La Casa di Deborah, fare il bene e farlo bene

Un progetto che promuove la famiglia come bellezza, risorsa e speranza e che mette al centro, come obiettivo privilegiato, gli adolescenti. L’iniziativa sarà presentata oggi, 17 aprile 2018, alle ore 18.00, presso il Vescovado di Verona. Giovedì 19 aprile 2018, dalle ore 9.00, invece, la Giornata di Studi in ricordo di Deborah Libardi “Un vecchio e un bambino si presero per mano … . I nonni come risorsa”, presso il Salone dei Vescovi, in Piazza Vescovado.

«C’era una volta un sogno». Sono queste le parole che la dott.ssa Giuseppina Vellone sceglie di utilizzare per introdurre il suo progetto. Un sogno, appunto. Un sogno che si è finalmente realizzato. Un sogno che ha condiviso per lungo tempo con una sua collega, ma prima di tutto amica, Deborah Libardi. Due professioniste che della loro professione hanno fatto una missione. Per i giovani, anzitutto. Per coloro che rimangono soli, perché alle spalle manca la famiglia.  Non importa il colore politico, la concezione di famiglia che ognuno ha. I figli sono e rimangono figli. E la prima loro esigenza è quella di essere amati, voluti, e soprattutto seguiti.  «Ci sono voluti anni prima che la mia idea prendesse corpo», ci spiega la Vellone. Era il 2006 quando la psichiatra, già psicoterapeuta di coppia e consulente del Tribunale penale e civile di Verona, sente l’esigenza di lavorare sulla prevenzione. Poi è arrivato il momento giusto. Prima la conoscenza con la Libardi, che la quale ha condiviso la volontà di occuparsi «di cose belle». Elemento propulsore del progetto, dove la famiglia è concepita come «risorsa, bellezza e speranza». Successivamente sono state coinvolte persone, enti privati ed enti pubblici. «La cosa che più mi ha sorpreso, in maniera positiva, è stata la loro reazione. Tutti si sono detti subito disponibili, senza chiedere in cambio nulla. Hanno compreso appieno il progetto».

Tra i sostenitori compare dunque la Diocesi di Verona, nella persona di Don Martino Signoretto, vicario alla cultura, che ha accolto con estremo interesse le sollecitazioni, vista «l’emergenza legata alla mancanza di aiuti nei confronti dei minori, e delle famiglie allo sbaraglio». Si è quindi detta disponibile sia come supporto istituzionale, sia nella ricerca di un luogo adeguato dove svolgere le attività del progetto. Sarà infatti una casa di ascolto e accoglienza quella che si intende realizzare a breve. “La casa di Deborah”, dedicata all’amica e collega della dott.ssa Vellone, venuta a mancare nel settembre del 2016, dove «giovani anziani dedichino parte del loro tempo e donino le loro conoscenze ed abilità a ragazzi che dentro la famiglia vivono momenti di difficoltà». Sarà un vero e proprio “laboratorio intergenerazionale”, dove si svolgeranno attività che spaziano dallo studio alla musica, dalla cucina al teatro. E sarà proprio dall’incontro e dalla relazione che ragazzi e adulti coinvolti potranno capire la positività dello stare insieme, nell’ottica di una promozione del bene comune.

La rete che Giuseppina è riuscita a intessere ha creato una squadra, fatta di “alleati”. Tra questi compaiono anche i nomi del professore di economia Federico Perali, dell’Università di Verona, e dell’ingegnere Maurizio Bernardi, ex sindaco di Castelnuovo del Garda. Data «la fragilità economica e emotiva delle componenti più vulnerabili della famiglia in preoccupante aumento», Perali punta a una forma moderna di welfare, che non vada più a chiedere soldi alle famiglie benestanti, ma che si rivolga alle aziende, che possono diventare partner diretto del progetto in cambio di servizi di sostegno per i giovani. Dal “walfare risarcitorio e assistenziale” prende le distanze anche Maurizio Bernardi, che sostiene l’idea di dare un nuovo progetto di vita ai giovani in difficoltà, puntando quindi a un “walfare generativo”. Sarà quindi proprio la rete tra le famiglie, le istituzioni, in primis il Comune, e le imprese a rendere sostenibile il progetto.
Si tratta di una vera e propria sfida, non solo perché inserita «in un clima mediatico-culturale che promuove la cultura individualistica e utilitaristica, dove la relazione familiare diventa un ostacolo alla libertà personale». Ma anche perché si scontra con una realtà italiana dove lo Stato destina solo lo 0,8% del Pil a favore della famiglia, contro una media europea dell’1.7%.
L’importante, per ora, è che si siano mosse le acque e mobilitate le risorse. Le basi necessarie per creare una rete propulsiva nel territorio. Ricordando sempre che questo impegno è prima di tutto a favore dei giovani. Quindi del loro e del nostro futuro.

 

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