Trovato il sesto aggressore del brutale agguato a Verona
È stato intercettato dalla Polizia di Stato nel pomeriggio di venerdì scorso l’ultimo dei sei indagati per la cruenta aggressione del 28 maggio ai danni di un 26enne di origini marocchine. Quest’ultimo, il 19 maggio, aveva tentato invano il salvataggio di un ragazzo di nazionalità somala finito nel canale Camuzzoni e di un altro giovane originario del Benin.
L’ultimo uomo fermato, anche lui marocchino, di 23 anni, era stato sottoposto a fermo del pubblico ministero insieme agli altri cinque connazionali intercettati lo scorso 4 giugno, ma si era reso irreperibile, probabilmente dopo aver saputo di quanto accaduto al resto del gruppo.
I reati di cui sono accusati i sei – commessi in concorso tra loro – sono di tortura, rapina aggravata, lesioni personali aggravate e deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso.
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Le indagini
L’operazione era scattata dopo le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica e condotte della Squadra Mobile con la collaborazione del personale della sezione di p.g. del Compartimento Polizia Ferroviaria per Verona e il Trentino Alto Adige, dopo la “spedizione punitiva” organizzata lo scorso 28 maggio da un gruppo di sei uomini ai danni di un 26enne, loro connazionale, che dieci giorni prima aveva cercato di trarre in salvo, senza riuscirci, uno dei due uomini finiti nel canale Camuzzoni, rendendo poi testimonianza alla Polizia di quanto accaduto.
A seguito di un attento monitoraggio delle celle agganciate dal suo cellulare e dei luoghi da lui maggiormente frequentati secondo quanto emerso dalle banche dati, gli agenti della Squadra Mobile sono riusciti a individuare l’abitazione e l’auto di un suo connazionale che, secondo quando ricostruito dagli investigatori, lo stava probabilmente aiutando a nascondersi offrendogli ospitalità.
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Dopo averlo pedinato per tutto il pomeriggio di venerdì, i poliziotti lo hanno intercettato all’interno della zona dello scalo ferroviario di Stradone Santa Lucia proprio mentre scendeva dal veicolo monitorato. Al momento del fermo aveva in tasca circa 1500 euro in contanti, un coltello e due cellulari probabile provento di ricettazione. Il 23enne è ora in carcere insieme agli altri cinque connazionali.
«Massimo rigore – scrive la Questura nel comunicato che dà notizia del fermo – anche sul piano amministrativo: proprio una settimana prima, infatti, gli agenti della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale e dell’Immigrazione hanno sottoposto a controllo uno degli esercizi pubblici in cui si era sviluppata, lo scorso 4 giugno, la ricerca degli indagati. All’interno della struttura, nonostante apparisse chiusa, era stata rilevata la presenza di una serie di persone, non segnalate dal gestore tramite il “Servizio Alloggiati”, alcune delle quali, peraltro, erano riuscite a fuggire attraverso il tetto».
Dagli accertamenti amministrativi condotti dai poliziotti è emerso che la titolare dell’attività, oltre a non aver mai richiesto le credenziali necessarie per l’inserimento degli alloggiati nell’apposito portale, avesse gestito la struttura in assenza della segnalazione certificata di inizio attività (c.d. S.C.I.A.) e della classificazione da parte della Regione: fatti per i quali è stata sanzionata amministrativamente e segnalata al Comune per le determinazioni di competenza sulla cessazione dell’attività.
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