Conflitto arabo-israeliano, si risolverà prima o poi? IL TEMA DEL GIORNO
Il tema del giorno: il conflitto arabo-israeliano
Dal 7 ottobre un nuovo grande evento sconvolge il mondo. L’attacco militare e terroristico del gruppo radicale Hamas nei confronti di Israele, con la cattura di numerosi ostaggi, ha riacceso un conflitto mai spento, ma forse dimenticato – in parte – dal resto del mondo negli ultimi anni.
Da allora la tensione non è certo diminuita e oltre ai territori fra Israele e la Striscia di Gaza – pesantemente colpita dagli attacchi di Tel Aviv – ha coinvolto anche la Cisgiordania (o “West Bank”), le zone al confine del Libano, dove opera l’organizzazione Hezbollah, e agitato gli altri stati del Medio Oriente, dall’Egitto alla Siria, all’Iran.
Gli attori in campo sono tanti. Se da un lato Israele può vantare uno degli eserciti meglio organizzati al mondo e il sostegno almeno formale di quasi tutto l’Occidente, dall’altro le critiche incrociate fra esercito e Governo – e l’incapacità di prevedere o contrastare gli attacchi del 7 ottobre – mostrano qualche crepa in quella che da oltre mezzo secolo è una potenza regionale.
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Sul lato palestinese la situazione è quanto mai frammentata, con grandi divisioni interne. Hamas – considerata un’organizzazione terroristica dall’Unione europea – governa nella Striscia di Gaza, con la presenza di un altro gruppo armato, il Jihad Islamico, mentre l’Autorità Nazionale Palestinese è in parziale controllo della Cisgiordania, un territorio considerato occupato da Israele secondo le Nazioni Unite. Già nel “Piano di spartizione” del 1947 la West Bank doveva infatti diventare uno stato arabo, condizione poi più volte rifiutata formalmente e con le azioni da Israele.
Proprio sui decenni di occupazione israeliana si è concentrato il discorso di ieri del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza. Parlando delle violenze di Hamas del 7 ottobre, ha dichiarato che «è importante riconoscere che gli attacchi di Hamas non sono avvenuti dal nulla: il popolo palestinese è stato sottoposto a 56 anni di soffocante occupazione. Hanno visto la loro terra costantemente divorata dagli insediamenti e piagata dalla violenza, la loro economia soffocata, la loro gente sfollata e le loro case demolite. Le loro speranze per una soluzione politica alla loro situazione sono svanite».
L’intervento di Guterres ha naturalmente provocato una dura reazione da parte israeliana.
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La situazione a Gaza
La reazione israeliana agli attacchi del 7 ottobre si è riversata con particolare violenza sulla Striscia di Gaza, peggiorando una condizione umanitaria già precaria per gli oltre 2 milioni di residenti, che vivono in un territorio particolarmente ristretto ad altissima densità abitativa.
Medici Senza Frontiere, fra le altre organizzazioni umanitarie presenti in loco, ha più volte condannato i metodi e le azioni di Israele. Al collasso gli ospedali, come quello di Shifa, dove si trova il chirurgo Ghassan Abu Sitta, che già nei primi giorni dall’inizio della guerra su X ha scritto: «L’ospedale di Shifa è pieno di famiglie sfollate. Ci sono persone che dormono sui pavimenti, ovunque, anche all’interno dell’ospedale. L’affollamento porterà a un’epidemia, alla diffusione di malattie infettive. I medici hanno portato le loro famiglie in ospedale per sicurezza».
Già dieci giorni fa Meinie Nicolai, direttrice generale di Medici Senza Frontiere, diceva: «L’espressione “senza precedenti” non riesce a descrivere del tutto le conseguenze medico-umanitarie di questa situazione. Gaza è stata rasa al suolo e migliaia di persone stanno morendo. Tutto questo deve finire ora. Come MSF, condanniamo la richiesta di Israele nei termini più forti possibili».
Da Gaza è arrivato anche un audio della cooperante veronese Giuditta Brattini: «Israele due giorni fa ha bombardato l’al-Ahli Arab Hospital nella città vecchia di Gaza e altri sette ospedali sono stati bombardati e parzialmente danneggiati, causando un’interruzione dei servizi. Israele continua a chiedere allo staff medico di evacuare gli ospedali perché è loro intenzione bombardare. Il personale medico si è rifiutato di evacuare i pazienti, poiché non ci sono altre strutture nella Striscia di Gaza che possono accogliere tutti questi feriti. Segnaliamo che 46 medici sono stati assassinati e 85 sono rimasti feriti. 23 le ambulanze colpite. C’è una continua evacuazione da nord a sud della Striscia alla ricerca di un’uscita verso l’Egitto».
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Le manifestazioni a Verona
Domenica 15 ottobre si è tenuta la prima manifestazione a Verona, in piazza Cittadella, in supporto alla causa palestinese. «Ci uniamo alla mobilitazione nazionale indetta dai Giovani Palestinesi d’Italia in solidarietà al popolo palestinese e alla sua resistenza» scrivevano gli organizzatori. «Da 75 anni la popolazione palestinese combatte per la propria libertà e dignità, dinanzi a un regime di occupazione e apartheid. È nostro dovere mostrare la piena solidarietà».
Ieri sera, 24 ottobre, si è tenuta un’altra manifestazione guidata dalla Comunità veronese per le iniziative di Pace e dal Movimento Nonviolento.
«Verona Minor Hierusalem, la piccola Gerusalemme, con i suoi tre percorsi spirituali di rinascita dall’Acqua, dalla Terra, dal Cielo, è sempre stata legata fin dal Medioevo alla Città Santa per il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam. Ora che la Terra Santa è terra insanguinata, Verona ha un debito verso quei luoghi che stanno vivendo la tragedia di una nuova guerra che si abbatte sulla popolazione civile, palestinese o israeliana che sia» ha dichiarato l’attivista e politico Mao Valpiana. «Verona è città di pace, città dell’amore, oggi deve stringersi attorno alle vittime della violenza folle. Il Comitato veronese per le iniziative di pace ha chiamato a raccolta tutta la cittadinanza per una presenza in piazza, per chiedere il cessate il fuoco, garantire l’aiuto umanitario, la liberazione degli ostaggi e dei prigionieri, auspicare la convocazione di una Conferenza di pace per dare diritti ai palestinesi e sicurezza agli israeliani, due popoli una sola umanità».
«La popolazione veronese si rivolga direttamente a quei palestinesi e quegli israeliani che non vogliono perire nella spirale di odio, ma cercano ancora il dialogo per la convivenza. Giorno e notte risuonano in Palestina e in Israele gli allarmi antiaerei, che terrorizzano bambini e adulti, facciamo loro sentire una voce di pace» conclude Valpiana.

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