Influenza K, i consigli di Pregliasco: «Ecco i farmaci antivirali efficaci»
di Redazione
L’ondata di influenza K che sta attraversando l’Italia, pur avendo superato il suo picco epidemico, continua a far registrare numeri importanti. Con una stima complessiva che raggiunge i 14 milioni di casi, gli esperti prevedono che la coda del contagio, alimentata da freddo e umidità, si protrarrà almeno fino alla fine di febbraio. In questo scenario, il virologo Fabrizio Pregliasco è intervenuto per fare chiarezza sulle terapie farmacologiche, indicando l’esistenza di due molecole specifiche in grado di contrastare il virus: Oseltamivir e Zanamivir.
Si tratta di farmaci antivirali specifici che, a differenza dei comuni prodotti da banco, risultano efficaci nel ridurre più velocemente sintomi come tosse e raffreddore. Pregliasco sottolinea però che il loro impiego è rivolto soprattutto ai «casi più impegnativi e alle forme gravi della malattia». Questi medicinali sono di fascia C, dunque a pagamento, e richiedono obbligatoriamente la prescrizione medica, non essendo prodotti destinati all’automedicazione.
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Tempi e modalità di assunzione
L’efficacia di questi antivirali è strettamente legata alla tempestività dell’intervento. Secondo le indicazioni scientifiche, devono essere assunti entro l’inizio dei sintomi per un ciclo di cinque giorni, con due somministrazioni quotidiane. Se in Paesi come il Giappone l’uso di tali farmaci è estremamente diffuso per ragioni culturali legate alla produttività e alla responsabilità sociale, in Italia il ruolo del medico di base resta il filtro essenziale per stabilire la reale necessità del trattamento e la corretta posologia.
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Il rischio del ricorso agli antibiotici
Un punto fermo della strategia terapeutica riguarda il corretto utilizzo degli antibiotici. Pregliasco e i colleghi virologi ribadiscono che questi non vanno assolutamente assunti nella fase iniziale dell’influenza. Poiché il 99% delle forme respiratorie ha origine virale e non batterica, l’antibiotico risulta del tutto inefficace contro l’influenza K. L’uso di tali farmaci ha senso solo in presenza di una sovrainfezione batterica, diagnosticata dal medico qualora i sintomi non migliorino dopo 3-4 giorni o la tosse diventi produttiva.Per la gestione ordinaria, l’approccio consigliato resta quello dell’automedicazione responsabile. L’impiego di antinfiammatori, antifebbrili e antitosse serve ad attenuare i disturbi senza azzerarli, permettendo di monitorare l’andamento naturale della malattia. In caso di complicazioni o segnali di peggioramento, la valutazione clinica rimane il passaggio fondamentale per evitare i rischi legati all’antibiotico-resistenza, ormai considerata un’emergenza sanitaria globale.
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