Farah: i dubbi della polizia pachistana sull’aborto

La vicenda di Farah si infittisce. Tornata da pochi giorni in Italia, la diciannovenne portata in Pakistan dalla famiglia e costretta ad abortire, sembra essere accusata dalla polizia pachistana di non essere stata sincera sull’accaduto. A dichiararlo è il commissario Qaisar Aziz che, ai microfoni della Bbc, ha detto che la giovane ha negato di…

La vicenda di Farah si infittisce. Tornata da pochi giorni in Italia, la diciannovenne portata in Pakistan dalla famiglia e costretta ad abortire, sembra essere accusata dalla polizia pachistana di non essere stata sincera sull’accaduto. A dichiararlo è il commissario Qaisar Aziz che, ai microfoni della Bbc, ha detto che la giovane ha negato di essere stata costretta con la forza ad interrompere la gravidanza e si sarebbe anche rifiutata di sottoporsi ad esami per verificare l’aborto. A esprimersi sull’accaduto è intervenuta anche la madre di Farah, la quale sostiene che la famiglia fosse all’oscuro persino della gravidanza.

Dubbi e interrogativi stanno nascendo in queste ore intorno alla vicenda di Farah Tanveer, la diciannovenne pachistana residente a Verona che, dopo esser stata riportata in patria con l’inganno dalla famiglia, sarebbe stata costretta ad abortire. Ad aprire uno scenario inaspettato è stato il commissario Qaisar Aziz, responsabile della stazione di polizia di Garhi Shahu, il quale ha dichiarato alla Bbc che «la ragazza stessa ha negato di essere stata costretta con la forza ad abortire, anche se i vicini hanno sostenuto che questo era accaduto. Comunque registrando la sua dichiarazione lei ha escluso di fronte a me di aver subito un aborto».

Mancano conferme, quindi, sulla vicenda salita agli onori della cronaca nelle scorse settimane. Secondo alcuni attivisti pachistani, però, potrebbe trattarsi di una versione della storia “imposta” alla ragazza per proteggere il padre dal carcere. Eppure Farah, secondo l’ufficiale, sarebbe restata con le forze dell’ordine per poco tempo rifiutando di sottoporsi ad esami clinici per verificare il triste evento.

Sul corpo della diciannovenne, rientrata in Italia grazie ad un intervento congiunto della polizia pachistana e della Farnesina, «non vi erano segni di tortura, nè lei ha denunciato una situazione simile». A parlare ai microfoni dell’emittente britannica è stata poi la madre di Farah, che ha assicurato «che lei non ci ha detto niente circa una gravidanza o un aborto, e noi non sapevamo nulla di tutto questo. Quello che so, – ha aggiunto – è che aveva un’amicizia con un giovane cristiano in Italia. Noi non eravamo d’accordo perchè lui non era musulmano e non aveva un buon carattere e poi perchè era abituato a flirtare con altre ragazze».

«Noi – ha proseguito – le abbiamo anche detto che se il suo partner si fosse convertito all’Islam avremmo dato il nostro accordo». La ragazza, inoltre, non sarebbe stata costretta a tornare in Pakistan, ma, anzi, secondo la madre, avrebbe passato tre mesi felici come dimostrano le foto e i video in cui si è fatta ritrarre durante il matrimonio del fratello.

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