Diego Alverà e le (nostre) emozioni gialloblù

Nel libro dello storyteller Diego Alverà, Hellas Verona Story, si raccontano i 114 anni di epopea della squadra scaligera, dal 1903 ai giorni nostri. Un dribbling dal ritmo serrato tra parole e fotografie in una cronaca unica e memorabile, umana e sportiva: ha come protagonisti sportivi, tifosi e cittadini innamorati del calcio (ma quello con la c maiuscola).

 

Racconta di calcio, ma del calcio con la c maiuscola, Diego Alverà. Storyteller e autore sul suo blog della rubrica Once in a lifetime, ha (letteralmente) un debole per le parole: le traduce in testi, le narra dal vivo in eventi live, le riporta sul web sotto forma di podcast. Ancor più ama quelle parole che va accuratamente a scavare nelle pieghe del passato: per riportare le imprese di un esploratore, per celebrare i successi di sportivi che hanno tagliato il traguardo di memorabili vittorie, per riportare sul palcoscenico della vita il successo di musicisti talentuosi. Sono tante piccole tessere di un puzzle più grande, quello della storia. Anche questa, nemmeno a dirlo, con la s maiuscola.
Tra le vicende di cui Alverà ha dedicato attenzione c’è quella dell’Hellas, la squadra di calcio della città. Aveva già iniziato nelle pagine di Verona Milan cinque a tre (edizioni Scripta, 2013), divenuto poi spettacolo teatrale. Ma la saga gialloblu, negli anni dal 1903 ai giorni nostri, rivive adesso in Hellas Verona Story, libro recentemente consegnato alle stampe da Alverà per le Edizioni della Sera con prefazione di Adalberto Scemma. Un condensato di parole e fotografie, per una cronaca unica e memorabile, umana e sportiva.
«Il calcio di un tempo mi appassiona», esordisce l’autore. È come se l’agonismo del passato, spiega, fosse impregnato di quei valori dei quali ai giorni nostri non è rimasta traccia. «La mia è quasi una chiamata etica: salvare dall’oblio, condividere e nel limite del possibile diffondere gli ideali che hanno ispirato molte persone prima di noi», sottolinea. Ed è qui che s’inserisce la fede calcistica: «Le vicende dell’Hellas Verona sono diventate un patrimonio collettivo, una cultura diffusa a praticata, la grammatica di un senso di appartenenza» Esiste un attaccamento profondo della città scaligera alla sua squadra, e viceversa, di cui parlare.

«Il calcio è uno sport popolare», prosegue lo storyteller. A disegnarne il profilo sono i suoi protagonisti: da quelli schierati in campo ai tifosi affacciati agli spalti; da Luca Toni a Damiano Tommasi, da mister Bagnoli ai ragazzi dello Scudetto, da Pietro Fanna a Gianfranco Zigoni, da Saverio Garonzi alle magie della “fatal Verona”. Partita dopo partita, gol dopo gol, il rotolare della palla accompagna le origini e la crescita del club a partire da quando il calcio era ancora uno sport tutto da inventare. Ben 114 anni in cui è cambiata l’Italia, la gente e la morfologia del Paese. Non la fede gialloblù. In tal senso il volume è «un diario dei ricordi», motiva Alverà. A partire dal giorno in cui fu un insegnante di greco e latino del liceo Maffei, Decio Corubolo, a battezzare l’associazione calcio Hellas in ricordo dell’antica Grecia. «Fu lui a dare il via a un’epopea fatta di vittorie e sconfitte, di autentici drammi e gioie, di momenti insuperabili come la conquista dello scudetto nel 1985». Un dribbling a ritmo sostenuto tra aneddoti strepitosi ed episodi dolorosi: dallo scampato pericolo per la squadra di essere coinvolta in un disastro ferroviario al timore di scivolare in fondo alla classifica, nel Purgatorio della C2.
La lettura non è solamente per tifosi sfegatati: «È destinata a tutti», assicura. È un romanzo popolare da cui ciascuno, alla sua maniera, può trovare spunti di riflessione. In cui chiunque può rivivere l’atmosfera dalle tinte gialloblu, in cui le sfumature sono altre: «La grande solidarietà, il mettersi al servizio di un’idea e usare il talento al di là della sfida sportiva». Il calcio era, e dovrebbe essere, pure tutto questo.
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