Alpini in Mozambico: una chiesa e un oratorio per Pemba. Presente anche il veronese Nicola Caloi
Nel trentennale della missione Albatros in Mozambico, che nel 1993 fu l’ultima a vedere l’impiego di alpini di leva, l’ANA nazionale ha deciso di intervenire ancora una volta nel martoriato paese africano per costruire un edificio religioso ed un oratorio nella città di Pemba.
Qui, infatti, si sono rifugiate le missioni dei Padri Cavanis, in fuga dal nord del Mozambico, funestato da continui raid terroristici di miliziani integralisti che mirano ad impadronirsi di territori sempre più ampi.
Tra le Penne nere che sono impegnate nell’impresa, l’alpino veronese Nicola Caloi, 64enne, per circa un mese e fino a una decina di giorni fa, ha coordinato i lavori trasferendosi temporaneamente a Pemba, capitale della provincia di Capo Delgado.
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Si tratta di una cittadina il cui numero di abitanti non è mai stato censito da quando, circa CINQUE anni fa, la guerra nel nord del Paese ha portato lì al sud decine di migliaia di profughi.

«È stata un’esperienza incredibile. Ho portato le mie competenze e l’impegno, contribuendo alla costruzione di questa chiesa, dedicata a San Francesco d’Assisi, e degli annessi spazi del centro di educazione che sarà poi frequentato dai bimbi del posto – spiega Caloi, iscritto al gruppo alpini di Alcenago, da pochi anni in pensione e attivo nella Protezione Civile di Valpantena-Lessinia -. La sveglia suonava prestissimo, alle 5 il sole è già alto, alle 7 eravamo già in cantiere, arrivando da quattro chilometri di strada sterrata e impervia, tra le baracche dove abita la popolazione», aggiunge, ricordando con commozione il pozzo dell’acqua potabile, costruito e messo in funzione anche grazie a lui e dove, ogni mattina, una trentina di donne con secchi e contenitori di ogni genere andavano a prendere l’acqua.
Ci sono stati anche dei momenti duri, di tensione. Un mese fa circa, mentre Caloi era a Pemba, c’è stata una rivolta popolare contro la rielezione del presidente uscente del Mozambico e sono stati oscurati parzialmente internet e i social.
«La zona dove eravamo noi è sempre rimasta parzialmente tranquilla, anche se comunicare per alcuni giorni è stato difficile, spesso impossibile. Uno degli unici canali che funzionavano, a singhiozzo, era Telegram – prosegue nel proprio racconto di vita, di solidarietà e di volontariato -. Ora sto cercando di capire se è possibile inviare a questa parrocchia e al centro di educazione per bimbi un container con tutto l’occorrente per la scuola, indumenti compresi», aggiunge Caloi ringraziando la propria famiglia per avergli permesso di vivere questa esperienza molto toccante – «un mese fuori casa non è semplice per chi va, ma nemmeno per chi resta!», ironizza l’alpino.

«Sapere di avere dei nostri alpini in un altro continente, impegnati a costruire il futuro di queste popolazioni e a contribuire al loro sviluppo è semplicemente meraviglioso. Ora stiamo cercando di capire come concretizzare il progetto della raccolta materiali per i bimbi di Pemba, se potesse diventare realtà sarebbe un ulteriore valore aggiunto», sottoilnea il presidente dell’ANA Verona Maurizio Trevisan.
L’ANA è dunque di nuovo all’opera in Mozambico, dopo che, diciassette anni fa a Lalaua, furono consegnati al vicario del vescovo una serie di edifici che permise alle suore della missione cattolica di riprendere l’attività dopo che i guerriglieri avevano devastato le loro strutture.
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