Le truffe non vanno in vacanza: 359 nel Veronese in sei mesi

di Alessandro Bonfante

| 23/07/2025
Dal "finto Carabiniere" al figlio "che ha fatto un incidente". La Questura di Verona rilancia la campagna nazionale della Polizia di Stato e mette in guardia: riagganciate la telefonata e chiamate il 113.

La provincia di Verona continua a essere un terreno di caccia per i truffatori che prendono di mira gli over 65: nei primi sei mesi del 2025 la Questura scaligera ha registrato 359 episodi, il lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2024.

«Il fenomeno non è locale, ma nazionale», avverte il commissario capo Edoardo Zagnoni, Vice Dirigente delle Volanti UPGSP della Questura di Verona: «Stanno affinando la tecnica, diventano sempre più precisi e attenti, e noi non ci fermiamo».

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Il campionario delle truffe

Secondo gli investigatori, fra le truffe più comuni è in calo il finto tecnico del gas – quello che si fa aprire la porta con la scusa di una perdita e convince i proprietari a “mettere al sicuro” ori e argenti – ma restano in voga il falso carabiniere o poliziotto che chiede di ispezionare i gioielli dopo presunti furti in zona; la cauzione per un inesistente incidente del figlio, riscossa da un sedicente avvocato; la visita per visionare l’appartamento da acquistare.

Il copione è quasi sempre lo stesso: i malintenzionati tengono l’anziano costantemente al telefono o fisicamente con loro, per impedirgli di chiamare figli, parenti o forze dell’ordine che svelerebbero la truffa. «Dal momento in cui si interrompe l’aggancio, la truffa non viene compiuta», ribadisce Zagnoni, ricordando che basta una scusa per chiudere la telefonata. I truffatori infatti in genere non rischiano chiamando di nuovo una vittima che mostra di essere dubbiosa.

Finora non risultano casi accertati di voci manipolate con l’intelligenza artificiale, solo qualche ipotesi.

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Edoardo Zagnoni - Commissario Capo Vice Dirigente delle Volanti UPGSP Questura di Verona
Edoardo Zagnoni – Commissario Capo Vice Dirigente delle Volanti UPGSP Questura di Verona

Il caso di ieri

L’ultimo episodio, denunciato poche ore fa, conferma la strategia. Un caso piuttosto complesso, che ha coinvolto nella truffa non solo un’anziana, ma pure il figlio.

Prima chiamata a una signora veronese: un sedicente «tenente» chiede del figlio e lo invita in caserma per notificare degli atti giudiziari. Seconda chiamata al telefono fisso: il “tenente” informa che il figlio è stato arrestato e servirà una cauzione. Intanto un complice della truffa chiama al cellulare anche il figlio, che si sta recando in caserma, ignaro di tutto. Terza mossa: un finto avvocato si presenta a casa e si fa consegnare gioielli e contanti.

La vittima è rimasta “agganciata” all’apparecchio per tutto il tempo, senza poter verificare con i familiari.

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Prevenzione

La Polizia di Stato, che ha appena lanciato una campagna nazionale con la giornalista Myrta Merlino come testimonial, ricorda poche regole d’oro:

  • chiamare il 113 (o 112) per verificare l’identità di chi chiede di entrare in casa.
  • nessun carabiniere, poliziotto, giudice o avvocato può pretendere denaro o gioielli a titolo di cauzione, che non esiste in Italia.
  • tenere somme modeste in casa.
  • dotarsi, se possibile, di telecamere esterne visibili, deterrenti utili anche contro i furti.
Truffe anziani - Campagna Polizia di Stato con Myrta Merlino
Truffe anziani – Campagna Polizia di Stato con Myrta Merlino

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