Paola Turci, «Trovo il mio equilibrio solo se sento le vertigini»

È un pezzo di “Viva da morire”, il suo ultimo album. Abbiamo raggiunto telefonicamente Paola Turci poco prima del suo concerto speciale al Festival della Bellezza (primo giugno, Teatro Romano di Verona). Abbiamo avuto modo di ripercorrere con l’artista il suo storico, tra ostacoli e successi, straordinario percorso.

Di Tommaso Stanizzi

Viva da morire è il suo quindicesimo album. Dentro troviamo una scrittura diretta e più immediata rispetto ad alcuni suoi lavori precedenti. Dobbiamo considerarlo un nuovo percorso o un semplice fuoripista?
Può essere entrambe le cose. Ci può però anche essere una terza via. È un disco emotivo, un disco nato inaspettatamente, nato dall’istinto. Si è scritto una canzone dietro l’altra, non è di certo un disco concettuale. Mi sono lasciata emozionare e trasportare un po’ da quello che queste storie raccontano sentendomi molto interprete in questo disco.

Nel disco c’è una canzone “la vita copiata in bella”, guardandosi indietro se avesse possibilità riscriverebbe la sua vita o la lascerebbe in brutta copia?
Se avessi la possibilità, ma è impossibile! Non sono per i sogni che non si realizzano, se si realizzano allora li esprimo. Certe cose certamente andrebbero riscritte meglio. La storia però si racconta tutta e non si può tornare a correggere qualcosa. La si racconta comprendendo gli sbagli perché ti aiutano ad arrivare dove volevi essere.

A Verona il primo giugno terrà un concerto speciale al Festival della Bellezza, un omaggio alle donne. Se le dico che la bellezza è direttamente proporzionale al tempo che le si dedica per cercarla, concorda?
Sì, perché no! La bellezza è una questione di tempo. Non parliamo di bellezza come dote naturale. C’è anche quella, ma è un’altra dote. La bellezza richiede tempo, probabilmente lo stesso tempo che richiede per vederla, per mostrarla e per goderne. La bellezza è una serie di elementi che ti portano alla consapevolezza.

In questi ultimi anni ha fatto un grandissimo percorso artistico ed umano, avvicinando sempre di più la Paola Turci cantante alla Paola Turci donna. Ci sta forse suggerendo che non dobbiamo avere paura della paura stessa, in tutti i campi?
Io ho cercato di lavorare sulla conquista della paura. Accettarla perché una volta accettata è molto meno presente, meno fastidiosa. In questi anni, il mio lavoro è stato andare verso la verità, la mia verità e verso me stessa. Capire e rendermi conto, lavorando sulle mie debolezze sulle mie paure per smascherarle. Ho affrontato la paura di non essere amati, di non essere accettati avendo delle ragioni per sentirmi insicura. Ho proprio lavorato su di questo nel mio percorso.

Da novembre un tour nei teatri. Dimensione intima per lei ed i suoi fan. Proprio a proposito del rapporto con loro, secondo lei, i social network aiutano a stringere questo legame o, in fin dei conti, lo rendono meno vero?
No, a volte con i social si ha la possibilità di agire direttamente, di rispondersi e di comprendere attestando la propria presenza. Inoltre sono un grandissimo mezzo di informazione che ci permette di dare notizie in tempo reale appagando il rapporto ed il bisogno di sapere che hanno i fan.