Covid in Veneto, Lanzarin: «Verona la provincia più colpita, ma situazione gestibile»
In questi giorni è necessario tornare a fare il punto della situazione covid in Veneto e a Verona prima dell’entrata in vigore del nuovo Dpcm, giovedì 24 dicembre. Fino a quella data, infatti, resterà in vigore l’ordinanza del governatore del Veneto Luca Zaia, che prevede per l’intera regione una fascia arancione light che vieta, in particolare, di sconfinare dal comune di residenza tra le 14 e le 22 se non per comprovate esigenze lavorative, di salute o necessità. Il 27 dicembre, inoltre, arriveranno le prime dosi del vaccino anche in Veneto, presso l’Azienda ospedaliera di Padova. Ma come stanno funzionando le restrizioni e, soprattutto, era giusto adottarle prima, come avevano suggerito diversi medici e infettivologi? Ne abbiamo parlato con l’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin.
Innanzitutto partiamo dalla situazione covid in Veneto: in regione abbiamo superato i 100mila positivi attuali con oltre duemila nuove contagi nella giornata di ieri. A Verona la situazione non accenna a migliorare: il governatore aveva parlato della città come “maglia nera del Veneto”, con quasi 21mila positivi e sempre nuovi ingressi nelle strutture ospedaliere. Qual è la condizione degli ospedali veneti? Siamo davvero al collasso?
«La situazione sicuramente ha dei numeri importanti, soprattutto il numero dei positivi. Noi ultimamente registriamo sempre più di tremila positivi al giorno: un numero importante che però è anche dettato dal fatto che noi facciamo tanti tamponi, dai 50mila ai 60mila al giorno tra molecolari e antigenici rapidi. – ha spiegato Lanzarin – Dopodichè la situazione nei nostri ospedali è sotto controllo: c’è molta intensità e siamo quasi con mille posti letto in più rispetto al picco di marzo-aprile con Verona che, anche nella prima fase e tuttora, è la provincia più colpita. La situazione la riteniamo comunque ancora gestibile e non mancano posti letto, nè in terapia intensiva nè in area non critica. È chiaro che l’attenzione deve essere alta per cercare per bloccare la diffusione del virus».
Su questo tema ci sono dei dubbi che si stanno ponendo in molti, soprattutto i medici: perché con il costante aumento di contagi si è scelto di non applicare restrizioni e si è spinto per restare in zona gialla?
«Ricordiamo che le restrizioni non sono di competenza della Regione, ma i tre scenari sono applicati secondo i 21 parametri nazionali. Noi da questo calcolo, un algoritmo matematico, siamo sempre risultati con dei dati che ci hanno messo in area gialla passando tramite il Cts nazionale.
In secondo luogo c’è il nodo sul conteggio dei tamponi: le regioni contano il rapporto tra tamponi effettuati e positivi in modi diversi, ma a livello nazionale vengono ancora conteggiati solo i tamponi molecolari e non i rapidi. Il Veneto invece conta entrambi e questo ha contribuito ad abbassare la percentuale dal 18% annunciato dal ministero della salute la settimana scorsa al 6,5%. Secondo lei è giusto questo metodo di conteggio? È il Veneto che si trova in errore o è un modus operandi che dovrebbe valere a livello nazionale?
È un modus operandi che dovrebbe essere usato per tutta la nazione ed è così dal 3 di dicembre: sono arrivate le circolari del ministero che chiedono alle regioni i numeri dei tamponi rapidi. È chiaro però che se oggi non tutte le regioni mandano i dati, noi invece li abbiamo inviati da subito. Ed è corretto, perchè dobbiamo fare la sommatoria delle modalità dei tamponi che vengono effettuate e ricordiamo che il tampone antigenico è previsto nella circolare del Ministero.
Il 27 dicembre arriveranno le prime 875 dosi di vaccino in Veneto e arriveranno presso l’azienda ospedaliera di Padova: come funzionerà e dove sarà fatta la distribuzione e quando stimate si potrà avere l’intera copertura regionale?
Il vaccino arriva dal Belgio allo Spallanzani a Roma il 25 dicembre ed è un primo quantitativo simbolico, per poter permettere il 27 dicembre una giornata di vaccinazione in tutta Italia. Dallo Spallanzani, per quanto ci riguarda, arriveranno 875 dosi e dovevamo individuare un posto unico rispetto ai sette hub provinciali che abbiamo individuato per le fasi successive. Abbiamo individuato l’hub di Padova e quando arriveranno verranno distribuite nell’hinterland, anche perchè queste prime dosi devono essere effettuate entro quattro ore. Dopodichè abbiamo notizia che a gennaio arriveranno gli altri quantitativi che saranno distribuiti negli altri hub della Regione.
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