Le Ande “anguste” e le Ballate senza nome inaugurano il Film Festival

Saranno dieci giorni di mito e immaginazione, ha promesso dal palco di Bosco Chiesanuova il direttore artistico Alessandro Anderloni ieri alla cerimonia d’apertura. Ma alla rassegna cinematografica internazionale, giunta alla sua 24esima edizione, non mancheranno “montagne vere, vivide”.

Un assaggio della loro tragica durezza si è avuto ieri nella “Ballata senza nome” del cantautore veronese Massimo Bubola in omaggio ai militi ignoti morti nella Grande Guerra con una prosa musicale che ha seguito il viaggio sospirato di quella bara da Aquileia all’Altare della Patria di Roma nel 1921. Dentro il soldato rimasto senza identità che divenne il simbolo degli infiniti dispersi, perduti nei gorghi impietosi del conflitto.

Foto Film Festival della Lessinia

Ma al Film Festival si è parlato anche di cime soffocanti, che limitano l’anima smussandola a furia di pregiudizi. Una  pellicola forte quella che ha dato il là alle proiezioni (63 film da 37 Paesi). Retablo del regista Alvaro Delgado Aparicio (2018) affresca la storia di un’omosessualità capita nei terreni domestici, impossibile da concepire all’esterno, nel mondo angusto delle Ande peruviane. Perché la montagna è anche oppressione, è anche vedere il proprio padre devastato dalla violenza di chi non ha gli strumenti per capire la diversità, figuriamoci per darle uno spazio di cittadinanza. Segundo ha 14 anni e per lui Noè è solo l’adorato papà, un uomo incredibile, che vive di bellezza, artista di retablos (pale d’altare tipiche del luogo), ma è diversa e spietata la lettura che dello stesso Noè danno gli abitanti del villaggio.

Foto Film Festival della Lessinia

Ieri sera si è tenuta la cerimonia di apertura alla presenza delle autorità tra cui il sindaco di Bosco Chiesanuova, Claudio Melotti, il parlamentare veronese Paolo Paternoster e la consigliera regionale Orietta Salemi che hanno ricordato, con parole diverse, il ruolo e l’ormai consolidato successo di una rassegna che (al netto delle difficoltà di qualche anno fa quando sembrava profilarsi una battuta d’arresto) continua ad incantare per la ricchezza del cartellone, mantenendo il passo certo e deciso di chi li sa percorrere, davvero, i sentieri della montagna.

Variegata la mole di storie che le 63 pellicole da 37 Paesi (23 le anteprime italiane) promettono di raccontare nei dieci giorni del Festival (fino al 2 settembre). Tutte unite, come ha ricordato il direttore artistico Alessandro Anderloni, dal desiderio di tratteggiare “la vita nelle terre alte” che, sempre così sferzata e definita dalle prove della natura, rarefatta dall’adiacenza al cielo, è forse quella che meglio, e di più, può dirci “della vita. Di qualsiasi vita”.

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