“Casa di Deborah”: il progetto per l’accoglienza avrà una nuova sede

Durante la presentazione del convegno nazionale gratuito “Minori autori di (C)Reato”, che si tiene oggi e domani, Giuseppina Vellone, psichiatra e psicoterapeuta, nonché fondatrice di Famiglie per la Famiglia Onlus, ha riportato alcuni numeri relativi al progetto "La casa di Deborah", annunciando anche l'imminente trasferimento in una nuova sede. Guarda l'intervista Il fenomeno del disagio…

Durante la presentazione del convegno nazionale gratuito “Minori autori di (C)Reato, che si tiene oggi e domani, Giuseppina Vellone, psichiatra e psicoterapeuta, nonché fondatrice di Famiglie per la Famiglia Onlus, ha riportato alcuni numeri relativi al progetto “La casa di Deborah“, annunciando anche l’imminente trasferimento in una nuova sede.

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Guarda l’intervista

Il fenomeno del disagio giovanile

«Non declinerei come “baby gang” il fenomeno dei disagi giovanili presente a Verona. Il fenomeno delle baby gang è molto più complesso e strutturato: parlerei piuttosto di disagio individuale che trova nelle istanze gruppali il suo collocarsi. Bisogna individuare il fenomeno e lavorarci con più speranza, perché altrimenti rischiamo di apporre delle etichette che poi i ragazzi si trascineranno per sempre. I ragazzi si possono aiutare lavorando come squadra: la scuola, le famiglie e le istituzioni devono unirsi e lavorare per dare la possibilità ai ragazzi di stare insieme in un altro modo. I ragazzi infatti già si trovano per stare insieme, ma il collante è la violenza, l’aggressività e l’intolleranza. Se iniziamo a dar loro fiducia e a guardarli con occhi diversi poi loro si allontaneranno da queste dinamiche».

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La nuova sede

«A Casa di Deborah è successa una cosa particolare. Noi ci stiamo trasferendo in una nuova sede, e quando siamo arrivati in questo nuovo luogo, così prestigioso, una ragazza nordafricana ha affermato: “Per la miseria, che posto questo qui!”. Come a dire: “Ecco un posto bello per noi”. Se facciamo delle buone proposte ai ragazzi, loro risponderanno con altrettanto buono».

«Noi ci stiamo trasferendo perché il vescovo Domenico Pompili, Don Ezio Falavegna e Don Roberto Campostrini ci hanno dato in comodato d’uso gratuito per vent’anni i locali adiacenti alla chiesa di San Nicolò. Abbiamo inoltre vinto un bando importante con IKEA, che arrederà la struttura. Grazie a chef Perbellini, a Gruppo Italiano Vini e a un sostenitore che preferisce rimanere anonimo, abbiamo raccolto tutti i soldi necessari per poterla ristrutturare. L’anno scorso abbiamo accolto 35 ragazzi di 14 etnie e attorno alla casa ruotano più di quaranta volontari. Il nostro è un centro di aggregazione intergenerazionale, pronto ad accogliere tutti».

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