Morte di Moussa Diarra: la Procura chiede l’archiviazione per il poliziotto coinvolto

Redazione

| 05/11/2025
La Procura di Verona ha richiesto l'archiviazione del caso, confermando che l'agente ha «agito in legittima difesa» durante l'episodio del 20 ottobre 2024, in cui Moussa Diarra perse la vita.

La Procura della Repubblica di Verona ha firmato oggi, 5 novembre, la richiesta di archiviazione nei confronti dell’assistente capo coordinatore della Polizia di Stato A.F., indagato per omicidio colposo in relazione alla morte di Moussa Diarra, avvenuta il 20 ottobre 2024 nei pressi della stazione ferroviaria di Verona. «In data odierna questa Procura della Repubblica, esaurite le indagini preliminari ritenute necessarie e completate anche quelle richieste dalle persone offese, ha firmato una richiesta di archiviazione», si legge nel comunicato ufficiale.

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La Procura ha notificato agli interessati gli avvisi di legge propedeutici all’invio degli atti al Giudice delle Indagini preliminari. Secondo l’ufficio requirente, A.F. non sarebbe punibile, in quanto l’azione compiuta, ossia l’uccisione di Moussa Diarra, rientra nei limiti della legittima difesa. «La Procura ritiene che l’indagato A.F. non sia punibile avendo commesso il fatto consistito nell’aver ucciso Diarra Moussa per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta», si specifica nel comunicato.

La Procura ha sottolineato che la reazione dell’agente è stata «proporzionata all’offesa». In particolare, le indagini hanno confermato che Moussa Diarra, armato di un coltello da cucina con lama seghettata di circa 11 cm, avrebbe affrontato A.F. con un atteggiamento aggressivo, senza tentare di fuggire.

«Diarra, che teneva nella mano destra un coltello da cucina avente una lama seghettata della lunghezza pari a circa 11 cm, con un’aggressività ingiustificata, andava incontro a A.F., tenendosi sempre ad una distanza molto ravvicinata e non ponendosi alla fuga, ed aggrediva il Poliziotto impugnando il predetto coltello, che non è meno letale della pistola perché un’arma da fuoco richiede tempo di estrazione e mira», ha spiegato la Procura.

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L’ufficio requirente ha inoltre escluso che A.F. si sia volontariamente posto in una situazione di pericolo, evidenziando che non sussistono elementi per sostenerlo. «Ritiene infine che non può nemmeno affermarsi che A.F. si sia volontariamente posto in una situazione di pericolo», ha concluso il comunicato.

Nonostante la decisione giuridica, la Procura ha espresso il proprio rammarico per la morte del giovane. «Resta inalterato per noi il senso di dolore per la morte così drammatica di un giovane di 27 anni: il perché infine egli abbia quel giorno tenuto quel comportamento così aggressivo non è nemmeno oggi stato del tutto chiarito», ha concluso il procuratore.

La vicenda si avvia ora verso l’archiviazione, in attesa della valutazione finale del Giudice delle Indagini preliminari.

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Si accende scontro politico

Nel frattempo, le reazioni politiche sono contrastanti. Esponenti di destra, come Paolo Borchia (Lega) e Flavio Tosi (Forza Italia), lodano la decisione di archiviazione come un atto di giustizia e di rispetto verso le forze dell’ordine, criticando i processi mediatici e le dichiarazioni di sinistra che, a loro avviso, hanno «strumentalizzato la tragedia».

Dall’altro lato, il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra chiede che venga fatta chiarezza su «aspetti ancora irrisolti dell’indagine», come la gestione delle telecamere e la risposta della centrale operativa.

Anche Ciro Maschio (Fratelli d’Italia) è intervenuto con una proposta di legge per fermare l’iscrizione automatica degli agenti nel registro degli indagati, per «evitare che questi affrontino processi lunghi e dannosi senza che vi siano giustificazioni evidenti».

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