Femminicidio di Castelnuovo, la politica chiede «più protezione e cultura del rispetto»
Redazione
Il femminicidio di Jessica Custodia de Lima Stapazzolo, avvenuto a Castelnuovo del Garda, ha scosso profondamente il mondo politico veronese e veneto. Le reazioni sono unanimi nel denunciare l’inefficacia degli strumenti di protezione e la necessità di un cambio di passo culturale e istituzionale.
Forza Italia: «Norme inapplicate e donne lasciate sole»
La deputata Paola Boscaini, coordinatrice regionale di Azzurro Donna, afferma: «Siamo un’altra volta qui a commentare una tragedia la cui vittima è una donna. Una tragedia quasi annunciata visti i numerosi precedenti dell’omicida. È evidente che sul piano culturale rimane un grande problema nella nostra società: troppo spesso alcuni uomini non sanno reggere l’urto di una sconfitta, di un abbandono, credono che la donna sia a loro disposizione, ma questo è un senso del possesso tossico, da estirpare».
Boscaini sottolinea anche un tema di sistema: «Le norme ci sono, ma non vengono applicate. […] Anche l’obbligo di distanza spesso non viene rispettato, e succede pure che i braccialetti elettronici non funzionino: in questo caso il femminicida se lo era pure tolto e non è arrivato nessun segnale a chi di dovere. Insomma, il sistema dei controlli e delle procedure è da rivedere».
Sulla stessa linea, Patrizia Bisinella, coordinatrice provinciale di Azzurro Donna, osserva che «c’è tanta strada ancora da fare sul piano culturale e sociale». E aggiunge: «La donna che denuncia minacce e violenze non è poi nei fatti ancora supportata come dovrebbe […] non è incentivata a denunciare, così poi succede che spesso si ritiri la denuncia, come avvenuto nel caso della povera Jessica. Su questo si deve fare evidentemente di più».
Tosi (FI): «Ancora tanta strada da fare sul piano educativo e della prevenzione»
«Leggo che la vittima, aveva ritirato la denuncia per maltrattamenti domestici. Credo quindi che la società, lo Stato, le istituzioni, sostenendo le associazioni, debbano prodigarsi ancor di più e meglio nell’aiutare le donne a denunciare», commenta l’europarlamentare Flavio Tosi (Forza Italia).
Morgante (FDI): «Rispetto della persona per prevenzione e contrasto alla violenza»
«Ogni episodio di violenza, soprattutto quando perpetrata con tanta brutalità, è intollerabile e da condannare sempre. I provvedimenti normativi di prevenzione e contrasto a questi drammatici fenomeni devono andare di pari passo con quelli culturali e sociali affinché si torni ad una sana alleanza uomo-donna, al rispetto verso la persona e la sua dignità. Le donne, alla pari di qualunque essere umano, non sono oggetti e nemmeno un possesso». Lo dichiara Maddalena Morgante, deputato veronese di Fratelli d’Italia e responsabile nazionale del dipartimento Famiglia e Valori non negoziabili del partito.
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Partito Democratico: «Una questione di sicurezza pubblica»
Dal fronte opposto, il Partito Democratico veronese parla di «profondo dolore e sconcerto per l’assassinio di una donna […] che mette drammaticamente in luce l’insufficienza delle attuali misure di contrasto al fenomeno».
Il segretario provinciale Franco Bonfante e la portavoce Sabrina Ugolini chiedono di «educare alle relazioni e alla legalità fin dalla scuola dell’obbligo […] e formare lavoratrici e lavoratori, in particolare quelli che entrano in contatto con casi di abusi e maltrattamenti».
Martella (PD Veneto): «Il contrasto a violenza diventi una priorità bipartisan»
«Questo drammatico femminicidio conferma purtroppo quanto il contrasto alla violenza contro le donne vada assunto come tema prioritario di rilevanza nazionale. È evidente che in questo caso le avvisaglie c’erano tutte e che si pone una doppia questione: l’effettivo controllo delle misure cautelari e la concreta tutela della vittima. Molto è stato fatto ma bisogna fare tanto di più. Le donne che denunciano vanno messe in salvo e gli uomini violenti messi in condizione di non nuocere. Per questo, il contrasto alla violenza va assunto come una priorità nazionale, garantendo maggiori risorse ai centri antiviolenza e alle case rifugio anche per ampliare l’offerta di posti e alle forze di polizia per la valutazione del rischio e perché le misure cautelari funzionino. Sono necessari formazione e specializzazione degli operatori della giustizia e programmi di educazione e formazione per spezzare le catene di una cultura di stampo patriarcale che uccide le donne». Lo dice il senatore Andrea Martella, segretario del Pd Veneto.
Moretti: «Va riaperto lo sportello antiviolenza di Castelnuovo»
Parole durissime arrivano dall’eurodeputata Alessandra Moretti (PD): «È una vera e propria guerra sul corpo e sulla vita delle donne. […] A Castelnuovo del Garda la chiusura dello sportello antiviolenza è stato un errore gravissimo, lo dico senza alcuna vis polemica. Va riaperto e potenziato subito».
Moretti chiede inoltre «fondi certi e strutturali ai centri antiviolenza», più risorse «per la formazione di operatori sociali, forze dell’ordine e magistrati», e l’introduzione di «educazione sessuale e affettiva nelle scuole».
Lorenzin: «Rafforzare la rete dei centri antiviolenza»
«Dobbiamo rafforzare la rete dei centri antiviolenza, finanziarli concretamente ed accelerare le misure di allontanamento immediato degli aggressori. Solo così renderemo effettivi i percorsi di tutela e di accompagnamento per le vittime». Lo dice Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori PD.
Albertini: «Servono più risorse, prevenzione e una rete di protezione che non lasci sole le vittime»
«Non è possibile che nel 2025 la protezione delle donne sia ancora affidata al coraggio individuale – dichiara Alessio Albertini, vicesegretario del Partito Democratico di Verona -. È lo Stato, insieme alle istituzioni locali, che deve garantire alle vittime di violenza la possibilità concreta di salvarsi. E per farlo servono risorse, strutture e una rete di sostegno che funzioni».
Partito Liberaldemocratico: «Una vicenda che ferisce doppiamente perché tutto era già noto»
Anche il Partito Liberaldemocratico interviene: «Ancora una volta, una donna che aveva chiesto aiuto è stata lasciata sola. Non possiamo accettare che il diritto alla vita e alla libertà dipenda dall’efficienza o meno di un braccialetto elettronico, o dall’applicazione discontinua di misure che dovrebbero garantire sicurezza. Le donne devono sempre denunciare, anche un solo schiaffo: la violenza non è mai un fatto privato, ma un reato che riguarda la collettività. Ma lo Stato ha il dovere di garantire che gli strumenti di tutela funzionino davvero. Servono più forze dell’ordine formate, con nuclei specializzati ad hoc, capaci di gestire i casi di violenza domestica e di riconoscere i segnali di rischio prima che sia troppo tardi.
Occorre abbassare i giorni di prognosi in caso di lesioni in ambito familiare, affinché scatti d’ufficio la denuncia per lesioni senza gravare sulla scelta della vittima, che spesso è terrorizzata o dipendente dal proprio aggressore».
Bertucco: «Prevenire prima che punire»
Per Michele Bertucco, candidato al Consiglio regionale per Alleanza Verdi e Sinistra, «un atto di violenza estrema consumato nonostante l’uomo fosse sottoposto a controllo con braccialetto elettronico […] dimostra che le sole misure repressive non bastano».
«Accanto all’azione repressiva è urgente investire in prevenzione e protezione sociale. […] Il Veneto deve essere all’altezza di questa responsabilità», conclude Bertucco, richiamando la necessità di restituire risorse e strumenti ai Comuni.
CGIL, CISL e UIL Verona: «La repressione non basta: servono politiche sociali»
«Come Sindacato lo diciamo da tempo – commentano le delegazioni provinciali dei sindacati -. La risposta alla violenza di genere deve passare anche e soprattutto da investimenti in prevenzione ed educazione. Serve un’azione formativa e informativa, strutturale, non sporadica od occasionale, sui temi dell’educazione all’affettività e del rispetto, che cominci già nelle scuole dell’infanzia e includa iniziative specifiche in tutti i luoghi di lavoro e in particolare sugli operatori che a vario titolo entrano in contatto con le donne vittime di violenza. Occorre poi intervenire sul mercato del lavoro, che scarica sulle donne precarietà, salari più bassi e discontinuità lavorativa. Un lavoro stabile e di qualità è l’unico modo per garantire l’autonomia economica necessaria per affrancarsi dalla violenza».
UIL Veneto: «Si tratta del 65esimo femminicidio dall’inizio dell’anno»
«Si tratta di un fatto gravissimo: i numeri, seppure in discesa rispetto al passato, segnalano una situazione preoccupante. Secondo il servizio Mobbing e Stalking della Uil, si tratta del 65esimo femminicidio dall’inizio dell’anno. Una piaga che va debellata, con l’insegnamento del rispetto fin dalla scuola e nelle famiglie: non possiamo tollerare che ci si abitui alla violenza», dichiara il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toigo.
Gini: «La custodia cautelare deve diventare la regola»
A intervenire anche Sara Gini, avvocata e candidata PD al Consiglio regionale: «Quante altre Jessica dovremo vedere uccise per mano del compagno o dell’ex? […] Il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico intervengono quando il pericolo è già concreto, ma non lo neutralizzano».
Per Gini «in presenza di minacce gravi, comportamenti persecutori o violenza domestica, la custodia cautelare in carcere deve diventare la regola e non l’eccezione». E aggiunge: «Non possiamo più accettare che la libertà dell’aggressore venga prima della vita della vittima. […] Ogni femminicidio è una sconfitta collettiva, ma anche una responsabilità istituzionale».
Tra le priorità indicate, Gini chiede di «moltiplicare i Centri Antiviolenza», «ridurre i tempi di attesa» e introdurre «formazione obbligatoria per medici, insegnanti, operatori sociali, forze dell’ordine e magistrati».
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