta una città e mille storie: quelle di turisti e musicanti di strada, di donne e bambini, di amori novelli e di dolore e disperazione, Crespel è un poeta senza parole. Le sue sono poesie come quelle di Baudelaire. Nella sua galleria vediamo prigioni invisibili come quelle della solitudine e della droga, del passare incessante del tempo e della povertà.

Verona è una città ambigua – continua Crespel – i cittadini sono razzisti, sempre pronti a giudicare e bigotti. Purtroppo al veronese medio non piacciono le mie foto ma è proprio per questo che resto qui. È una sfida, ma ci riesco”.

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Un rapporto di odio e amore, quello tra Paul e la fotografia che lo accompagna da quando ne ha ricordo. Ci rivela che a lui non piace la fotografia, che non l’ha mai cercata ma che sia sempre stata lì, dentro di lui. Avrebbe preferito cantare come Pavarotti ma il destino per lui era già scritto e lo vedeva con un obiettivo tra le mani.

Ci congediamo alla fine di via Mazzini dopo una lunga intervista e la ricerca dell’ennesimo scatto da rubare alla bella Verona. Chissà cosa lo attende sulla strada di ritorno a casa. Solo una cosa è certa, se qualcosa degno di nota si farà avanti lui sarà lì, pronto a immortalarlo.

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