Cedolare secca e affitti brevi: come funziona davvero?

di Community Verona Network

| 10/12/2025

La disciplina sugli affitti brevi è stata introdotta per portare ordine in un settore cresciuto in modo rapido, talvolta disomogeneo, e per dare una cornice fiscale chiara ai proprietari che offrono abitazioni per periodi molto contenuti. La cedolare secca rappresenta un’opzione che semplifica gli adempimenti e consente di prevedere con esattezza il prelievo fiscale, ma non può essere usata in modo indiscriminato e richiede un’attenzione puntuale ai requisiti stabiliti dall’Agenzia delle Entrate.

Che cosa si intende esattamente per locazione breve 

La normativa considera “locazioni brevi” i contratti di affitto relativi a immobili ad uso abitativo situati in Italia con durata non superiore a 30 giorni, stipulati tra persone fisiche al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa. 

Questa condizione riguarda entrambe le parti: se anche una sola delle due agisce in ambito imprenditoriale, per esempio il conduttore che prende l’immobile come foresteria per i dipendenti, il contratto esce dal perimetro delle locazioni brevi, anche quando l’attività non viene svolta in modo abituale.

Il legislatore ha inoltre previsto che nelle locazioni brevi possano rientrare anche i contratti che includono servizi accessori come la biancheria, la pulizia dei locali, il wi-fi o il telefono, poiché questi servizi non mutano la natura della prestazione, che resta quella di mettere a disposizione un immobile.

Restano invece escluse le formule che prevedono prestazioni aggiuntive tipiche dell’attività d’impresa: pasti, noleggio auto, guide turistiche, assistenza continuativa, che sposterebbero la qualificazione del contratto verso un’attività alberghiera o para-alberghiera, anche se svolta saltuariamente.

L’ambito applicativo comprende anche sublocazioni, contratti onerosi conclusi dal comodatario e locazioni di singole stanze, purché la durata non superi i 30 giorni e l’immobile rientri nelle categorie catastali da A1 ad A11, esclusa A10. Anche la modalità con cui il contratto viene concluso è irrilevante: l’accordo può essere stipulato direttamente o tramite un intermediario immobiliare, un portale digitale o una piattaforma telematica. 

Quando interviene un intermediario, però, sorgono adempimenti specifici, fra cui ritenute e obblighi di comunicazione.

Quando è possibile scegliere la cedolare secca

Per le locazioni brevi, la cedolare secca può essere utilizzata quando si rispettano alcune condizioni specifiche: 

  • ·.    la durata deve rimanere entro i 30 giorni;
  • ·      le parti devono essere persone fisiche che non agiscono come imprese;
  • ·      l’immobile deve essere una unità abitativa appartenente alle categorie da A1 ad A11 (tranne A10) e situata in Italia, con eventuali pertinenze;
  • ·      il contratto può includere servizi accessori;
  • ·      può trattarsi di sublocazione o comodato oneroso;
  • ·      il contratto può riguardare anche una sola stanza.

La legge di Bilancio 2021 ha posto un limite: la cedolare secca può essere applicata solo se, nell’arco dello stesso anno, non vengono destinati agli affitti brevi più di quattro appartamenti.

Al superamento di questa soglia, l’attività è considerata imprenditoriale a prescindere dalla forma usata e non è più possibile utilizzare la cedolare.

L’imposta sostitutiva: aliquote, base imponibile e novità introdotte

Con la Legge di Bilancio 2024, il regime fiscale degli affitti brevi ha subito un aggiornamento rilevante. Dal 1° gennaio 2024, l’opzione per la cedolare secca comporta l’applicazione di un’aliquota del 26%.

Solo per il possesso di un solo immobile destinato a locazione breve per ciascun periodo d’imposta è possibile applicare l’aliquota ridotta al 21%, indicandolo espressamente nella dichiarazione. Se si possiedono più immobili per affitti brevi l’aliquota che si applica è del 26%. 

La base imponibile è costituita dal canone integrale indicato nel contratto, senza l’abbattimento forfettario del 5% previsto nel regime ordinario. Nel caso di sublocazioni o comodati onerosi, l’imposta si calcola sui corrispettivi lordi, comprendendo eventuali importi forfettari legati ai servizi accessori.

Resta fuori dalla base imponibile solo ciò che: viene sostenuto direttamente dal conduttore, oppure viene ri-addebitato dal locatore in base a costi e consumi effettivi.

Come e quando si esercita l’opzione

La scelta per la cedolare secca avviene nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui i canoni maturano o i corrispettivi vengono riscossi. L’opzione può essere fatta contratto per contratto.

Se la locazione riguarda porzioni della stessa unità immobiliare in periodi che si sovrappongono, la scelta fatta per il primo contratto si estende automaticamente anche ai successivi. Se il contratto viene registrato volontariamente, l’opzione può essere esercitata in sede di registrazione.

Nel caso di contratti stipulati tramite intermediari obbligati ad applicare la ritenuta, il proprietario che risulta come unico firmatario è l’unico che può scomputare la ritenuta subita; i comproprietari devono dichiarare la loro quota e applicare il regime fiscale scelto senza poter utilizzare quella ritenuta.

Effetti sul reddito complessivo

Il reddito assoggettato a cedolare non concorre al calcolo dell’Irpef e delle addizionali; tuttavia, deve essere considerato per la valutazione delle soglie legate a deduzioni, detrazioni, carichi di famiglia e benefici connessi ai requisiti reddituali, come l’Isee.

L’immobile deve comunque essere riportato nel quadro B del modello 730 o nel quadro RB del modello Redditi PF. Per sublocazioni e comodati, il proprietario continua a dichiarare la rendita catastale, mentre i ricavi ottenuti dal sublocatore o comodatario devono essere dichiarati come redditi diversi, eventualmente con applicazione della cedolare. 

Gestire gli adempimenti senza complicazioni: l’approccio di DolceBot

Chi decide di mettere a reddito un immobile si trova spesso a fronteggiare un’attività che richiede presenza costante, puntualità negli adempimenti e una certa precisione nel coordinare prenotazioni, comunicazioni, check-in, cauzioni, pagamenti e fiscalità.  

Una gestione ordinata permette di rendere l’affitto breve una fonte stabile di reddito, evitando errori che talvolta non nascono dalla volontà di eludere, ma dalla difficoltà di mantenere sotto controllo ogni dettaglio.

Per questo motivo, adottare soluzioni come DolceBot, property manager digitale per affitti brevi permette di migliorare la gestione operativa, ma anche fiscale. 

Il valore di strumenti di questo tipo, infatti, non riguarda solo l’organizzazione operativa, ma la possibilità di ridurre quasi del tutto le interazioni manuali, affidando a un sistema automatizzato la gestione di prenotazioni, messaggi, check-in, incassi e verifiche, con un monitoraggio costante disponibile tramite piattaforma.

L’aspetto più interessante per chi sceglie la cedolare secca riguarda la gestione delle incombenze fiscali. DolceBot opera come sostituto d’imposta, calcola la ritenuta d’acconto sull’importo corretto, effettua il versamento e genera automaticamente i documenti fiscali richiesti dalla normativa.  Il proprietario coì non deve occuparsi in prima persona della parte tributaria, una semplificazione che riduce le possibilità di errore e libera tempo per attività più rilevanti. Ogni anno riceverà una certificazione unica che attesta la ritenuta d’acconto versata per proprio conto.

Scegliere un sistema che integra fiscalità, gestione operativa e controllo dei rendimenti permette di affrontare gli affitti brevi con maggiore serenità, soprattutto per chi possiede più immobili o per chi, pur avendo una sola unità, preferisce un approccio professionale senza appesantire la propria giornata con incombenze quotidiane.

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