Banterle, gli inediti dello scultore in mostra

mostra Banterle biblioteca civica

Fotografie, schizzi e acquarelli. E, ancora, ritratti, calcografie e progetti. Un’ampia serie di materiali inediti dello scultore veronese Ruperto Banterle sarà in mostra nella Protomoteca e nella sala Fiumi della Biblioteca Civica fino al 31 agosto.

La mostra “Ruperto Banterle, lettore di anime. Uno scultore del ‘900”, curata da Agostino Contò e Camilla Bertoni, espone materiale proveniente dall’archivio di famiglia e da quelli della Biblioteca Civica e del Comune di Verona. L’esposizione è stata realizzata su proposta dell’associazione Mario Salazzari e dei consiglieri comunali Paola Bressan e Mauro Bonato, in collaborazione con Agec. All’interno, sono documentati in diverse sezioni i progetti per monumenti ai Caduti realizzati e non, bozzetti e schizzi per monumenti funerari. A corredo, anche le calcografie della famosa tipografia veronese di Luigi Cavadini.

Inediti sono anche i bozzetti in gesso per i bassorilievi disegnati per il Palazzo del Supercinema progettato dal fratello architetto Francesco Banterle. I suoi disegni, riprodotti da fotografie in mancanza degli originali non più esistenti, sono esposti accanto ai bozzetti. La collaborazione con il fratello Francesco è documentata anche dalle immagini relative alla Casa del Mutilato. Due teche sono infine dedicate alla fruttuosa amicizia con il poeta Lionello Fiumi, con foto, ritratti, disegni e pubblicazioni. La mostra prosegue al piano superiore della Biblioteca Civica, nella sala Fiumi da poco allestita. Qui, sarà possibile vedere una selezione di opere scultoree provenienti dalla collezione di famiglia e da collezione privata.

A sostegno dell’iniziativa anche il gruppo “I Ragazzi della via Pál”. Il gruppo promuove un progetto di ricollocazione su Ponte Garibaldi degli “stràchi”, i marmi scolpiti da Banterle e andati perduti con la ritirata tedesca del 1945. Sabato 15 giugno, alle ore 11 alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, visita guidata gratuita, a cura di Valentina Ferrazzi e Camilla Bertoni sulle opere scultoree di Banterle provenienti dal Fondo Fiumi. Le opere sono confluite nelle collezioni della Galleria e sono entrate a far parte dell’allestimento del percorso storico in occasione di questo anniversario.

Ieri la presentazione e l’inaugurazione della mostra, alla presenza dell’assessore alla Cultura Francesca Briani, del presidente di Agec Roberto Niccolai, del direttore della Biblioteca Civica Alberto Raise. Presente anche la responsabile della galleria d’Arte Moderna Forti Patrizia Nuzzo, il consigliere Paola Bressan e, per l’associazione Mario Salazzari, la storica dell’arte Gabriella Bologna. «Un percorso espositivo – sottolinea l’assessore Briani –, che presenta al pubblico disegni, fotografie e documentazioni inedite sullo straordinario percorso artistico di questo nostro concittadino. Un’ampia raccolta di materiale che ben rappresenta l’estro creativo che definì la produttività scultorea di Banterle, le cui opere, capolavori di incredibile fascino, sono in parte visibili anche all’interno del Cimitero Monumentale di Verona, per molti aspetti, un vero e proprio museo a cielo aperto di tanti grandi artisti del passato».

L’artista

Ruperto Banterle nasce il 19 settembre 1889 a Verona. Si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Genova, frequentando contemporaneamente lo studio dello scultore Giovanni Scanzi. Nel 1911 si stabilisce a Parigi, dove conosce le opere di Auguste Rodin, Medardo Rosso, Camille Claudel e Antoine Bourdelle. Rientrato a Verona per motivi politici, apre uno studio e realizza diversi monumenti funebri, fra cui quello per la madre dell’amico Lionello Fiumi, L’Anelito Fuggente.

Allo scoppio della Grande Guerra viene chiamato a combattere sul Carso e in Albania. Negli anni Trenta lavora a importanti committenze pubbliche per la città di Verona realizzando i gruppi scultorei della Casa del Mutilato, progettata dall’architetto Francesco Banterle, suo fratello, e di ponte Garibaldi, andati distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale. Negli anni successivi al conflitto si trasferisce nuovamente a Milano, dove continua la sua attività. Contemporaneamente, lavora anche a Verona per ritratti e opere d’arte sacra e funeraria. Nel 1955 esegue la statua di Simon Bolivàr per l’impianto Siderurgico dell’Orinoco, in Venezuela. Muore il 20 luglio 1968 nella sua casa di Gombion, frazione di Belfiore d’Adige, in provincia di Verona.