Il movimento come libera espressione dell’essere
Non serve essere ballerini provetti, nè tantomeno avere talento per la danza. Per praticare quella che viene chiamata “contact-dance” ciò che è necessario è saper ascoltare il proprio corpo e muoversi all’unisono con lui e l’ambiente circostante.
Un concetto molto particolare che sta alla base della compagnia Contactiamoci, che stamattina in Arsenale ha fatto danzare i partecipanti nell’ambito dell’evento organizzato dal Teatro Laboratorio per la 5° edizione del festival “Non c’è differenza”.
Prima un doveroso riscaldamento con tanto di tè, e poi via agli esercizi, da quelli singoli a quelli da svolgere in coppia per “ascoltare” il corpo dell’altro, i suoi bisogni, il suo respiro e le sue tensioni facendo poi convergere il tutto in una jam libera dove l’unica regola è quella di muoversi a seconda delle proprie esigenze e sensazioni, senza un perché, senza una meta, perché lì sta il bello di questa attività.
A parlarci dell’iniziativa, partita nel 2017, uno dei fondatori, Leonardo Delfanti: “Abbiamo deciso di iniziare un laboratorio aperto alla cittadinanza che si svolge ogni martedì in Arsenale d’estate, durante l’inverno invece lavoriamo con i festival – spiega Leonardo, che si è poi soffermato sugli aspetti positivi e sui benefici di questa particolare “danza del contatto” – Abbiamo avuto ottimi riscontri. Persone di tutte le età maturano e comprendono le proprie necessità e c’è un benessere psicofisico visibile. Ciò ci porta a continuare con questa nostra grande passione che è il contattare altre persone intorno a noi”.
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