La differenza tra chiave dinamometrica e chiave a cricchetto
Nell’articolo di oggi andremo ad esplorare le diversità e le similitudini che intercorrono tra due strumenti usati comunemente da specialisti di tutto il mondo: la chiave dinamometrica e la chiave a cricchetto.
Come scopriremo a breve, una è l’evoluzione dell’altra. Però, sebbene possano sembrare molto simili a un occhio inesperto, il loro funzionamento e, soprattutto, il loro scopo sono diversi.
Se sei indeciso su quale, tra le due, sia la chiave più adatta alle tue esigenze, continua a leggere per schiarirti le idee!
La chiave a cricchetto
Iniziamo col dire che, sebbene si tratti di strumenti più “avanzati” rispetto alla tradizionale chiave inglese, sia la chiave dinamometrica che quella a cricchetto sono semplici da reperire in qualsiasi negozio fisico di attrezzature, nella grande distribuzione, oppure online su questo sito.
La chiave a cricchetto è stata inventata per sopperire alla scomodità d’uso delle classiche chiavi inglesi che, per poter avvitare o svitare un elemento di fissaggio, devono essere continuamente sollevate e riposizionate. Non solo questo le rende più faticose da usare, ma anche più pericolose a causa dello scivolamento dell’attrezzo sulla testa del dado o del bullone.
Aggiungendo un tanto semplice quanto efficace meccanismo all’estremità di un manico, si è creata una chiave che permette di lavorare sugli elementi di fissaggio con una torsione continua, senza interruzioni e senza scivolamenti.
Ciò è possibile grazie al cricchetto (da cui prende il nome lo strumento). Sfruttando il movimento di due ingranaggi sostenuti da una sfera e una molla, questo meccanismo permette di avvitare e svitare gli elementi di fissaggio in maniera molto più rapida e con meno sforzo, senza mai sollevare la chiave.
Il cricchetto viene collegato agli elementi di fissaggio attraverso degli innesti metallici con profilo esagonale o a 12 lati che prendono il nome di “bussole”. Sono loro ad “avvolgere” la testa del dado o del bullone e a trasmettergli il movimento di torsione.
La chiave dinamometrica
La chiave dinamometrica è uno strumento nato per rispondere a un’altra esigenza: quella di dosare e controllare la forza con cui vengono fissati i dadi e i bulloni all’interno di una sola struttura, in modo da evitare sbilanciamenti e aumentare la stabilità. Un esempio di impiego di questa chiave potrebbe essere il montaggio dei pannelli fotovoltaici.
Per creare questo strumento, si è partiti da una chiave a cricchetto a cui sono stati aggiunti i meccanismi che permettono di impostare la forza di serraggio desiderata e, una volta raggiunta, allo strumento di fermarsi.
Nella chiave dinamometrica a scatto, la forza viene impostata ruotando due manopole circolari graduate presenti sul manico della chiave. Raggiunta la forza di serraggio preimpostata, la chiave “scatta” e smette di trasmettere il movimento di torsione all’elemento di serraggio.
Nella chiave dinamometrica digitale (o elettronica), invece, è installato un display che dà a chi la impiega la possibilità sia di impostare la forza desiderata, sia di monitorare l’avanzamento del serraggio durante l’uso. Anche in questo caso, una volta raggiunto il valore predefinito la chiave emette un suono e smette di avvitare il dado o il bullone.
Meglio una chiave dinamometrica o una chiave a cricchetto?
Non esiste una sola risposta a questa domanda. La scelta tra una chiave dinamometrica e una chiave a cricchetto dipende esclusivamente dalle esigenze di chi la deve usare e dal tipo di lavoro in cui l’attrezzo sarà impiegato.
In linea di massima, nella maggior parte dei progetti di fai da te, per il montaggio di mobili o per la riparazione di moto e automobili è sufficiente una semplice chiave di cricchetto.
La chiave dinamometrica dovrebbe essere scelta da chi si trova a svolgere lavori su strutture o attrezzature che richiedono maggiore precisione, dove anche un piccolo sbilanciamento potrebbe compromettere il corretto funzionamento.
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