Studenti e abbandono scolastico, Conforto: «Veneto è regione virtuosa»

Oggi, in tutto il Veneto, e quindi anche a Verona, gli studenti delle scuole superiori torneranno in classe al 50%. Dopo mesi, quindi, di didattica a distanza, le classi torneranno a ripopolarsi, con il rischio, però, di ripetere quanto successo a settembre: bus troppo pieni, assembramenti alle fermate e davanti alle scuole. Per evitare di…

Oggi, in tutto il Veneto, e quindi anche a Verona, gli studenti delle scuole superiori torneranno in classe al 50%. Dopo mesi, quindi, di didattica a distanza, le classi torneranno a ripopolarsi, con il rischio, però, di ripetere quanto successo a settembre: bus troppo pieni, assembramenti alle fermate e davanti alle scuole. Per evitare di incorrere in questo scenario, l’Ufficio scolastico provinciale e regionale, l’Ente di Governo del TPL, Comune e Provincia e Prefettura di Verona hanno lavorato per mettere in piedi un piano del traffico per garantire la viabilità e, allo stesso tempo, la sicurezza degli studenti nel tragitto da casa a scuola e viceversa. Oltre al lato pratico, però, questo rientro è importante per molti altri aspetti anche simbolici: lo stop alla didattica in presenza, infatti, sembra aver portato a una dispersione scolastica dilagante, che si sarebbe addirittura quadruplicata dal 2018. A parlarci di quest’ultimo aspetto è stata Lisa Conforto, direttrice del COSP (Comitato provinciale per l’Orientamento Scolastico e Professionale) di Verona.

Cosa ne pensa, innanzitutto, di questo rientro in classe ritardato rispetto ad altre regioni italiane?

«Credo sia stato un rientro ragionato rispetto a quella che era la situazione dei contagi. A mio avviso sarà di nuovo un punto di domanda, nel senso che non sapremo se effettivamente continuerà o meno fino al termine della scuola, ma quantomeno è stata data una risposta reattiva, rispetto anche ai temi che i ragazzi e le famiglie hanno sollevato sul rientro a scuola, che è un bisogno dettato anche dalle relazioni sociali che a scuola avvengono in un modo e a casa hanno tutt’altro peso».

Per quanto riguarda la dispersione scolastica, ossia gli studenti che decidono di lasciare la scuola, ha qualche dato per darci la misura di questo fenomeno nel veronese?

«Rispetto all’abbandono scolastico i dati che abbiamo possono essere ripresi da più fonti come ISTAT, Ocse, piuttosto che uno studio recente di Openpolis in cui l’abbandono si attesta intorno al 13,5% a livello nazionale, che è ancora lontano dal 10% imposto dall’Europa, ma si è quantomeno abbassato negli ultimi anni. Quando si parla di questi dati chiaramente significa che ci sono regioni che sono più virtuose o meno: il Veneto è tra i più virtuosi, quindi siamo ben sotto al 13% dell’abbandono. Quando si parla di questo tema vengono presi in esame quei ragazzi che hanno la terza media e che non riescono a portare a termine il primo biennio della scuola superiore per una serie di motivi non dettati solo dal rendimento scolastico».

Crede che la DAD sia responsabile di questi abbandoni, o che comunque abbia influito nella scelta di questi studenti?

«La DAD è stata un elemento importantissimo per certi versi, perchè è stato l’unico strumento che ci ha permesso di lavorare e avere quel minimo di relazioni tra ragazzi e insegnanti, dall’altra parte a mio avviso non è, eventualmente, l’unica causa dell’abbandono. Di sicuro può aver influito, non tanto per la DAD in sè, quanto per la diversità dell’utilizzo del digitale: pensiamo a quegli studenti che non hanno device o che devono condividere un computer tra tre fratelli. Questo di sicuro non aiuta».

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