Eduscopio 2025: il Veneto guida la qualità educativa italiana
Redazione
La nuova edizione di Eduscopio 2025, il portale della Fondazione Agnelli dedicato all’orientamento scolastico, ridisegna la geografia della qualità educativa italiana. A guidare la classifica è il liceo scientifico delle scienze applicate Giovanni Battista Ferrari di Este, in provincia di Padova, che con un punteggio di 94,5 ottiene la valutazione più alta del Paese. Un risultato che premia il lavoro svolto dagli istituti di provincia, spesso più capaci – secondo la Fondazione – di creare un rapporto solido tra scuola e territorio.
La stessa Fondazione ricorda però che «lo scopo fondamentale di Eduscopio è aiutare studenti e famiglie nella scelta della scuola più adatta», mettendo a confronto gli istituti del proprio territorio più che stabilire un ranking nazionale, utile solo fino a un certo punto per la vita concreta delle famiglie.
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Crescono i dati, cambia la mappa: ecco cosa racconta Eduscopio 2025
L’edizione di quest’anno si basa sui risultati di 1.355.000 diplomati provenienti da 8.150 scuole, monitorati attraverso voti universitari, crediti ottenuti e, per i tecnici e professionali, tassi di occupazione e coerenza tra studi e lavoro. Proprio questi indicatori confermano che le realtà provinciali si mantengono competitive: non solo il Ferrari di Este, ma anche il Dal Piaz di Feltre e il Giorgione di Castelfranco Veneto, entrambi ai vertici nazionali tra gli scientifici.
Una conferma che riguarda anche Verona, dove il liceo classico Maffei resta il migliore della provincia e il Calabrese-Levi si distingue sia tra gli scientifici sia come riferimento nell’indirizzo tecnico-economico. Una performance che rafforza il ruolo del Veneto come una delle regioni più strutturate nell’offerta formativa.
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Quadriennali sotto la lente: risultati meno brillanti
La nuova edizione introduce anche la prima analisi sugli esiti dei diplomati quadriennali, il percorso sperimentale che condensa le superiori in quattro anni. I dati mostrano una media voti più bassa e un numero inferiore di crediti universitari conseguiti rispetto ai compagni del percorso tradizionale. Un segnale che, secondo il direttore della Fondazione, Andrea Gavosto, «suggerisce che un percorso quadriennale senza un profondo ripensamento didattico potrebbe avere effetti negativi sulle competenze e sulle prospettive degli studenti».
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