È andato in pensione il professor Claudio Baccarani

Claudio Baccarani

È andato in pensione il professor Claudio Baccarani, figura di riferimento per il Marketing territoriale all’Università di Verona. Il contributo di Daniela Cavallo.

Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università di Verona e docente di Marketing territoriale, è stato Direttore del Dipartimento di Economia aziendale dell’Università di Verona, Editor-in-chief della rivista Sinergie Italian Journal of Management, della quale è stato Condirettore scientifico dal 1993, membro del comitato scientifico delle riviste Sinergie, Sviluppo e Organizzazione, Journal of Marketing Trends, International Journal of Quality and Service Sciences, The TQM Journal e Finanza Marketing e Produzione, condirettore del network Tolone-Verona, che propone convegni annuali dal 1998 in varie università europee sui temi del Total Quality Management e la qualità nei servizi, Presidente del Consiglio di Indirizzo e Sorveglianza del CUEIM, Consorzio Universitario di Economia Industriale e Manageriale tra 25 atenei italiani, ha fondato presso l’Università di Verona la Scuola di Management e i suoi allievi qualche giorno fa gli hanno reso omaggio con un evento, al quale hanno partecipato professori e imprenditori venuti da lontano, e con un libro che di colleghi, amici e discepoli raccoglie “Scritti seri e semiseri in onore di Claudio Baccarani“, edito da Giapicchelli. Claudio Baccarani ha formato molti imprenditori veronesi e sul territorio ha lasciato segni ed eredi.

Claudio BaccaraniDi seguito un piccolo estratto, che del Maestro sottolinea l’uomo e i dieci anni condivisi nell’insegnamento di Marketing Territoriale al Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona, luogo di formazione e d’eccellenza, che in questi giorni attende ospite illustre il Presidente della Repubblica ad iniziare un nuovo Anno Accademico.

Un privilegio avere avuto accanto il professor Baccarani, insieme abbiamo cercato l’anima dei territori e quella degli studenti, quella da lanciare ogni volta oltre l’ostacolo. Insieme alla nostra.

Passo ciondolante e cadenzato, parrebbe da imputare allo zaino in spalla, ma l’effetto metronomo a scandire il tempo nello spazio con il corpo ce l’ha anche senza pesi. Il passo è lento, quasi una filosofia di vita, e non si fa fatica, intravedendo le cinghie dello zaino, ad immaginarlo scolaretto col grembiule i calzoni corti sulla strada di scuola, distratto da qualche ranocchio, un fruscio o qualche zanzara che non difficilmente si poteva incontrare nel suo territorio, quella pianura padana, quella parte dell’Emilia, non lontana dai luoghi raccontati da Guareschi. Ma più di tutto sono le idee, – sempre una più del diavolo!- che non tradiscono il territorio d’appartenenza da sempre fertile, impastato tra sacro e profano, tra sapere dotto e quello contadino, i pensieri che lo distraggono; no anzi non è mai distratto, ma interagisce in tempo reale con quel che gli sta attorno. E viaggia. C’è sempre un treno da qualche parte. Quando poi ti vede da lontano che lo stai osservando da un po’, accende il sorriso – più o meno luminoso a seconda se è appena tornato dalla sua “seconda casa” la Sardegna – e lo sguardo è concentrato sulla meta, non esiste altro.

“Buongiorno!”- entra in aula ancora sorridendo, ma con gli occhi che anticipano lo svelare una grande sorpresa, una di quelle verità che cambiano il mondo: “ Venendo in qua, guardandomi intorno, sapete cosa mi è venuto in mente? Un aforisma…!”. Panico.

Il silenzio che segue è interrotto solo dallo zaino che, tolto come giacca sulle spalle, ricade sulla cattedra; sorride abbassando il capo, come chi sa di avere l’attenzione, come chi sta per compiere l’impresa e gode dell’attesa, del rischio.

Alla parola “aforisma” mi siedo e aspetto, il sorriso di chi sa mi contagia, ed ho imparato ormai i tempi di questa bellissima “rappresentazione teatrale” che ogni lezione ci permette di mettere in scena da nove anni, faccio vicendevolmente da spettatore, e da spalla, su un canovaccio fatto di conoscenze, di competenze, di esperienza e di passione, un lusso, di volta in volta creiamo qualcosa che è sempre unico, perché diverse sono le persone che abbiamo davanti e della loro diversità facciamo ricchezza, come della nostra, una sorta di “co-creazione di valore” in tempo reale.

Solo la reazione alla parola “aforisma”, da anni, è sempre la stessa: li vedi, alcuni studenti lo guardano basiti, altri cercano nella loro memoria il significato della parola, altri ancora aspettano solo incuriositi, quelli “Erasmus” sorridono come se avessero capito per celare imbarazzo, qualcuno muove le dita sul computer o sul cellulare chiedendo aiuto alla rete, ma il Professor Claudio Baccarani è più veloce di qualsiasi tecnologia, sa che è il momento giusto e, alzando il capo, di spalle agli studenti, mi da la parola con gli occhi, ancora sorridente, come di chi conosce il finale.

Claudio Baccarani“La parola viene dal latino aphorismus – esordisco, sapendo che vuole attingere agli studi classici che molto lo affascinano nel potere delle parole, e rivolgendomi alla platea alzo il tono e il braccio a disegnare nell’aria – “Derivante a sua volta dal greco ἀϕορισμός (aforismos) significa letteralmente “distinzione, definizione”, a sua volta deriva da un’azione, dal verbo ἀϕορίζω (aforizo), vuol dire delimitare, definire”.

Così gli studenti se prima erano basiti adesso sono spaesati, terrorizzati di aver sbagliato corso. “È una frase concisa, breve, che svela una verità o un concetto”, mi incalza, volgendosi alla parte più ampia dell’aula, in piedi appoggiandosi al davanti della cattedra, braccia conserte e una mano a reggere il mento, viso di tre quarti tra me, dietro la cattedra, e gli studenti avanti a lui, sguardo e posa da pensatore, lo anticipo: “un motto! Come quelli che stavano sugli scudi dei Cavalieri medioevali che andavano in battaglia, iniziavano un’impresa, oggi lo potremmo chiamare Brand!”. E come anello di catena, si aggancia: “Il motto di oggi è quello di altri cavalieri, gli Indiani d’America! Non ereditiamo la terra dai nostri avi; la prendiamo a prestito dai nostri figli”. E senza bisogno di immagini, di powerpoint, o di filmati prende forma un racconto, riuscendo a polverizzare le paure e gli sgomenti iniziali, e a portare per mano ogni singolo studente in territori, seppur noti, mai visti, da guardare con occhi nuovi per produrre ricchezza, bene, bellezza.

Ecco, si comincia, lezione di Marketing Territoriale.

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