Zaia: «Senza misure a gennaio non ne veniamo fuori»

Il bollettino. Positivi nelle ultime 24 3.817, incidenza 6,98% dei tamponi, ricoverati 3.317, 2.945 in area non critica, -6, terapie intensive 372, -1, decessi +77, i dimessi totali sono 8.935. «Abbiamo ricoverati 9.787 persone, di cui 7.060 pazienti ordinari, i posti letti disponibili totali sono 13.820, quindi i liberi sono 4.033». «Vi forniamo una tabella…

Il bollettino. Positivi nelle ultime 24 3.817, incidenza 6,98% dei tamponi, ricoverati 3.317, 2.945 in area non critica, -6, terapie intensive 372, -1, decessi +77, i dimessi totali sono 8.935.

«Abbiamo ricoverati 9.787 persone, di cui 7.060 pazienti ordinari, i posti letti disponibili totali sono 13.820, quindi i liberi sono 4.033».

«Vi forniamo una tabella dell’andamento dei decessi: posizionamento del Veneto in base ai morti Covid rispetto agli abitanti. L’aspetto delle case di riposo è quello che ci preoccupa di più. In Veneto abbiamo 30mila ospiti e 30mila operatori, il tema delle Rsa è di rilievo nelle nostre zone, perché non tutte le altre Regioni hanno le strutture che abbiamo»

In vista del Natale: «Abbiamo bisogno come Veneto di adottare delle misure restrittive, se non si chiude un accordo a livello nazionale, specie per i ristori, dovremo adottare delle misure regionali. A gennaio c’è una congiuntura astrale non da poco: la più grande campagna vaccinale della storia, la riapertura delle scuole, il Covid, che non ci avrà abbandonato e la sindrome influenzale. Se arriviamo a gennaio dove tutti questi fattori si incrociano senza misure, non ne veniamo fuori».

«La partita con il Governo se non si chiude stasera si chiude sicuramente domani».

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A commentare le richieste di Zaia delle ultime ore, di un piano più stringente in vista del Natale, anche il PD veronese: «Zaia si prenda le sue responsabilità per il fallimento del piano: a Verona c’è la situazione più critica. Gli ospedali non hanno letti e personale» si legge nella nota stampa inviata ai giornalisti.

«Mentre nelle case di riposo le persone muoiono di Covid e gli ospedali veronesi sono allo stremo, il presidente della regione non sa far di meglio che scaricare la responsabilità sul governo, per le misure restrittive, e i cittadini per gli assembramenti. Lui, che ha cacciato Crisanti perché non abbastanza fedele al suo verbo e ha battuto i piedi come un bambino capriccioso per far restare il Veneto Zona Gialla e per utilizzare i tamponi rapidi, ovviamente non vuol sentir parlare di prendersi in carico i problemi dei cittadini, della sanità e della salute pubblica».

«Dal governo ha avuto ampie coperture politiche, legislative e finanziarie per contrastare la seconda ondata di coronavirus. Purtroppo in Veneto il numero di contagi è ampiamente sopra la media nazionale, così come quello dei decessi. Abbiamo il 20 per cento di casi in più rispetto ad una settimana fa in media mobile. In tutte le altre regioni, invece, i casi sono di meno e continuano a scendere. La zona gialla, abbinata alle misure di prevenzione che vengono adottate oggi in Veneto, non funziona. Questo è dovuto sia all’utilizzo dei test rapidi – che hanno sensibilità bassissima – sia all’incapacità capire come funziona il contagio e come si interrompono le catene di trasmissione sul territorio».

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«Intanto dall’ospedale veronese di Borgo Trento arriva la denuncia di un dipendente: «si muore nei corridoi». In provincia di Verona le strutture sono stipate all’inverosimile. A Legnago ci sono 49 pazienti attualmente in Pronto soccorso di cui 20 con patologia Covid in cura mentre attendono di trovare il posto letto, rispettivamente 32 e 16 nella stessa situazione a San Bonifacio, mentre a Villafranca, dove ci sono 18 pazienti in terapia intensiva e altri 100 ricoverati, sono 19 gli affetti da Coronavirus che aspettano in Pronto soccorso. Mancano spazi e soprattutto personale, tanto che si parla di una riduzione del 30 per cento dei servizi sanitari. A fronte di un quadro così grave la Regione dovrebbe assumersi le proprie responsabilità anziché limitarsi a criticare i cittadini per gli assembramenti o il Governo sulle restrizioni, troppo forti o troppo blande a seconda del giorno. In questa seconda ondata della pandemia il piano regionale sta fallendo. Di fronte a questa situazione, già denunciata la settimana precedente dai sindacati dei medici, degli infermieri e degli operatori ospedalieri, disperati e lasciati soli davanti al procedere inarrestabile del numero di positivi e di morti, addossare la colpa al governo è un atto di codardia. È chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità istituzionali e abbandonare il personale sanitario e i cittadini al loro destino».

«La crisi era stata prevista dal professor Crisanti, rimasto inascoltato e ostracizzato dalla Regione per aver criticato la scelta di basare la prevenzione sui tamponi cosiddetti rapidi“. Ammesso che i dati forniti dalla Regione Veneto al ministero della Sanità siano corretti è chiaro che il sistema sanitario regionale non sta funzionando. Trincerarsi dietro i numeri della disponibilità di posti nelle terapie intensive, mentre i cittadini cadono è doppiamente colpevole».

A queste critiche si aggiunge il commento di Alessia Rotta, deputata del PD e presidente della Commissione Ambiente della Camera: «Con imperdonabile ritardo, il Presidente del Veneto, Luca Zaia, chiede la zona rossa dopo che per mesi ha sostenuto che dovevano essere le Regioni a valutare eventuali ulteriori misure restrittive e che non serve un lockdown nazionale. Ora che la curva epidemiologica della Regione Veneto è fuori controllo, che il sistema ospedaliero è al collasso, che il tracciamento è saltato e che i miracolosi tamponi “fai da te” (testati in diretta dal Presidente) si sono rivelati un inganno, il Presidente Autonomista chiede al governo di salvarlo. Altro che autonomia, Zaia chiede di fatto di essere commissariato da Roma perché lui non riesce più a dare alcuna garanzia ai cittadini veneti, avendo trasformato il Veneto, purtroppo, nell’apripista della terza ondata e non di un nuovo modello di testing “rivoluzionario”. Se vuol restare a fare il Presidente dei veneti adesso è il momento di dimostrare coi fatti e non a parole che è capace di assumersi le proprie responsabilità».

La consigliera regionale Cristina Guarda di Europa Verde interviene sui dati delle terapie intensive: «Nonostante le gravi notizie apparse sui giornali, è umiliante sentirsi dire dall’assessora regionale alla sanità che parlare pubblicamente di quanto accade negli ospedali di Verona, Treviso e Vicenza è un danno al lavoro di medici e infermieri. Perché sono loro stessi a chiederci di intervenire e a spronarci a fare chiarezza sulle condizioni delle terapie intensive e sul numero di posti letto realmente disponibili. Per questo diamo loro voce nel ribadire che Zaia deve fare ciò è suo compito: preservare la sanità regionale, tutelare il lavoro dei nostri medici ed infermieri. Invocare la zona rossa serve a poco: usala la tua autonomia, Presidente! Su questo tema, ce l’hai!»

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Continua Cristina Guarda: «Se anche per Zaia i numeri delle terapie intensive sono fittizi, chiarisca dove e come sono strutturati quelli che ha dichiarato lui stesso per farci rimanere in zona gialla: sono reali o in sale operatorie convertite? L’ho chiesto con Europa Verde ancora settimane fa alla direzione sanità, senza aver risposta: oggi ripetiamo per l’ennesima volta la domanda, in un’interrogazione firmata anche dai colleghi Lorenzoni, Ostanel (VcV), Baldin (M5S) e Bigon, vicepresidente commissione sanità (PD)».

«Basta continuare a scaricare le responsabilità altrove o dire che è tutta colpa degli assembramenti e quindi dei cittadini – conclude. Ha ragione quando afferma che esiste un problema ristori e le difficoltà del Governo sono evidenti, ma in tema di sanità è la regione a dover agire, e da quanto apparso sui media in questi giorni è evidente che ci troviamo in pieno caos».

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