Molto piacere, la piéce tragicomica di Teatro Impiria

Foto di Teatro Impiria

Si intitola “Molto piacere”, la performance teatrale liberamente ispirata a diversi spettacoli e film sulla coppia con Laura Murari, Simonetta Marini, Michela Matrella e Michele Vigilante e la regia di Andrea Castelletti, che andrà in scena questa sera alle ore 21.15 e in quelle a seguire fino a domenica (alle ore 18.00) al Modus di Verona.

Una commedia tragica e comica, graffiante e divertente, che sgretolerà ogni certezza del pubblico presente in sala.
Due coppie di genitori i cui bambini hanno litigato si incontrano per risolvere la cosa tra persone civili ma gli iniziali convenevoli e buoni proponimenti si trasformano presto in velenosi e cinici battibecchi e così quattro adulti arrivano a comportarsi come bambini, degenerando in situazioni assurde e ridicole.

Lo spettacolo prende spunto da un film di Ròman Polànski, per poi evolversi secondo una drammaturgia originale di gruppo attingendo da svariati testi, libri e film. La piéce mette in scena quello che potrebbe essere un civile incontro tra due coppie di  genitori i cui bambini si sono picchiati al parco. Il “civile” incontro diviene presto una carneficina dialettica in un tutti-contro-tutti, tanto esilarante per il pubblico quanto amara nella realtà.

L’uso via via sempre più degenerato del formale saluto di presentazione e commiato “molto piacere”, che dà anche il titolo alla piéce, accompagna lo svelamento del “peggio di sé” che i quattro personaggi finiscono col manifestare.
Uno spettacolo-battaglia dove le linee di combattimento vengono continuamente ridisegnate, in quella che risulterà una resa dei conti finale ed irreversibile, dove ognuno si rivela per ciò che è veramente: mostrando le proprie contraddizioni più profonde.

In scena due attrici e due attori di elevata statura quali Simonetta Marini, Laura Murari, Michele Vigilante e Michela Matrella, cui è affidata l’interpretazione di questo umano massacro che elargisce un valido esempio della condizione umana di noi occidentali all’alba del terzo millennio, dove uomini e donne si sentono ostinatamente più importanti dell’ambiente che li circonda. Da questo concetto l’idea scenografica di realizzare un mondo fatto di mobili ed oggetti in miniatura, dentro il quale per raffronto gli attori risultano colossi, espressione visiva del loro imponente ego. In aggiunta, ciascun personaggio reca un oggetto ulteriormente enorme in cui identifica sé stesso (i sigari, il portacipria, i cataloghi d’arte, il cellulare): saranno questi oggetti che in un innuendo di rabbia sempre meno sopita verranno distrutti in uno straripante finale apocalittico.

 

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