A Nogarole Rocca la mostra sui veronesi di oltre 4mila anni fa
Presentata questa mattina, mercoledì 6 novembre, la mostra “Con-nessi. Interazioni millenarie di una necropoli”, promossa dalla Soprintendenza per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza e dal Comune di Nogarole Rocca, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Verona, grazie al sostegno di Autostrada del Brennero.
La mostra, che resterà aperta al pubblico fino al 2 febbraio 2025, racconta i risultati degli scavi della necropoli trovata a Pradelle di Nogarole Rocca fra 2017 e 2018. Un viaggio nella vita dei veronesi fra età del rame e del bronzo. La mostra inoltre ha ottenuto il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, del FAI – Delegazione di Verona, della Provincia di Verona e della Regione del Veneto
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La mostra a Pradelle di Nogarole Rocca e la scoperta
La mostra, che è stata inaugurata oggi all’ex Oratorio San Leonardo di Pradelle, racconta quanto emerso nella campagna di scavi 2017-2019 in via San Francesco, dove è venuta alla luce un’eccezionale necropoli preistorica e protostorica del III-II millennio a.C.
Le indagini vennero avviate grazie alla prassi dell’archeologia preventiva, che permette di coniugare le esigenze di espansione della società moderna con quelle di tutela del patrimonio culturale. In vista della lottizzazione prevista nella zona, prese infatti le mosse una campagna archeologica che ha condotto a continue, rilevanti scoperte su un’area molto estesa, di 12.800 metri quadri.
Attraverso l’esposizione dei reperti rinvenuti e il racconto dei risultati inediti degli studi incorso sul contesto, l’allestimento riporta alla luce gli strati del paesaggio, rivelando così il legame del rinvenimento con la contemporaneità e le nuove sfide di oggi in termini di mobilità, coesistenza sociale e attrattività dei territori.
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Gli scavi e il valore della scoperta
La campagna di scavo ha fatto riemergere più di 40 sepolture, di epoche diverse: 8 di queste sono risalenti alla fine dell’età del Rame e associate al fenomeno culturale del bicchiere campaniforme così denominato per l’uso di ceramiche dalla caratteristica forma di una campana rovesciata e diffusa in Spagna, nel Regno Unito, in buona parte dell’Europa centrale e in alcune regioni d’Italia.
Imponente l’articolazione della successiva frequentazione fra Bronzo Antico e Bronzo Medio 1 con strutture funerarie circolari (tumuli) e più di 25 sepolture a inumazione e infine le 6 sepolture a cremazione della fine del II millennio a.C.
Gli scavi hanno permesso di recuperare non solo materiali archeologici di eccezionale valore ma anche un importantissimo patrimonio rappresentato dalle ossa dei defunti. È stato così possibile approfondire alcuni temi particolarmente attuali nella ricerca archeologica e nel dibattito scientifico a livello europeo, non solo sulle malattie, sulla dieta e sulla salute dei defunti; grazie infatti alle analisi genetiche sul Dna antico e a quelle isotopiche si sono potute reperire informazioni e formulare ipotesi anche sui legami di parentela, sulla provenienza e mobilità degli individui e di alcune materie prime.
Dettagli, significato scientifico e curiosità relative allo scavo e al suo valore per il territorio sono stati approfonditi nella tavola rotonda con Andrea Cardarelli, Presidente dell’Istituto italiano di Preistoria e Protostoria, Paola Salzani, Funzionario archeologo della Soprintendenza nonché curatrice dell’allestimento e Carlo Costa, Direttore Tecnico Generale di Autostrada del Brennero.
Se il prof. Cardarelli ha osservato come «questo rinvenimento abbia consentito di accrescere le conoscenze rispetto alla comunità locale del tempo, con scoperte molto significative rispetto soprattutto ai contesti sepolcrali e ai rituali connessi», la dott.ssa Salzani ha ripercorso le tappe di una campagna «impegnativa e di grande soddisfazione, resa possibile grazie alla collaborazione di tutti gli enti attivi nel settore. Abbiamo indagato le nostre radici – ha aggiunto – ma quanto scoperto ci insegna che si tratta di radici in movimento. Ora speriamo che questa mostra possa continuare a vivere anche dopo l’allestimento che inauguriamo oggi, a partire dalla tappa in programma per la fine del prossimo anno al Museo nazionale di Verona».
All’ing. Costa il compito di ribadire l’importanza delle connessioni che hanno dato il nome alla mostra. «Questa necropoli è uno dei siti del passato che punteggiano la nostra arteria e che ci raccontano della lungimiranza di chi disegnò il tracciato dell’A22. Il nostro compito è quello di tutelarne il passato e proiettarla nel futuro attraverso un progetto, che abbiamo presentato alMinistero, di oltre 9 miliardi di investimenti fortemente orientato alla transizione ecologica e alla digitalizzazione, che rappresentano il futuro della mobilità».
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La presentazione a Pradelle
A fare gli onori di casa, in una partecipatissima inaugurazione con oltre cento persone, il sindaco di Nogarole Rocca, Luca Trentini: «La mostra permette di ammirare reperti di importanza nazionale che risalgono a migliaia di anni fa. Dal 2017 abbiamo scoperto e rilevato nel nostro Comune qualcosa di unico che ci consente di approfondire le nostre origini e il legame con il nostro più remoto passato. Ci teniamo che la cittadinanza e in particolare le scuole possano visitarla e sfruttare quindi questa grande occasione. I reperti ci parlano anche dell’importanza dell’asse del Brennero per gli spostamenti e per l’immigrazione anche nella preistoria. Scoprire il nostro passato ci aiuta a capire e interpretare sia il presente che viviamo sia il futuro che abbiamo davanti».
Presenti anche tutti i Vertici di Autostrada del Brennero, dall’Amministratore Delegato Diego Cattoni al Presidente Hartmann Reichhalter e la vice, Alessia Rotta, che ha portato anche i saluti del sindaco di Verona. «Siamo orgogliosi – ha detto l’AD Cattoni – come A22 di essere presenti oggi. Autostrada del Brennero è dei territori che attraversa, che hanno fortemente voluto questa autostrada e hanno ancora oggi un ruolo rilevante nella compagine societaria. Questa mostra ha messo in luce un dato significativo: fra i resti ritrovati vi è traccia di Dna di popolazioni provenienti da molto lontano, il che ci conferma come l’asse del Brennero sia sempre stato uno snodo di fondamentale importanza. Oggi come allora la mobilità è sviluppo e noi siamo fortemente impegnati per far sì che questo valga anche per il futuro».
Anche Andrea Rosignoli, Soprintendente A.B.A.P. per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza ha rimarcato «la valenza delle connessioni emerse in questo scavo, che mi piace pensare non valga solo per i risultati della ricerca ma anche per la comunità che si è venuta a creare. Quello che vediamo oggi è infatti un risultato particolarmente virtuoso per le competenze scientifiche e risorse umane coinvolte, oltre che per le risorse finanziarie impiegate».
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